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DIRITTI UMANI, CIVILI & POLITICI

E’ da almeno un quarto di secolo, da almeno venticinque anni, che Emma Bonino anima le iniziative radicali, le grandi lotte per i diritti civili, umani, politici. In Italia, in Europa e ovunque nel mondo. Era il giugno del 1975 quando Emma Bonino veniva arrestata per disobbedienza civile contro la legge di allora, che vietava l’aborto. Con lei vengono arrestati anche Adele Faccio, Giorgio Conciani e Gianfranco Spadaccia. L’accusa è procurato aborto. Quegli arresti sono il detonatore per imporre l’attualità di una tragedia, quella dell’aborto clandestino, che fino a quel momento tutti, ad esclusione dei radicali, ipocritamente preferivano ignorare. Grazie alla campagna radicale e del Centro di Informazione Sterilizzazione e Aborto (CISA), si apre un dibattito politico che porterà nel 1978 alla regolamentazione legislativa dell’interruzione di gravidanza (legge Fortuna). Un altro arresto, nel novembre del 1990, a New York: Emma Bonino distribuisce siringhe sterili e monouso, per denunciare il divieto che impedisce ad oltre 175mila tossicodipendenti sieropositivi new-yorchesi di acquistare siringhe se non dietro ricetta medica.

DIRITTI UMANI, CIVILI & POLITICI

All’Ovest come a Est: nel gennaio del 1977 manifesta a Varsavia contro la dittatura comunista del generale Jaruzelski e a favore del sindacato Solidarnosc, mentre analoghe azioni vengono compiute da altri esponenti radicali nelle altre capitali del blocco sovietico. A Varsavia Emma Bonino viene arrestata e quasi subito espulsa dal paese. Ancora: l’impegno perché siano riconosciuti i diritti dei detenuti e degli agenti di custodia che la porterà, per esempio, ad intraprendere nel 1984, assieme ad Adelaide Aglietta e ad altri militanti radicali un lungo digiuno della fame (oltre settanta giorni). L’impegno parlamentare, a partire dalla prima elezione, nel giugno del 1978, quando entra alla Camera dei deputati assieme ad Adele Faccio, Mauro Mellini e Marco Pannella: per anni i radicali costituiscono a Montecitorio l’unica opposizione ai partiti del “compromesso storico”, e per questo vengono fatti oggetto di attacchi virulenti, accusati di fare un ostruzionismo dissennato, e persino di essere “terroristi” e loro alleati. Sarà della “terrorista” Emma Bonino la firma sotto la mozione, approvata dalla Camera nel luglio del 1994, con la quale si impegna il Governo italiano a sostenere all’ONU la sospensione per cinque anni delle esecuzioni capitali in tutto il mondo, primo passo per l’abolizione definitiva della pena di morte. Nel novembre dello stesso anno, nella veste di portavoce italiano all’ONU Emma Bonino è protagonista della battaglia per l’istituzione della Corte Penale Internazionale per i crimini contro l’umanità. In quell’occasione propone che l’Italia ospiti la conferenza per l’adozione dello statuto della Corte. Nominata Commissaria Europea, dopo due giorni appena dall’insediamento, nel gennaio del 1996, parte per l’ex Jugoslavia, sottolineando con questo gesto simbolico la ferma intenzione di denunciare l’impotenza europea e il disinteresse dell’ONU dinanzi alla cronicizzazione della guerra nei Balcani e al dilagare della “pulizia etnica”. In quell’occasione denuncia il massacro di almeno 8mila persone uccise dalle truppe di Mladic. E’ un crescendo di “missioni”: nei campi profughi che si stendono a perdita d’occhio nella regione di Goma in Zaire. A Kisimayo in Somalia. Per la libertà del Tibet oppresso dai comunisti cinesi. In Birmania, visita semi-clandestina alla leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, e nei campi profughi in Thailandia. Ancora nella regione dei Grandi Laghi, dove Ruanda e Uganda stanno alimentando una sanguinosa guerra per rovesciare il regime di Mobutu. Nell’Afghanistan ancora oppresso dai talebani, per quattro ore, prima di venire liberata, è tenuta in ostaggio. Al ritorno in Europa denuncia violentemente il regime di terrore che regna in Afghanistan, sottolineando in particolare la condizione delle donne e la politica di repressione messa in atto dalla polizia religiosa. E’ l’inizio della campagna internazionale “Un fiore per le donne di Kabul” per l’8 marzo 1998. A Freetown, capitale della Sierra Leone assediata dai ribelli… E ancora, per arrivare ad oggi, la lotta innescata con Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, per consentire a migliaia di coppie sterili di avere figli e all’individuo di riappropriarsi della libertà di scelta su questioni che attengono alla coscienza di ciascuno. Per dirla con Marco Pannella: “Emma è forse la prima a sorprendersi di questa ondata di successo, di fiducia, di affetto che la raggiunge e rischia di travolgerla, chiedendole sempre più e maggiore impegno, senza confini e senza sosta. E’ vero che la sua è ed è stata una vita normale. Ma “normale” per questa sorta di etnia radicale, questo miracolo, che dai fratelli Rosselli a Gaetano Salvemini da Ernesto Rossi a Mario Pannunzio, agli altri di questi ultimi decenni, sembra riuscire ogni volta a risorgere dalle sue ceneri…Come essere sorpreso, dunque, Emma, se oggi il tuo volto, la tua vita, il tuo nome è quello compreso, indicato, preferito da tanta parte d’Italia e non solo?”.

 


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