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CONTESTO
In passato, le
donne afghane, specialmente quelle che vivevano nelle città
principali, partecipavano alla vita pubblica come studentesse, libere
professioniste, funzionarie dello Stato o, addirittura, come
parlamentari.
Da quando hanno preso il potere nel settembre 1996, i Talibani, che
controllano atttualmente due terzi del paese, hanno esteso a Kabul il
duro regime imposto alle donne, tagliate fuori dal mondo del lavoro e
dall’istruzione e costrette a indossare in pubblico abiti che le
nascondono completamente. Le donne afghane non sono autorizzate né a
uscire da sole né a parlare in pubblico. Le ragazze e le studentesse,
che prima erano numerose nelle scuole e nelle università, ne sono ora
escluse. È estremamente difficile per le donne usufruire
dell’assistenza sanitaria, di cui sono state private totalmente per un
certo periodo, in quanto possono rivolgersi solo agli ospedali e alle
cliniche con corsie separate e personale femminile, che sono pochi e
lontani. In sostanza, le donne afghane hanno perso la libertà e non
godono più di alcun diritto.
Non si tratta soltanto di un problema astratto in materia di diritti
umani ma si tratta, spesso, di una questione di vita o di morte. A
Kabul, che pure una volta era una capitale liberale, decine di
migliaia di donne, a cui è stato negato il diritto di guadagnarsi da
vivere, sono condannate a dipendere dagli aiuti umanitari, che non
possono essere consegnati direttamente a loro per le restrizioni
imposte nei contatti con le donne. Destano sempre più preoccupazioni i
problemi incontrati dalle organizzazioni non governative e dalle
organizzazioni internazionali finanziate dall’Unione europea e dagli
altri donatori per raggiungere coloro che hanno bisogno di aiuti
umanitari.
Non si tratta né di un problema religioso né di tradizioni culturali
locali. In passato, le autorità religiose centrali dell’Afghanistan
non potevano arrogarsi il diritto di interpretare i precetti
religiosi. Nel paese convivevano senza problemi cittadini che
interpretavano diversamente i codici di condotta islamici.
Ci troviamo di fronte a una questione di principio paragonabile al
problema dell’apartheid in Sudafrica prima delle riforme. Si tratta di
una segregazione basata sul sesso, che priva le donne afghane del
diritto di vivere secondo le loro scelte. Forse alcune donne
sceglierebbero di vivere secondo i codici di condotta
ultrafondamentalisti imposti dai talibani. Per il momento, comunque,
sono tutte obbligate a farlo. |