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CORTE PENALE INTERNAZIONALE

La
mobilitazione su scala mondiale per l’istituzione di una Corte penale
internazionale per genocidio, crimini di guerra e crimini contro
l’umanità, è nata sulla scia delle campagne per la creazione dei
Tribunali ad hoc per l’ex Jugoslavia e per il Ruanda. I primi passi di
quella che sarebbe poi diventata la campagna per la convocazione di
una Conferenza Diplomatica per l’adozione dello Statuto della Corte
furono mossi a seguito del conferimento a Emma Bonino, da parte del
governo italiano, dell’incarico di presentare all’Assemblea Generale
delle Nazioni unite, nel novembre 1994, la disponibilità italiana ad
ospitare la Conferenza. Grazie anche a questa apertura, l’Assemblea
Generale decise di istituire un Comitato Preparatorio per discutere la
bozza di Statuto e di un testo preliminare per una Conferenza
Diplomatica. Da allora, “Non c’è Pace senza Giustizia”, l’Ong fondata
nel maggio dello stesso anno da Emma Bonino con l’obiettivo di
favorire un sistema efficace di giustizia penale internazionale, ha
lavorato incessantemente affinché a questa proposta facessero seguito
tutti quei passi politici e tecnici necessari per giungere alla
definizione ed adozione del documento istitutivo della Corte. Le
attività hanno compreso la pubblicazione di una newsletter in quattro
lingue (inglese, francese, spagnolo ed italiano), il monitoraggio dei
negoziati alle Nazioni unite e relativo lobbying, la promozione di un
network di Ong per intensificare la potenza di fuoco sul tema, annunci
e appelli sui maggiori quotidiani mondiali per informare il grande
pubblico, l’organizzazione di seminari universitari per costituire una
“legal task force” e, soprattutto, di conferenze regionali per
facilitare il coordinamento e la sinergia tra i diversi attori per
rafforzare la pressione sui decision-makers e di accrescere la
consapevolezza dell’opinione pubblica (si tennero a Siracusa,
Montevideo, Atlanta, Bruxelles, New York e Dakar).
La Conferenza Diplomatica si è svolta a Roma dal 15 giugno al 17
luglio 1998.
Per fare in modo che al negoziato partecipasse il più ampio numero di
paesi al fine di universalizzare il processo decisionale, “Non c’è
Pace senza Giustizia” lanciò il “Judicial Assistance Programme” col
quale, durante le cinque settimane della Conferenza, assistenti
giuridici qualificati venivano distaccati presso delegazioni
governative di piccole dimensioni per garantire la loro piena
partecipazione. Dodici paesi beneficiarono della competenza fornita da
circa 35 tra giuristi, avvocati, ricercatori e professori universitari
per l’intera durata della Conferenza. Il programma di assistenza
giuridica è proseguita negli anni successivi e i paesi che tuttora
usufruiscono di questa assistenza sono Lesotho, Sierra Leone,
Thailandia e Trinidad e Tobago.
Dopo
la Conferenza di Roma, “Non c’è Pace senza Giustizia” ha lanciato la
campagna “Ratification Now!” per ottenere le 60 ratifiche, necessarie
per attivare lo Statuto, nel periodo più breve possibile. L’obiettivo
è stato raggiunto nell’aprile 2002, rendendo la Corte una realtà
effettiva dal 1 luglio 2002. L’Assemblea degli Stati che hanno
ratificato lo Statuto ha poi eletto i diciotto giudici, il segretario
generale ed il procuratore. La cancelleria ha già iniziato ad operare
e le prime denunce sono state rese pubbliche dal procuratore. Con la
ratifica del Congo Brazzaville (maggio 2004), sono 94 i paesi ad avere
ratificato lo Statuto.
L’attività internazionale per rafforzare il ruolo della Corte
continua. Uno degli eventi recenti più rilevanti organizzati da “Non
c’è Pace senza Giustizia” è stata la Conferenza intergovernativa di
Sana’a su democrazia, diritti umani e ruolo della Corte penale
internazionale alla quale hanno partecipato oltre 800 persone in
rappresentanza di 53 paesi, tra cui 37 ministri, più di cento
parlamentari e 500 delegati provenienti dalla società civile araba.
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