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"Chi é malato ha il diritto civile di avvalersi delle scoperte scientifiche"

"Chi é malato ha il diritto civile di avvalersi delle scoperte scientifiche"

 

Asociacion Espanola de Esclerosis Lateral Amiotrofica

"LA ELA: UN RETO DEL SIGLO XXI"
Madrid, 28 de Junio de 2002

"Chi é malato ha il diritto civile di avvalersi delle scoperte scientifiche"

Intervento di Emma Bonino


Cari amici, altri possono in questa sala – molto meglio di me – fare il punto sulle nuove speranze che il progresso scientifico continua ininterrottamente ad offrire a coloro che sono colpiti da malattie neurodegenerative e a tutti coloro che – al loro fianco - si battono affinché il diritto alla guarigione o comunque alla riduzione della sofferenza, prevalga rispetto a qualsiasi altra considerazione.

Parlo, ovviamente, delle ultime notizie provenienti dall'Università del Minnesota, di cui riferisce la rivista "Nature", che ci confermano come cellule staminali prelevate da tessuti adulti siano tornate indietro nel loro sviluppo, fino a ridiventare indifferenziate e quindi capaci di svilupparsi in tutti i tipi di tessuto, come le cellule embrionali. [….] Ritorna insomma di grande attualità e urgenza il tema della ricerca sulle cellule staminali e sulla loro possibile utilizzazione.
 

Il ruolo della politica
Cari amici, so bene che non siete certo voi a dovere essere convinti di quello che dico. E non sono qui per questo, d'altra parte. Il mio campo d'azione, da trent'anni, é la politica e sono qui per dirvi che le responsabilità della politica – rispetto alla questione di cui ci occupiamo – non sono inferiori né secondarie rispetto alle responsabilità della scienza. La grande famiglia liberale cui appartiene il mio partito, il Partito Radicale Transnazionale, pone I diritti degli individui al centro di ogni sua iniziativa. I diritti dell'individuo sono la nostra bussola, che ci consente spesso di intuire prima e meglio di molti altri, la rotta da seguire. Nella questione che ci riguarda – anche se sono in molti a cercare di "oscurarla", di farla scomparire nella nebbia della discussione infinita sui rapporti triangolari fra scienza, etica e politica – la rotta da seguire, almeno per me, é chiarissima: promuovere la libera ricerca scientifica e offrire al più gran numero possibile di persone che soffrono le chances che nascono dalle nuove scoperte.


Un nuovo diritto civile
Ebbene, anticipando la conclusione di queste brevi riflessioni che faccio insieme a voi, io posso dirvi che forse é meno lontano di quanto si possa credere il primo traguardo cui noi puntiamo: il diritto di milioni di esseri umani ad ottenere la libertà di ricerca scientifica sulle cellule staminali adulte e su quelle embrionali, nonché la legalizzazione della clonazione delle cellule embrionali a scopo terapeutico. Ritengo insomma che anche la battaglia su scala mondiale per questo "diritto civile" sia giunta ad tale un punto di maturazione da lasciraci incerti non già sul suo esito finale – che non puo' che essere positivo – ma solo sui suoi tempi. Quanti esseri umani, insomma, e per quanto tempo dovranno ancora soffrire e morire – in Europa, in America, nel resto del mondo – prima che il potere politico rionosca il loro diritto a curarsi e a salvarsi? Non é l'ottimismo ad ispirarmi queste parole ma l'ormai lunga esperienza di battaglie radicali e liberali che all'inizio parevano premature, se non impossibili, e che tuttavia sono state vinte o stanno per essere vinte: dalla legalizzazione del divorzio e dell'aborto fino alla nascita di una giustizia penale internazionale e l'abolizione della pena di morte, senza dimenticare la battaglia contro il proibizionismo in materia di droghe su cui la Spagna ha qualche buona lezione da dare a molti paesi.

A chi altri se non alla politica incombe il compito di affermare e codificare nel più breve tempo possibile il diritto civile di cui parliamo?


Il dialogo fra scienza, politica e etica
I principali ostacoli che la politica deve superare anche in questo caso, come sempre accade quando la politica viene chiamata a prendere atto di una scoperta scientifica e a regolamentarne l'applicazione pratica, sono ostacoli di ordine etico. Nessuna discussione sull'uso scientifico di cellule ricavate da embrioni umani e feti puo' ignorare la varietà di opinioni e di sensibilità di natura sociale, politica, etica e religiosa che la materia suscita. E nessuno puo' chiedere alla scienza di rispondere da sola alla molteplicità di interrogativi che la molteplicità dei punti vista evoca. Che approccio seguire? Due autorevoli enti statunitensi – l'American Association for the Advancement of Science e l'Institute for Civil Society – hanno realizzato insieme nel 1999 uno studio sul tema "Cellule staminali: ricerca e apllicazioni" nel cui preambolo si legge a questo proposito (cito):"Cio' che é essenziale é l'esistenza di una opinione pubblica formata e informata sulle questioni etiche e politiche sollevate dalla ricerca nel campo delle cellule staminali e dall'applicazione delle scoperte fatte; e anche l'esistenza di un dialogo ininterrotto fra scienziati, politici, filosofi, teologi – e opinione pubblica – sui problemi che l'avanzamento della ricerca sulle staminali pone di volta in volta". (fine della citazione)
 

Un'alleanza fra due integralismi
E qui, come si dice da noi, casca l'asino. Perché la politica, messa di fronte alla bioetica, rinuncia troppo spesso a uno dei suoi compiti fondamentali – quello di informare il cittadino affinché egli possa deliberare – e cede invece alla tentazione dell'integralismo, della difesa cioé di posizioni preconcette, che possono essere ispirate dal credo religioso o dal credo ideologico. Parlo, in concreto, dell'integralismo cattolico e di quello ambientalista, che ormai sistematicamente si alleano per esorcizzare a priori (Vade retro Satana!) la ricerca e la sperimentazione sul fronte delle biotecnologie "verdi", nel campo dell'agricoltura, e di quelle "rosse", nel campo della medicina e della veterinaria.

