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I RADICALI: UN TRIBUNALE ONU CONTRO LE STRAGI
 

SOMMARIO: L'articolo de "L'Informazione", illustra le battaglie del Partito Radicale a sostegno del tribunale penale internazionale e della moratoria delle esecuzioni capitali. Riferisce della campagna "New York New York", per informare su questi temi l'opinione pubblica americana e internazionale. Invita i lettori a manifestare l'adesione al Partito Radicale con contributi economici.
(L'Informazione, pag. 14, 20 ottobre 1994) di Emma Bonino



Il Partito Radicale, sempre più fedele alla sua vocazione transnazionale, ha aperto un "confronto", di eccezionale respiro, alle/con le Nazioni Unite. Lavoriamo in questi giorni e in queste ore, febbrilmente e da un piccolo ufficio aperto a New York, per fare sì che l'Assemblea Generale dell'ONU eriga un alto e solenne monumento alla propria esistenza e ai propri valori fondamentali, restituendo all'ONU stessa un prestigio e una forza oggi in gran parte compromesse.

Vogliamo infatti che le Nazioni Unite, corrispondendo del resto a un progetto da tempo elaborato e "tecnicamente" già pronto, varino e facciano funzionare il Tribunale Internazionale Permanente per i crimini contro l'umanità. Dovrebbe (e potrebbe) essere uno strumento fondamentale per l'affermazione e il consolidamento dei Diritti Umani, la barriera forse più efficace contro il ritorno della barbarie, della violenza, delle stragi, dell'omicidio organizzato, che assedia tante parti del mondo e di fronte al quale ci sentiamo tremendamente impotenti.

Noi siamo persuasi che se si vuole arrivare a colpire questi crimini e a punirne gli autori, o quanto meno ad erigere nei loro confronti un efficace "deterrente", è necessario che questo strumento - il Tribunale Internazionale Permanente - venga istituito e fatto funzionare, dotato dei mezzi e degli strumenti necessari. E già entro pochi giorni sarebbe possibile ottenere il voto favorevole, l'assenso dell'Assemblea Generale alla convocazione entro il 1995 della Conferenza istitutiva. Ma (oltre ai contrari) ci sono i Paesi incerti, i preoccupati, i dubbiosi (persino gli Stati Uniti...) che potrebbero far pendere il voto sul "no". Per scongiurare questa evenienza occorre agire subito, mobilitarsi, per convincere gli esitanti e i contrari, sciogliere i loro dubbi, porli di fronte alle proprie responsabilità.

Stiamo provandoci. E' scattata così l'"Operazione New York New York". Abbiamo organizzato una insistente "lobbying" da mezza Europa, raccogliendo adesioni di uomini politici e di cultura. Sono già migliaia le firme raccolte, di membri di governo (quello russo, ad esempio), di sette prestigiosi Premi Nobel, di sindaci o di semplici cittadini; stiamo sollecitando le Ambasciate americane di Roma, di Mosca o di Parigi; stiamo contattando i delegati dei Paesi presenti a New York per l'Assemblea ONU. Io stessa, come portavoce del governo italiano (che l'ha fatta sua) sosterrò tra pochi giorni davanti alla VI Commissione, il cui voto sarà determinante, la tesi della immediata istituzione del Tribunale.

Ma vorremmo fare di piu': "lanciare" la campagna dalle colonne di un giornale americano. Magari il New York Times. A nostro avviso sarebbe, più che utile, necessario. Potremmo per questa via entrare direttamente, per così dire, nel Palazzo di Vetro delle N.U., ma anche informare un buon numero di americani, mobilitare le Organizzazioni che si battono per i diritti civili: stimolare l'opinione pubblica insomma (e sappiamo quanto sia importante negli Stati Uniti...). Ma per farlo occorrono soldi, molti soldi. Molti dollari. Così abbiamo aperto una campagna di sottoscrizione.

La campagna è in corso, soprattutto attraverso Radio radicale. I primi risultati sono buoni, perfino inaspettati: i telefoni del partito (aperti a tutte le ore: 06-689791) iniziano a squillare per comunicare i numeri delle Carte di Credito ( è il modo più semplice per dare il contributo!). Altri preannunciano vaglia postali, ecc. Ma rispetto alle necessità - tra l'altro, vorremmo inviare alle Nazioni Unite una "delegazione" di parlamentari non solo italiani - sono ancora insufficienti.

La corsa contro il tempo, la sfida contro le pigrizie, le lontananze, i maledetti scetticismi, è di nuovo aperta. Sentiamo attorno a noi entusiasmo e fiducia. Ci sono, anche, gli abolizionisti di Nessuno Tocchi Caino. A novembre, infatti, all'Onu potrebbe esserci un'altra decisione importante: la sospensione delle esecuzioni capitali e anche per questo stiamo raccogliendo soldi e adesioni: perchè in quei giorni negli Stati Uniti e all'Onu ci sia un forte messaggio abolizionista. Come nei momenti migliori, e in quelli più difficili, questo Partito radicale dà il meglio di sé stesso. Sono certa che i lettori dell'Informazione faranno lo stesso e chiameranno il 689791 di Roma per comunicarci la loro adesione che questa volta vuol dire soldi, soldi, soldi.
 

Emma Bonino, Segretaria del Partito radicale

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