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Cari amici, altri possono in questa sala – molto meglio di me –
fare il punto sulle nuove speranze che il progresso scientifico
continua ininterrottamente ad offrire a coloro che sono colpiti da
malattie neurodegenerative e a tutti coloro che – al loro fianco -
si battono affinché il diritto alla guarigione o comunque alla
riduzione della sofferenza, prevalga rispetto a qualsiasi altra
considerazione.
Parlo, ovviamente, delle ultime
notizie provenienti dall'Università del Minnesota, di cui
riferisce la rivista "Nature", che ci confermano come cellule
staminali prelevate da tessuti adulti siano tornate indietro nel
loro sviluppo, fino a ridiventare indifferenziate e quindi capaci
di svilupparsi in tutti i tipi di tessuto, come le cellule
embrionali. [….] Ritorna insomma di grande attualità e urgenza il
tema della ricerca sulle cellule staminali e sulla loro possibile
utilizzazione.
Il ruolo della politica
Cari amici, so bene che non siete certo voi a dovere essere
convinti di quello che dico. E non sono qui per questo, d'altra
parte. Il mio campo d'azione, da trent'anni, é la politica e sono
qui per dirvi che le responsabilità della politica – rispetto alla
questione di cui ci occupiamo – non sono inferiori né secondarie
rispetto alle responsabilità della scienza. La grande famiglia
liberale cui appartiene il mio partito, il Partito Radicale
Transnazionale, pone I diritti degli individui al centro di ogni
sua iniziativa. I diritti dell'individuo sono la nostra bussola,
che ci consente spesso di intuire prima e meglio di molti altri,
la rotta da seguire. Nella questione che ci riguarda – anche se
sono in molti a cercare di "oscurarla", di farla scomparire nella
nebbia della discussione infinita sui rapporti triangolari fra
scienza, etica e politica – la rotta da seguire, almeno per me, é
chiarissima: promuovere la libera ricerca scientifica e offrire al
più gran numero possibile di persone che soffrono le chances che
nascono dalle nuove scoperte.
Un nuovo diritto civile
Ebbene, anticipando la conclusione di queste brevi riflessioni
che faccio insieme a voi, io posso dirvi che forse é meno lontano
di quanto si possa credere il primo traguardo cui noi puntiamo: il
diritto di milioni di esseri umani ad ottenere la libertà di
ricerca scientifica sulle cellule staminali adulte e su quelle
embrionali, nonché la legalizzazione della clonazione delle
cellule embrionali a scopo terapeutico. Ritengo insomma che anche
la battaglia su scala mondiale per questo "diritto civile" sia
giunta ad tale un punto di maturazione da lasciraci incerti non
già sul suo esito finale – che non puo' che essere positivo – ma
solo sui suoi tempi. Quanti esseri umani, insomma, e per quanto
tempo dovranno ancora soffrire e morire – in Europa, in America,
nel resto del mondo – prima che il potere politico rionosca il
loro diritto a curarsi e a salvarsi? Non é l'ottimismo ad
ispirarmi queste parole ma l'ormai lunga esperienza di battaglie
radicali e liberali che all'inizio parevano premature, se non
impossibili, e che tuttavia sono state vinte o stanno per essere
vinte: dalla legalizzazione del divorzio e dell'aborto fino alla
nascita di una giustizia penale internazionale e l'abolizione
della pena di morte, senza dimenticare la battaglia contro il
proibizionismo in materia di droghe su cui la Spagna ha qualche
buona lezione da dare a molti paesi.
A chi altri se non alla politica
incombe il compito di affermare e codificare nel più breve tempo
possibile il diritto civile di cui parliamo?
Il dialogo fra scienza, politica e etica
I principali ostacoli che la politica deve superare anche in
questo caso, come sempre accade quando la politica viene chiamata
a prendere atto di una scoperta scientifica e a regolamentarne
l'applicazione pratica, sono ostacoli di ordine etico. Nessuna
discussione sull'uso scientifico di cellule ricavate da embrioni
umani e feti puo' ignorare la varietà di opinioni e di sensibilità
di natura sociale, politica, etica e religiosa che la materia
suscita. E nessuno puo' chiedere alla scienza di rispondere da
sola alla molteplicità di interrogativi che la molteplicità dei
punti vista evoca. Che approccio seguire? Due autorevoli enti
statunitensi – l'American Association for the Advancement of
Science e l'Institute for Civil Society – hanno realizzato insieme
nel 1999 uno studio sul tema "Cellule staminali: ricerca e
apllicazioni" nel cui preambolo si legge a questo proposito
(cito):"Cio' che é essenziale é l'esistenza di una opinione
pubblica formata e informata sulle questioni etiche e politiche
sollevate dalla ricerca nel campo delle cellule staminali e
dall'applicazione delle scoperte fatte; e anche l'esistenza di un
dialogo ininterrotto fra scienziati, politici, filosofi, teologi –
e opinione pubblica – sui problemi che l'avanzamento della ricerca
sulle staminali pone di volta in volta". (fine della citazione)
Un'alleanza fra due integralismi
E qui, come si dice da noi, casca l'asino. Perché la politica,
messa di fronte alla bioetica, rinuncia troppo spesso a uno dei
suoi compiti fondamentali – quello di informare il cittadino
affinché egli possa deliberare – e cede invece alla tentazione
dell'integralismo, della difesa cioé di posizioni preconcette, che
possono essere ispirate dal credo religioso o dal credo
ideologico. Parlo, in concreto, dell'integralismo cattolico e di
quello ambientalista, che ormai sistematicamente si alleano per
esorcizzare a priori (Vade retro Satana!) la ricerca e la
sperimentazione sul fronte delle biotecnologie "verdi", nel campo
dell'agricoltura, e di quelle "rosse", nel campo della medicina e
della veterinaria.
