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EX JUGOSLAVIA: BONINO E PANNELLA
SCRIVONO A BERLUSCONI
SOMMARIO: Emma Bonino e
Marco Pannella, rispettivamente segretaria e presidente del Partito
Radicale, si rivolgono al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi,
in occasione della conferenza di Budapest per la Sicurezza e la
Cooperazione in Europa e del vertice di Essen, chiedendogli di opporsi
a qualunque proposta di pace per la guerra della ex-Iugoslavia che
preveda la spartizione della Bosnia Erzegovina, legittimando le
conquiste militari della Serbia.
Roma, 6 dicembre 1994
Signor Presidente, in questi giorni Lei si trova a Budapest, per
partecipare alla riunione della Conferenza per la Sicurezza e la
Cooperazione in Europa; subito dopo, l'8 e 9 dicembre, ad Essen,
parteciperà all'incontro dei Capi di Stato e dei ministri degli esteri
del Consiglio d'Europa. I due vertici hanno all'ordine del giorno
questioni della massima importanza; ma è facile constatare che
l'attenzione dell'opinione pubblica - europea e mondiale - è già
concentrata nell'attesa delle indicazioni che verranno direttamente o
indirettamente fornite, a Budapest come a Essen, per risolvere il
dramma della Bosnia, ormai giunto al suo più tragico epilogo. L'attesa
dell'opinione pubblica è del tutto giustificata e responsabile: perché
è ormai a tutti evidente che solo dalle risposte date su questo
problema si potrà valutare se l'Europa - con le sue istituzioni, i
suoi valori, la sua recente storia di pace e di progresso - è una
realtà su cui ancora si possano fondare speranze e valori oppure se la
costruzione che fu di De Gasperi, Schumann e Spinelli è miseramente e
definitivamente fallita. Per questo, signor Presidente, il Partito
radicale transnazionale e transpartito ritiene sommamente importante
che la posizione italiana si esprima sulla questione bosniaca al
meglio, dando di sé una immagine forte e determinata, aperta verso
esigenze politiche ma anche etiche e civili che sappiamo vive a Roma e
in tutta l'Europa. Ci consenta anche di esprimerLe la nostra ferma
convinzione che sarebbe invece illusorio e profondamente errato,
inseguendo presunti valori "nazionali" o prestando esclusiva
attenzione ad altrettanto ipotetici interessi "geopolitici", battere
strade che possano portare al fallimento del progetto Europa e
rinfocolare vecchie e nuove tentazioni isolazionistiche. In questi
giorni si sta tentando da varie parti, con spregiudicato cinismo, di
avallare la tesi che la pace possa essere raggiunta accettando il
fatto compiuto della spartizione della Bosnia-Erzegovina e della
creazione della cosiddetta "Grande Serbia", secondo il progetto di
Milosevic e del suo regime dittatoriale. Questo progetto
significherebbe solo, in realtà, che ormai in Europa, e forse nel
mondo, solo la violenza e la deliberata violazione dei patti e dei
trattati sono riconosciuti come fondamento dei rapporti tra i popoli.
Ci troviamo dinanzi al ritorno dell'Europa degli anni '30, con le sue
viltà e i tradimenti dei paesi "democratici" dinanzi ad Hitler e al
nazismo: tradimenti che ebbero le conseguenze che tutti sappiamo. E'
peraltro opinione diffusa che sulla riunione di Essen pesino
incertezze che potrebbero portare a sviluppi oggi ancora in buona
parte imprevedibili, ma che vanno attentamente seguiti. Non è da
escludere infatti (ed è anzi auspicabile) che la tragedia della Bosnia
trovi una più determinata risposta in altri Paesi europei
tradizionalmente attenti al mantenimento degli equilibri della regione
e alla salvaguardia dei suoi popoli più deboli e minacciati: per non
parlare delle preoccupazioni ed esortazioni di Sua Santità, che
potrebbero ampliare l'onda dell'emozione e del coinvolgimento del
mondo religioso, secondo indirizzi ancor più fermi di oggi. Sarebbe
grave se dovesse essere proprio l'Italia ad esprimere invece una
posizione di retroguardia o rassegnata o pavidamente arrendevole
dinanzi alla catastrofe e ai suoi veri autori. E' comunque certo che
in questa vicenda i veri interessi italiani collimano con quelli di
lunga scadenza della stessa Europa occidentale: che non può
sicuramente abbassare la guardia di fronte a tesi come quelle
disegnate dal ministro russo Kozirev o intuibili attraverso le
proposte del Presidente Eltsin. Tutto porta dunque a concludere che la
comunità europea ed il nostro Paese avranno assai da guadagnare da una
pronuncia sulla questione bosniaca (ed ex jugoslava, non dimenticando
l'esplosiva oppressione del Kossovo nell'ambito della "Grande Serbia")
finalmente di ampio respiro, ancorata a saldi principi di giustizia,
sottratta ad apparenti ma fallaci urgenze "frontaliere" (quali quelle
che hanno fatto deteriorare i nostri rapporti con la Slovenia) e
insomma riportata su un binario capace di far crescere, in quelle
regioni d'Europa, una pace non fondata sul massacro di verità e
giustizia e uno sviluppo economico rispettoso delle esigenze della
civile convivenza tra i popoli. Certi di trovare presso di Lei, come
sempre, una attenzione puntuale e sollecita, La preghiamo di gradire i
nostri più vivi auguri di buon lavoro.
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Emma Bonino |
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Marco Pannella |
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(Segretaria) |
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(Presidente) |
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