|
IL MESSAGGIO DI NICOLE FONTAINE
"Tengo in
particolar modo a congratularmi con le organizzatrici di questa
iniziativa "Donne italiane per Kabul", che raggruppa parlamentari
italiane e rappresentanti di tutte le tendenze politiche ed esponenti
della società civile, al fine di attirare l'attenzione sulla sorte
delle donne in Afghanistan. La situazione delle donne in Afghanistan
mi è particolarmente a cuore.
Dall'avvento dei talebani al potere a Kabul l'Afghanistan è
sprofondato nelle tenebre. I diritti più elementari delle donne sono
stati negati, le donne hanno subito maltrattamenti e sono state
private di ogni diritto a lavorare, son state ridotte
all'accattonaggio senza marito e non hanno più avuto accesso
all'istruzione e alle cure sanitarie. Quando la comunità
internazionale aveva un po' dimenticato le sorti dell'Afghanistan, io
ho preso l'iniziativa, lo scorso aprile, invitando il comandante
Massud al PE.
In quell'occasione il comandante Massud ha lanciato un appello alla
pace e alla libertà. Questo appello purtroppo non è stato ascoltato.
Qualche settimana più tardi il Parlamento europeo ha ricevuto tre
donne afghane espatriate clandestinamente dal loro paese per
testimoniare la loro condizione. Mi ricordo di questa frase
terrificante che ci hanno lasciato: 'Era come se noi fossimo morte'.
Il comandante Massud ora è morto e dopo gli orribili attentati dell'11
settembre le relazioni internazionali sono completamente sconvolte e
l'attenzione ormai concentrata sull'Afghanistan e sulla sconfitta del
regime talebano che protegge i terroristi di bin Laden.
Oggi oltre all'orrore del regime talebano siamo interpellati dagli
enormi problemi umanitari che si delineano. I primi a soffrirne sono
ancora una volta le donne, i bambini e gli anziani. Giungono fino a
noi le testimonianze allarmanti di questa situazione, ma dobbiamo
anche penasare al domani nella prospettiva del dopo- Taleban con un
governo stabile e democratico, evitando il ricorso agli interventi
esterni.
Formulo la speranza e l'incoraggiamento che le donne possano trovare
il loro posto nella futura società afghana e nelle nuove strutture
democratiche di questo paese". |