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LE DONNE SONO LA SPINA DORSALE
DELL’AFGHANISTAN...
All’indomani del crollo del regime dei
Talebani viene dato avvio ai negoziati che porteranno alla
costituzione di un governo provvisorio, ma nella Kabul “liberata” le
donne continuano ad essere prive di diritti ed di fatto escluse dalla
vita civile, politica ed economica del Paese. Siamo nel novembre 2001
ed Emma Bonino in un intervento al Parlamento europeo lancia un
monito: “...c’è una parola tabù che non sento pronunciare in queste
ore di dibattito, che non sento nelle riunioni di negoziato che hanno
luogo a Roma o a Peshawar, a Islamabad o a New York.

C'è un tabù che intendo, che intendiamo
affrontare, ed è la partecipazione delle donne, una partecipazione
consistente di donne al governo provvisorio dell'Afghanistan.” Emma
Bonino è fermamente convinta che il processo democratico passi
necessariamente attraverso un ruolo attivo e centrale delle donne, di
tutte quelle donne che un tempo assicuravano all’Afghanistan il 15 per
cento dei legistori, il 70 per cento del corpo insegnante, il 40 per
cento dei medici; lancia così, con il Partito Radicale Transnazionale,
la Prima Giornata Mondiale di Satyagraha, prevista per il 1° dicembre
2001, che si pone come obiettivo l’inclusione delle donne nel governo
provvisorio. “L’esperienza ci insegna – dice Emma – che in tema di
democrazia e diritti umani, nessuna conquista è mai definitiva né
garantita e che solo coloro che hanno perduto un diritto già
conquistato hanno l’interesse e la determinazione sufficienti a
rinconquistarlo”. Parte quindi la mobilitazione nonviolenta e nel giro
di pochi giorni iniziano ad arrivare prestigiose adesioni
all’iniziativa. Da Anna Lindh a Benazir Buttho, da Bernard Kouchner a
Jack Lang, tutti sono concordi nel ritenere prioritaria, al fine dello
sviluppo in senso democratico delle nuove istituzioni del Paese, la
riacquisizione, da parte della popolazione femminile afghana, dei
propri diritti civili e politici e la partecipazione attiva alla
ricostruzione del Paese. Su quest’obiettivo, che sarà poi raggiunto
con la nomina di due donne ministre, si mobilitano 6300 cittadini da
103 paesi del mondo e 512 parlamentari da 20 paesi.
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