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TECNOLOGIA, NUCLEARE, AMBIENTE
La
forza del Partito Radicale è data dal suo essere e saper essere
partito di valori, di ideali, non di potere. La ambizione dei radicali
è fondamentalmente quella di affermare sulla scena politica italiana
ed europea questi ideali e questi valori: conquistando di volta in
volta ai cittadini quelle riforme necessarie per l’acquisizione di
quei valori liberali e libertari di cui i radicali si fanno da sempre
portatori. La difesa dell’ambiente è un cardine fondamentale di questa
politica. Già nelle mozioni e nei documenti congressuali del 1977 si
affermava: “Il Congresso, ritenuto che la difesa dell’ambiente, della
natura e della qualità della vita è un obiettivo di centrale
importanza per il partito, individuata nella mancanza di una politica
organica nella classe dirigente italiana per il miglioramento delle
qualità della vita, contro gli inquinamenti, contro le sofisticazioni
alimentari e merceologiche, contro i danni della medicina ufficiale,
contro l’incontrollato sviluppo demografico, contro gli ‘sport’
venatori e la vivisezione, per il diritto alla libera esposizione del
proprio corpo, una grande carenza nella politica del paese, invita la
segreteria e gli organi esecutivi a sostenere le lotte che le
associazioni radicali, i movimenti e i gruppi ecologici e naturisti
presenti nell’area radicale, conducono nei settori suddetti”. La
politica di concreta difesa ecologica e dell’ambiente si è tradotta
nella ripetuta proposizione di referendum abrogativi sulla caccia e
sul nucleare. In Parlamento (sia quello nazionale che quello Europeo),
i parlamentari radicali si sono distinti nella costante opposizione ai
tanti provvedimenti antiecologici, e nella proposizione di leggi in
difesa della natura e della salute. Ricordiamo per tutte, la lunga e
ripetuta azione condotta nella quasi totale solitudine per
l’applicazione della cosiddetta “legge Merli”, contro gli
inquinamenti, e la contestazione del Piano Energetico Nazionale, con
la proposizione di una politica basata sul risparmio energetico e
sullo sviluppo progressivo ed accelerato della ricerca e della
applicazione delle energie alternative al nucleare e al carbone. Emma
Bonino, Marco Pannella, gli altri parlamentari radicali sono stati in
prima fila sia a livello nazionale che nelle iniziative regionali e
locali contro le centrali nucleari: sia quelle esistenti, come a
Latina e Caorso, sia quelle in progetto e in costruzione, come quelle
di Montalto di Castro, Trino Vercellese, Avetrana in Puglia. Con largo
anticipo rispetto ad altre organizzazioni che oggi accreditano una
sorta di monopolio ambientale (giova ricordare che lo stesso simbolo
del “sole che ride” venne “acquistato” per l’Italia dai radicali, e
poi ceduto per “amicizia” al movimento verde), i radicali fin dal 1978
individuavano linee e condotte di una politica ambientale. Nei
documenti del congresso radicale di quell’anno si legge: “Le lotte per
l’ambiente sono appropriate alle necessità della nuova fase del
partito. Implicano la ‘riappropriazione’ da parte della gente delle
grandi scelte da sempre riservate agli esperti, cioè al regime…Nuovi
soggetti collettivi entrano nella lotta politica: i paesi, le piccole
e medie città, le regioni, intese come corpo unitario, anche sul piano
culturale e di sviluppo”. Sul piano locale, i radicali hanno
appoggiato e talora promosso l’azione di gruppi ecologicisti ed
ambientalisti e le loro lotte sia direttamente con il partito, sia
intorno ad esso, compreso l’attivo sostegno all’associazione “Amici
della Terra”. Un modo “altro” di fare politica che, per esempio, ha
trovato uno sbocco nelle elezioni amministrative e regionali del 1985:
i radicali in quell’occasione non parteciparono direttamente con loro
liste, ma promossero e sostennero “Liste verdi e verdi-civiche”, in
gran parte del territorio nazionale. Successivamente, a partire dal
1986, i radicali, cogliendo gli “umori” preoccupati dell’opinione
pubblica per le conseguenze del disastro di Chernobyl, nei loro
“pacchetti” referendari hanno sempre presentato quesiti abrogativi
sulla caccia e sul nucleare. In particolare per quest’ultimo, gli
italiani votano SI’ a larga maggioranza. Una scelta non solo emotiva,
ma anche frutto di ragionamento, come invita lo slogan “coniato” in
quei giorni:”Il nucleare non solo fa paura. Non conviene”. Il governo
deve quindi predisporre un nuovo piano energetico, approvato dal
Parlamento nel 1989: si conferma, tra l’altro, l’ “abbandono” delle
centrali di Montalto di Castro e di Caorso. Come i referendum, i
diritti civili, l’ecologia, l’ambiente e la sua tutela per anni – e
ancora oggi – vengono considerati dei lussi, problemi e questioni
marginali rispetto alle questioni “nodali” del “pane e lavoro”. Il
risultato è, ed era, sotto gli occhi di tutti: viviamo in un paese
disastrato da calamità, ufficialmente definite “naturali”, senza che
la definizione ne nasconda l’origine squisitamente politica. |