Ora io penso che chi sradica oggi in
Europa una coltivazione sperimentale di mais geneticamente
modificato (prima di conoscere I risultati dell'esperimento),
ripete il gesto di chi in passato – convinto di rispettare la
"volontà di dio" - buttava giù I parafulmini di Benjamin Franklin,
impediva le autopsie o condannava senza appello I trapianti di
organi. E' come se un giudice distruggesse le prove prima di
giudicare.
Non ci dovrebbe essere bisogno di
rievocare la vertenza fra Galileo Galilei e la Chiesa per
convincersi che la scienza é solo conoscenza, che puo' essere
usata per fare del bene o del male. Che la scienza, lungi dal
sostituirsi al giudizio morale, estende semplicemente il perimetro
della conoscenza entro cui I giudizi morali vengono formulati. E
che l'estendersi della conoscenza ci permette, alle volte, di
cambiare il nostro modo di pensare e di giudicare.
Il ritardo dell'Europa
Se guardiamo a quanto succede oggi in Europa ci accorgiamo che
in nessuno dei 15 Stati membri – con l'eccezione […] del Regno
Unito – i legislatori appaiono in grado di tenere il passo della
ricerca scientifica: i progressi biomedici avanzano molto più in
fretta delle commissioni parlamentari.
Specchio abbastanza fedele di questa
situazione é quanto accade al Parlamento europeo, dove nel 2000 é
stata istituita una "Commissione temporanea sulla genetica umana e
altre nuove tecnologie della medicina moderna" che ha depositato
il suo rapporto nel settembre scorso. Ebbene, quando la
commissione ha preso questo rapporto,il suo autore, il deputato
popolare Francesco Fiori, é riuscito - in nome della "sacralità
dell'embrione" difesa dalla Chiesa – a saldare l'alleanza di cui
dicevo prima fra integralisti cattolici e integralisti verdi. Era
il tentativo scoperto di giocare d'anticipo rispetto ai parlamenti
nazionali, impantanati fra lentezze e indecisioni, per mandare da
Strasburgo un segnale di chiusura e di probizionismo. Solo
all'ultimo minuto, nel corso del suo passaggio in aula, il
"Rapporto Fiori" é stato bocciato e rispedito al mittente grazie
al "sussulto di laicità" che noi radicali siamo riusciti a
provocare nella coscienza di molti deputati liberali e socialisti.
Le cose sono andate meglio quando
l'Assemblea comunitaria ha discusso, in un'atmosfera meno
inquinata da dogmi e pregiudizi, il "Sesto Programma Quadro sulla
Ricerca", che destina circa 2 miliardi di euro alla ricerca nel
campo delle biotecnologie. E' prevalsa una linea di compromesso
che vieta, da una parte, la clonazione riproduttiva e quella
terapeutica ma allo stesso tempo lascia la porta aperta alla
ricerca sulle cellule staminali adulte e, soprattutto, sugli
embrioni soprannumerari "nei paesi la cui legislazione lo
consente". Non é poco. In pratica fondi provenienti dalla
Germania, dove la ricerca é vietata, possono essere impiegati in
paesi dove essa é lecita come il Regno Unito.
L'esempio di Tony Blair
Il primo ministro britannico Tony Blair é d'altra parte
l'unico leader europeo che sembra aver capito – come gli americani
– che la vera posta in gioco quando si parla di biotecnologie, di
tutte le biotecnologie, é la capacità o meno dei nostri paesi
europei di rimanere fra quelli che stimolano e governano il
progresso: scientifico, sociale, economico. E non trovarsi domani
a dipendere dal primato tecnologico di potenze vecchie e nuove,
come gli Stati Uniti o l'India o la Cina, per fare solo qualche
esempio.
Consentitemi di concludere citando le
frasi che Blair, parlando nel maggio scorso di fronte alla Royal
Society di Londra, ha dedicato proprio alla ricerca sulle
staminali e che dovrebbe far riflettere l'intera comunità (cito):
"Non esiste ancora al mondo una comunità di esperti di cellule
staminali – la scienza é troppo nuova – ma la Gran Bretagna parte
conuna forte reputazione nella biologia dello sviluppo e con un
certo numero di istituzioni famose nel mondo. Io voglio rendere la
Gran Bretagna ilmiglior posto al mondo per questo genere di
ricerca, cosicché I nostri scienziati, insieme a quelli che stiamo
calamitando dall'estero, possano sviluppare nuove terapie per
danni cerebrali o malattie degenerative". (fine della citazione).
Conclusione
Io non ho i poteri che ha Tony Blair, ma sono fiera di appartenere
aIl'unica forza politica al mondo, il Partito Radicale
Transnazionale, che abbia fatto della libertà di ricerca
scientifica una bandiera da sventolare su tutti i continenti;
dell'unica forza politica che abbia già posto la questione della
ricerca sulle cellule staminali al centro di una campagna
elettorale. Lo abbiamo fatto poco più di un anno fa, in occasione
delle elezioni legislative italiane, scegliendo come presidente
del nostro movimento e come capolista un uomo coraggioso e
generoso, che ha saputo trasformare la sua sofferenza quotidiana e
personale - la lotta contro la SLA - nel simbolo vivente della
nostra battaglia per la libertà della scienza e per il diritto
alla guarigione.
Parlo di Luca Coscioni, che purtroppo
non é oggi qui con noi, come avrebbe voluto, e al quale dedico
questo mio intervento e prometto che non smetteremo di batterci
finché non avremo vinto. Grazie. |