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non c'è
pace senza giustizia - no peace without justice
Presentazione
Non c’è Pace senza Giustizia è stata costituita formalmente nel maggio
del 1994 con l’obiettivo di agire per favorire la creazione di un
sistema efficace di giustizia penale internazionale. Nata da una
campagna del Partito Radicale Transnazionale, la sua azione era volta
ad accelerare l’entrata in funzione del Tribunale Penale
Internazionale per l’ex Jugoslavia, a favorire l’istituzione del
Tribunale per il Ruanda e a lanciare su scala mondiale la
mobilitazione per l’istituzione di una Corte Penale Internazionale per
genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità.
Le
attività
I primi passi di quella che sarebbe poi diventata la campagna per la
convocazione di una Conferenza Diplomatica per l’adozione dello
Statuto della Corte furono mossi a seguito del conferimento
dell’incarico ad Emma Bonino di presentare la disponibilità italiana
ad ospitare la Conferenza all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite
nel novembre del 1994. Da allora Non c’è Pace Senza Giustizia non ha
cessato un giorno di lavorare affinché a questa proposta facessero
seguito tutti quei passi politici e tecnici necessari per arrivare
alla definizione ed adozione del documento istitutivo della Corte.
Oggi la Corte è una realtà effettiva:
crimini commessi nel territorio o da cittadini di stati parte sono
già, dal 1 luglio 2002, soggetti alla giurisdizione della Corte.
L’Assemblea degli stati che hanno ratificato lo Statuto ha eletto i
diciotto giudici, il segretario generale (registrar) e il procuratore.
La cancelleria ha già iniziato ad operare e le prime denunce sono
state rese pubbliche dal procuratore.
L’opera di
mediazione alle Nazioni Unite
Non c’è Pace Senza Giustizia ha ricoperto un ruolo fondamentale
nell’iter delle trattative alle Nazioni Unite sull’Istituzione della
Corte Penale Internazionale. Fu proprio sotto la pressione delle ONG e
tra queste in prima fila Non c’è Pace Senza Giustizia, che nel 1994
l’Assemblea Generale decise di creare un Comitato Preparatorio con
l’obiettivo di discutere la bozza di Statuto e di un testo preliminare
per la convocazione di una conferenza diplomatica. Per far sì che al
negoziato finale partecipasse il più ampio numero di paesi possibile
al fine di universalizzare il processo decisionale, proprio durante la
Conferenza Diplomatica lanciammo il “Judicial Assistance Program” col
quale, per tutte le cinque settimane, offrimmo assistenti giuridici
qualificati a piccole delegazioni governative, al fine di garantire la
loro piena partecipazione a tutte le riunioni. Il programma di
assistenza giuridica è proseguito negli anni durante i negoziati
all’ONU: i paesi che tuttora usufruiscono della nostra assistenza sono
Lesotho, Sierra Leone, Tailandia, Trinidad e Tobago.
Questa
collaborazione, nel caso della Sierra Leone, si è trasformata in un
rapporto di fiducia che ha fatto richiedere da parte del governo di
Freetown un’assistenza permanente sia a New York che presso l’ufficio
del Ministro della Giustizia, per arrivare alla creazione di una Corte
Speciale per i crimini commessi in Sierra Leone in 10 anni di
conflitto interno.
I progetti ad
hoc
L’incriminazione di Milosevic
Il 15 agosto 1998, a nemmeno un mese dall’adozione dello Statuto,
inizia una campagna mondiale di raccolta firme per l’incriminazione di
Slobodan Milosevic da parte del Tribunale ad hoc per la ex-Jugoslavia
per i crimini commessi in Kosovo negli ultimi anni. Alla fine di
agosto del 1998, parallelamente alla preparazione del lancio della
campagna per la ratifica dello Statuto di Roma, Non c’è Pace Senza
Giustizia ha iniziato a preparare documenti e
missioni per arrivare alla compilazione di un dossier con cui si
chiedeva l’incriminazione di Milosevic per i crimini commessi in
Kosovo negli ultimi anni. Un team di giovani esperti legali, con
esperienza nei Tribunali dell’ONU, si è recato tra ottobre e dicembre
nei Balcani per condurre le prime indagini. Il fallimento
dell’ennesima conferenza di pace per i Balcani, innescò un’escalation
di crimini ai danni della popolazione civile kosovara che portò
all’intervento militare della NATO. In quei mesi, in collaborazione
con l’International Crisis Group, Non c’è Pace Senza Giustizia ha
lanciato il progetto di documentazione delle violazioni del diritto
umanitario in Kosovo, in cui ha coinvolto oltre quaranta esperti di
diritto internazionale e un gruppo di oltre cento professionisti
locali. È stato il più grande sforzo “non governativo” di documentare
la sistematica violazione delle leggi di guerra sul territorio mai
tentato. Gli esiti della missioni sono stati pubblicati in un libro
dal titolo
“Reality
Demands”, mentre le quasi 5000 testimonianze dettagliate di
vittime e testimoni sono state ordinate in un database consegnato
all’ufficio del Procuratore dell’Aia e attualmente usato come
strumento di identificazione dei testimoni da parte del Tribunale per
il processo a Milosevic.
