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LETTERA DI EMMA BONINO ALLE ITALIANE


Gentile Signora,

Domani, quando andrà nel suo ufficio, troverà la porta sbarrata. Un giovane guerrigliero, armato di kalaschnikov, la costringerà a tornare a casa, le imporrà di coprirsi dalla testa ai piedi con un burqa (abito-prigione con grata) che la nasconderà agli occhi di tutti, compresi i suoi. D'ora in poi, le respirerà del suo stesso respiro.

La stessa sorte toccherà a sua figlia, appena avrà superato i nove anni di età; di scuola non si parlerà più, figuriamoci dell'università.

Dovrà badare a mantenere lei e le sue care in ottima salute, perché l'ospedale, ormai privo di medici donne, è in pratica aperto solo agli uomini. A lei riservato un tugurio - lazzaretto fuori città, senza acqua, senza luce, privo di sala operatoria.

Carissima signora, fortunatamente per lei, questo è solo un brutto sogno; ma è un incubo tragicamente vero per le donne afghane, le stesse donne che, solo 17 messi fa, prima del colpo di stato dei Talibani, godevano dei diritti civili e delle libertà essenziali, erano acculturate e professionalmente impegnate. Numerose erano le donne medico o infermiere specializzate; in un paese con radici islamiche, la ginecologa è una figura importantissima. Le professioniste afghane si erano laureate a Kabul, ad Oxford, negli USA, ed esercitavano liberamente le loro professioni. All'indomani del 27 settembre 1996, è accaduto esattamente quanto le ho descritto più sopra; ed è accaduto a tutte, sia a quelle consenzienti, sia a quelle contrarie al regime talibano.

Voglio sottolineare con forza che nessuno intende vietare a qualunque donna lo scelga e la voglia di indossare la sua burga o di astenersi dal lavoro. Ma per lo stesso principio non può né deve esistere alcun potere sulla terra che possa arrogarsi il diritto di imporre tali privazioni a chi non lo voglia. Quando poi la discriminazione è basata unicamente sul SESSO, allora l'orrore è insopportabile ed io ritengo che ciascuna di noi, anche per il solo fatto di esser donna, ne soffra visceralmente e profondamente.

Il Parlamento europeo ha invitato la Comunità internazionale a mobilitarsi in favore della donna afghana l'8 marzo 1998. Mi sono personalmente impegnata a sostenere questa campagna e mi adopero, in tutto ciò che posso, per richiamare l'attenzione della pubblica opinione sul destino delle donne afghane ed esercitare una pressione internazionale sul regime di Kabul affinché ripristini il rispetto dei diritti fondamentali.

Allego una copia dell'Appello da indirizzare ai Governi membri delle Nazioni Unite ed a tutte le Organizzazioni internazionali. Quest'appello è già stato sottoscritto da 50 donne potenti e famose in tutto il mondo - premi nobel, ministre, scrittrice, registe - da Rita Levi Montalcino a Jodie Williams, da Roberta Menchiù a Nadine Gordimer, da Sofia Loren a Ornella Muti, da Lina Wertmuller a Carla Fracci, da Margherita Hack a Franca Rame, da Miriam Mafai a Fiorella Mannoia, da Lietta Tornabuoni a Catherine Spaak e tantissime altre.

Sono sicura che anche lei vorrà sottoscriverlo e diffonderlo, raccogliendo il maggior numero di adesioni che le sarà possibile.

Con gratitudine e stima
 

Emma Bonino

 


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