Ora io penso che chi sradica oggi in Europa una coltivazione sperimentale di mais geneticamente modificato (prima di conoscere I risultati dell'esperimento), ripete il gesto di chi in passato – convinto di rispettare la "volontà di dio" - buttava giù I parafulmini di Benjamin Franklin, impediva le autopsie o condannava senza appello I trapianti di organi. E' come se un giudice distruggesse le prove prima di giudicare.

Non ci dovrebbe essere bisogno di rievocare la vertenza fra Galileo Galilei e la Chiesa per convincersi che la scienza é solo conoscenza, che puo' essere usata per fare del bene o del male. Che la scienza, lungi dal sostituirsi al giudizio morale, estende semplicemente il perimetro della conoscenza entro cui I giudizi morali vengono formulati. E che l'estendersi della conoscenza ci permette, alle volte, di cambiare il nostro modo di pensare e di giudicare.


Il ritardo dell'Europa
Se guardiamo a quanto succede oggi in Europa ci accorgiamo che in nessuno dei 15 Stati membri – con l'eccezione […] del Regno Unito – i legislatori appaiono in grado di tenere il passo della ricerca scientifica: i progressi biomedici avanzano molto più in fretta delle commissioni parlamentari.

Specchio abbastanza fedele di questa situazione é quanto accade al Parlamento europeo, dove nel 2000 é stata istituita una "Commissione temporanea sulla genetica umana e altre nuove tecnologie della medicina moderna" che ha depositato il suo rapporto nel settembre scorso. Ebbene, quando la commissione ha preso questo rapporto,il suo autore, il deputato popolare Francesco Fiori, é riuscito - in nome della "sacralità dell'embrione" difesa dalla Chiesa – a saldare l'alleanza di cui dicevo prima fra integralisti cattolici e integralisti verdi. Era il tentativo scoperto di giocare d'anticipo rispetto ai parlamenti nazionali, impantanati fra lentezze e indecisioni, per mandare da Strasburgo un segnale di chiusura e di probizionismo. Solo all'ultimo minuto, nel corso del suo passaggio in aula, il "Rapporto Fiori" é stato bocciato e rispedito al mittente grazie al "sussulto di laicità" che noi radicali siamo riusciti a provocare nella coscienza di molti deputati liberali e socialisti.

Le cose sono andate meglio quando l'Assemblea comunitaria ha discusso, in un'atmosfera meno inquinata da dogmi e pregiudizi, il "Sesto Programma Quadro sulla Ricerca", che destina circa 2 miliardi di euro alla ricerca nel campo delle biotecnologie. E' prevalsa una linea di compromesso che vieta, da una parte, la clonazione riproduttiva e quella terapeutica ma allo stesso tempo lascia la porta aperta alla ricerca sulle cellule staminali adulte e, soprattutto, sugli embrioni soprannumerari "nei paesi la cui legislazione lo consente". Non é poco. In pratica fondi provenienti dalla Germania, dove la ricerca é vietata, possono essere impiegati in paesi dove essa é lecita come il Regno Unito.


L'esempio di Tony Blair
Il primo ministro britannico Tony Blair é d'altra parte l'unico leader europeo che sembra aver capito – come gli americani – che la vera posta in gioco quando si parla di biotecnologie, di tutte le biotecnologie, é la capacità o meno dei nostri paesi europei di rimanere fra quelli che stimolano e governano il progresso: scientifico, sociale, economico. E non trovarsi domani a dipendere dal primato tecnologico di potenze vecchie e nuove, come gli Stati Uniti o l'India o la Cina, per fare solo qualche esempio.

Consentitemi di concludere citando le frasi che Blair, parlando nel maggio scorso di fronte alla Royal Society di Londra, ha dedicato proprio alla ricerca sulle staminali e che dovrebbe far riflettere l'intera comunità (cito): "Non esiste ancora al mondo una comunità di esperti di cellule staminali – la scienza é troppo nuova – ma la Gran Bretagna parte conuna forte reputazione nella biologia dello sviluppo e con un certo numero di istituzioni famose nel mondo. Io voglio rendere la Gran Bretagna ilmiglior posto al mondo per questo genere di ricerca, cosicché I nostri scienziati, insieme a quelli che stiamo calamitando dall'estero, possano sviluppare nuove terapie per danni cerebrali o malattie degenerative". (fine della citazione).
 

Conclusione
Io non ho i poteri che ha Tony Blair, ma sono fiera di appartenere aIl'unica forza politica al mondo, il Partito Radicale Transnazionale, che abbia fatto della libertà di ricerca scientifica una bandiera da sventolare su tutti i continenti; dell'unica forza politica che abbia già posto la questione della ricerca sulle cellule staminali al centro di una campagna elettorale. Lo abbiamo fatto poco più di un anno fa, in occasione delle elezioni legislative italiane, scegliendo come presidente del nostro movimento e come capolista un uomo coraggioso e generoso, che ha saputo trasformare la sua sofferenza quotidiana e personale - la lotta contro la SLA - nel simbolo vivente della nostra battaglia per la libertà della scienza e per il diritto alla guarigione.

Parlo di Luca Coscioni, che purtroppo non é oggi qui con noi, come avrebbe voluto, e al quale dedico questo mio intervento e prometto che non smetteremo di batterci finché non avremo vinto. Grazie.

 


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