La Corte Speciale per la Sierra Leone
e l’assistenza a Timor Est
Il rapporto di fiducia
sviluppato fin dalla Conferenza Diplomatica del 1998 con la Sierra
Leone ha portato, nel giugno 2000, alla richiesta formale da parte
dell’ambasciatore di quel paese alle Nazioni Unite di ampliare detta
collaborazione alla creazione di una Corte Speciale per i crimini
commessi in Sierra Leone durante la guerra civile degli anni Novanta.
Con i nostri consiglieri giuridici si
sono così facilitati e accelerati i contatti multilaterali e
bilaterali tra gli attori del processo istitutivo della Corte
Speciale, ma si è anche mantenuto vivo il legame con la cosiddetta
"società civile" attraverso contatti con altre ONG nazionali ed
internazionali, attraverso interventi presso Ministri ed Ambasciatori,
e soprattutto con la pressione di Emma Bonino nei confronti dei
Ministri degli Esteri europei, sui quali è intervenuta per chiedere
sostegno politico ed economico.
Questa collaborazione si è formalizzata
ulteriormente con l’apertura di una sede di Non c’è Pace Senza
Giustizia a Freetown, una presenza che ha garantito l’assistenza
legale puntuale anche al Ministro della Giustizia della Sierra Leone.
Questo progetto specifico per la Sierra
Leone ha goduto di 3 finanziamenti fondamentali: quello del Governo
canadese, quello dell’Open Society Institute e –recentemente- quello
dell’Unione Europea.
Non c'è Pace Senza Giustizia ha iniziato
una collaborazione anche con l'amministrazione provvisoria di Timor
Est. Fin dal 1996, anno in cui ha vinto il Nobel per la pace, Josè
Ramos-Horta era stato uno dei nostri firmatari più illustri.
Dall’estate scorsa, proprio su richiesta di Ramos Horta, sono stati
avviati i contatti per una collaborazione strutturata anche presso le
Nazioni Unite.
Prospettive e
nuovi progetti per il 2004
Non c’è Pace Senza Giustizia
ha presentato all’Unione Europea un nuovo progetto sulla Corte Penale
Internazionale, che mantiene l’obiettivo di contribuire a estendere la
giurisdizione della Corte attraverso la ratifica da parte del maggior
numero di Stati possibile. Infatti, se fino alla metà del 2002 ogni
ratifica era un passo verso l’entrata in vigore dello Statuto della
Corte, da allora ogni ratifica è un passo avanti verso
l’universalizzazione della sua giurisdizione. La nostra strategia di
collaborazione con alcuni Governi ci ha consentito di godere del
sostegno politico in tutti i continenti per l’istituzione della Corte.
Questa collaborazione deve continuare affinché la Corte possa
diventare operante in tutto il mondo, perché i limiti posti dallo
Statuto siano superati mediante l’accettazione, via via, da parte di
tutti i paesi membri della cosiddetta “comunità internazionale”. La
Corte Penale Internazionale promuove lo stato di diritto all'interno
degli stati, previene le atrocità e di conseguenza previene anche
l’affermazione o il mantenimento delle dittature.
È per questo che il nostro lavoro si
inserisce all’interno del disegno della globalizzazione del diritto e
della democrazia, in vista di una organizzazione mondiale delle
democrazie, per arrivare ad un alleanza democratica fondata su
principi condivisi di libertà e di diritto. La nostra scommessa,
quindi, è di continuare a promuovere la ratifica dello Statuto della
Corte Penale Internazionale come condizione perché un paese si possa
annoverare tra i “paesi liberi” e democratici.
La campagna contro le Mutilazioni dei
Genitali Femminili
Già nel giugno 2000, su
iniziativa di Emma Bonino e del gruppo dei radicali eletti al
Parlamento Europeo venne presentata una risoluzione che denunciava le
Mutilazioni dei Genitali Femminili, cui si diede seguito nel Novembre
2000 con l’organizzazione - proprio al Parlamento Europeo - della
Conferenza “Giornata internazionale contro le mutilazioni”, che ha
visto l’ampia partecipazione della stampa internazionale.
Il 6 Marzo 2001, insieme ad AIDOS
(Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo), abbiamo organizzato una
conferenza “Stop FGM: proposte per un cambiamento”, conclusa da Emma
Bonino con la richiesta di creare un fondo speciale delle Nazioni
Unite per combattere le mutilazioni dei genitali femminili. Non c’è
Pace Senza Giustizia ha deciso di mettere a disposizione di questa
campagna le proprie risorse e la propria esperienza, e di instaurare
una collaborazione con AIDOS e altre otto organizzazioni africane per
il progetto “Stop FGM: una campagna internazionale per eliminare le
mutilazioni dei genitali femminili”, che ha ricevuto il finanziamento
della Commissione Europea e di Elsa Peretti.
Il progetto, iniziato nel Gennaio 2002,
ha come scopo quello di contribuire alla lotta contro le mutilazioni
dei genitali femminili sia in Africa che in Europa.
Tra le attività vi è la creazione di una
banca dati di informazione sulle FGM, accessibile in rete
all’indirizzo
www.stopfgm.org, in
inglese, francese ed arabo. La banca dati sarà uno strumento e una
risorsa per le organizzazioni locali africane e per quelle
internazionali per coordinare le proprie azioni, oltre che costituire
un mezzo di informazione pubblica per la stampa e i legislatori.
Inoltre, è già stato avviato un programma di formazione delle ONG
locali per l’estensione delle attività del progetto a tutte le ONG dei
paesi africani.
L’11 e 12 dicembre 2002 NPSG ha
organizzato con AIDOS una conferenza a Bruxelles per lanciare
l’Appello internazionale contro le MGF sottoscritto da premi Nobel,
intellettuali, membri di governo e statisti di tutto il mondo, mentre
dal 21 al 23 giugno ha tenuto al Cairo, sempre in collaborazione con
AIDOS e i partner del progetto, un seminario afro-arabo di esperti
sulle norme legislative per la prevenzione delle mutilazioni dei
genitali femminili, sotto gli auspici di Suzanne Mubarak, First Lady
d’Egitto.
Gli Appelli
sulla Corte Penale Internazionale
Non c’è Pace Senza Giustizia
ha lanciato diversi Appelli solenni, sottoscritti da capi di Stato e
di Governo, Premi Nobel e altre personalità internazionali che hanno
contribuito in modo decisivo alla creazione della Corte Penale
Internazionale. Nel 2001, in occasione del World Economic Forum di
Davos, abbiamo pubblicato sui maggiori quotidiani internazionali -
Herald Tribune, Le Monde, Il Messaggero, L’Unità, La Repubblica, The
Irish Times, El Pais - e su The Economist, un appello per la ratifica
dello Statuto, che ha raccolto le adesioni di Premi Nobel e statisti,
leader e membri di governo, da Desmond Tutu a Helmut Shmidt, da Silvio
Berlusconi a Massimo D’Alema, da Sonia Ghandi a Baltasar Garzon, da
Jimmy Carter a Rita Levi Montalcini.
Le Conferenze sulla Corte Penale Internazionale
Per dare massima conoscenza e per raccogliere consenso
sull’istituzione della Corte Penale Internazionale, Non c’è Pace Senza
Giustizia ha organizzato, in collaborazione con i governi di tutto il
mondo, molte conferenze e seminari sui diversi aspetti giuridici e
politici. È importante ricordare che, il 17 luglio 2002, per celebrare
l’entrata in vigore dello Statuto ed il suo quarto anniversario,
rappresentanti di oltre 100 paesi si sono riuniti nelle stesse sale
storiche della FAO dove era stato approvato lo Statuto. In
quell’evento straordinario, organizzato in collaborazione con il
Ministero degli Esteri italiano e con la partecipazione del Presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi, non soltanto gli stati ratificatori,
che ad oggi sono oltre novanta, ma anche molti stati che non avevano
ancora ratificato, hanno voluto riconoscere il ruolo fondamentale del
nostro comitato nella creazione della corte attraverso la loro
partecipazione, in molti casi a livello governativo.
Uno degli eventi
più importanti organizzati da Non c’è Pace Senza Giustizia è la
Conferenza intergovernativa di Sana’a su democrazia, diritti umani e
ruolo della Corte Penale Internazionale, che si è tenuta nella
capitale dello Yemen l’11 e il 12 gennaio 2004 ed è stata promossa da
Non c'è Pace
Senza Giustizia e dal
Governo
yemenita in partnership con l’Unione Europea e i governi di
Canada, Francia, Germania, Italia, Irlanda, Olanda, Regno Unito,
Svizzera e l'United Nations Development Programme.
La Conferenza si è
svolta nell’ambito del progetto biennale di Non c’è Pace Senza
Giustizia “Towards the Universality of the Jurisdiction of the
International Criminal Court” finanziato dall’Unione Europea nelle
linee di bilancio delle iniziative europee per la promozione della
democrazia e i diritti umani.
Alla presenza di
oltre 800 persone in rappresentanza di 52 paesi, 37 ministri, più di
cento parlamentari, oltre 500 delegati provenienti dalla società
civile araba e 150 giornalisti, la Conferenza di Sana’a ha costituito
un grande evento per il mondo arabo e musulmano. Delegazioni guidate
da ministri degli Esteri o della Giustizia sono giunti da Iraq,
Algeria, Giordania, Marocco, Pakistan, Arabia Saudita, Sudan, e
tanti altri,
a sottolineare un sorprendente interesse dei governi della regione per
i temi trattati. La conferenza si è conclusa con l’adozione
all’unanimità della “Dichiarazione di Sana’a”, con la quale
delegazioni governative e società civile si impegnano al rispetto dei
diritti umani, civili e politici e allo sviluppo del processo
democratico, alla promozione di sedi di dibattito sui temi della
democrazia e dei diritti umani, al rispetto dei principi del diritto
internazionale attraverso il rafforzamento del ruolo della Corte
Penale Internazionale.
Parigi, 19-20
giugno 1997 • Malta, 11-12 settembre 1997 • Siracusa, 16-19
settembre 1997 • Montevideo, 10-11 ottobre 1997 • Atlanta, 13 novembre 1997• Roma, 20-21 novembre 1997 • New York, 2 dicembre 1997• Dakar, 5-6 febbraio 1998 •
Port of Spain, 15-17 marzo 1999 • Roma, 17-18 luglio 2000 •
Verona, 17 novembre 2000 • Bamako, 1 dicembre 2000 • L’Aja, 18
dicembre 2000 • Accra, 21-23 febbraio 2001 • Freetown, 20-22 febbraio
2001 • Ischia, 31 marzo 1 aprile 2001 • Trento, 30 maggio 1 giugno
2001 • Roma, 17 luglio 2001 • Manila, 16-18 ottobre 2001 • Praga, 7-8
dicembre 2001 • Amsterdam, 25-26 febbraio 2002 • Siviglia, 8-9
febbraio 2002 • Città del Messico, 7-8 marzo 2002 • Roma, 17 luglio 2002 • Pnom Penh, 9-10
ottobre 2002 • Maseru 20-24 gennaio 2003 • Nottingham, 16-25 giugno
2003 • Roma, 17-18 luglio 2003 – Sana’a, 10-12 gennaio 2004
I nostri
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International Coalition for the ICC ·
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Parmalat ·
Piera - Pietro e Giovanni Ferrero ·
Presidenza della Repubblica del Mali ·
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T.M.C. Asser Institute ·
Università di Trento ·
Università di Verona ·
Elsa Peretti ·
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Fundacion Tres Culturas del Mediteraneo ·
Amsterdam Center for International Law (ACIL) ·
University of Nottingham ·
Project on International Courts (PICT) ·
Centre for Restorative Justice in Asia (CRJA) ·
Governi del Regno Unito, Svezia, Canada, Francia, Germania, Nuova
Zelanda, Olanda, Regno Unito, Svizzera, Yemen ·
UNDP
Oltre 30 Comuni e 20 Regioni italiane
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