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Conferenza Intergovernativa Regionale di Sana'a su Democrazia, Diritti Umani e ruolo della Corte Penale Internazionale

Si è tenuta a Sana’a, capitale dello Yemen, dal 10 al 12 gennaio 2004, la Conferenza Intergovernativa Regionale su democrazia, diritti umani e ruolo della Corte Penale Internazionale promossa da Non c'è Pace Senza Giustizia e dal Governo yemenita in partnership con l’Unione Europea e i governi di Canada, Francia, Germania, Italia, Irlanda, Olanda, Regno Unito, Svizzera e l'United Nations Development Programme (UNDP).
La Conferenza si è svolta nell’ambito del progetto biennale di Non c’è Pace Senza Giustizia “Towards the Universality of the Jurisdiction of the International Criminal Court” (Verso l'universalità di giurisdizione della Corte Penale Internazionale), finanziato dall’Unione Europea nelle linee di bilancio delle iniziative europee per la promozione della democrazia e dei diritti umani.
La scelta dello Yemen come paese ospite di questa conferenza ha avuto origine nel lavoro condotto da Emma Bonino – fondatrice di Non c’è Pace Senza Giustizia - in Yemen nella primavera del 2003 come osservatrice delle elezioni politiche. Quelle settimane di permanenza e di collaborazione con il governo in una fase importante della vita democratica del paese hanno consentito di mettere a punto questa iniziativa comune, sul modello delle molte altre conferenze intergovernative organizzate da Non c’è Pace Senza Giustizia in tutto il mondo.

Alla presenza di oltre 800 persone in rappresentanza di 52 paesi, 37 ministri, moltissimi parlamentari e delegati provenienti dalla società civile araba e dei paesi limitrofi, 150 giornalisti, la Conferenza di Sana’a ha costituito un grande evento per il mondo arabo e musulmano. Delegazioni guidate generalmente da ministri degli Esteri o della Giustizia sono giunte da Algeria, Arabia Saudita, Autorità Palestinese, Bahrein, Ciad, Comore, Gibuti, Giordania, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Eritrea, Etiopia, Iran, Iraq, Kenia, Kuwait, Libano, Libia, Mauritania, Marocco, Oman, Pakistan, Qatar, Siria, Somalia, Sudan, Tunisia, Uganda, a sottolineare un sorprendente interesse dei governi della regione per i temi trattati. Erano altresì presenti il Segretario Generale della Lega Araba Amr Moussa e il Segretario Generale della Conferenza Islamica Abdelouahed Belkeziz.

Per quanto riguarda la società civile, erano presenti oltre centocinquanta esperti e rappresentanti di organizzazioni non governative del mondo arabo e dei paesi limitrofi, europee ed americane, anche se Non c'è Pace Senza Giustizia lamenta che il governo tunisino non abbia consentito la presenza di tre rappresentanti delle organizzazioni tunisine per la difesa dei diritti umani che erano stati invitati a apartecipare ai lavori.

L’Unione Europea, oltre che dagli Ambasciatori dei paesi sponsor della conferenza, è stata rappresentata dall’Attorney General del Regno Unito, Lord Goldsmith, dal sottosegretario agli Affari Esteri italiano Alfredo Mantica, dalla sottosegretaria agli Esteri tedesca Kirsten Muller, da Gabriel Keller, responsabile per i Diritti Umani per il Ministero degli Affari Esteri francese, da Edmund Wallenstein, capo della task force sulla Corte Penale Internazionale del Ministero degli Esteri dell’Olanda, dal Direttore Generale per le Relazioni Esterne della Commissione Europea Eneko Landaburu, da Robert Van der Meulen, capo delegazione della Commissione Europea in Giordania e in Yemen, e dai membri del Parlamento Europeo Edward Mc Millan Scott e Carlos Ripoll Martinez de Bedoja.

In rappresentanza del Segretario Generale delle Nazioni Unite ha partecipato ai lavori Danilo Turk, per l'UNDP era presente il rappresentante in Yemen James Rawley, mentre la Corte Penale Internazionale era rappresentata dal giudice Neroni Slade e dal Procuratore Luis Moreno Ocampo.
Il Presidente dello Yemen Ali Abdullah Saleh ha aperto i lavori della conferenza salutando i presenti e ringraziando Non c’è Pace Senza Giustizia e l’Unione Europea. “La democrazia è la scelta dell’era moderna per tutti i popoli del mondo ed è la strada per raggiungere la sicurezza, la stabilità, lo sviluppo e un futuro migliore per i nostri paesi” ha affermato il Presidente, aggiungendo inoltre che democrazia e diritti sono strettamente connessi e interdipendenti e che è necessario quindi rimuovere ogni forma di discriminazione e di oppressione dei diritti civili dei cittadini.
Emma Bonino, già Commissaria Europea per gli aiuti umanitari e fondatrice di Non c’è Pace Senza Giustizia, nel suo discorso d’apertura ha sottolineato come questa conferenza costituisca un passo importante non solo per i temi in discussione ma perché, cosa davvero eccezionale, per la prima volta si è trovata una sede comune di discussione tra organizzazioni non governative e governi. “Noi crediamo che le religioni e la democrazia siano tra loro compatibili e che i problemi nascono quando la religione viene distorta e usata per altri fini” ha affermato Emma Bonino, richiamando il valore intrinseco – nonostante le sue imperfezioni – del sistema democratico come modello di governo e di convivenza.
Dopo gli interventi dei promotori della conferenza, nella cerimonia d’apertura hanno preso la parola il Segretario Generale della Lega Araba Amr Moussa, il rappresentante del Segretario Generale delle Nazioni Unite Danilo Türk, il rappresentante della presidenza irlandese dell’Unione Europea Conor Murphy, il Segretario Generale della Conferenza Islamica Abdelouahed Belkeziz, il rappresentante della Commissione Europea Eneko Landaburu. Inoltre è stato trasmesso il video messaggio di Pat Cox, Presidente del Parlamento Europeo.
I lavori della conferenza si sono svolti intorno a tre sessioni tematiche. La prima sessione – The Role of the International Criminal Court - ha riguardato l'inizio delle attività della Corte Penale Internazionale, le ripercussioni sulla protezione dei diritti umani e la promozione dei valori democratici propri dello stato di diritto. Questa sessione ha visto i contributi dei Giudici e del Procuratore della Corte Penale Internazionale, così come quelli dei delegati di livello ministeriale degli Stati Parte del trattato istitutivo della Corte. La sessione si è soffermata in particolare su tre considerazioni: che i timori nei confronti della ICC non devono essere sopravvalutati, perché lo Statuto della Corte garantisce le prerogative relative alla sovranità nazionale pur conservando la propria indipendenza e da un punto di vista giuridico non è incompatibile con le leggi nazionali dei paesi arabi; che è necessario adottare un sistema universale di giustizia penale internazionale per risolvere i conflitti e fungere da deterrente; che vi sono molti vantaggi per i paesi arabi nel diventare parte della Corte, in quanto ne potrebbero seguire dall’interno gli sviluppi e contribuire attivamente nell’adeguamento della giurisprudenza islamica allo Statuto della Corte.
La seconda sessione - “Democracy, Human Rights and the Rule of Law” - è stata dedicata all’aspetto dell'interdipendenza tra Democrazia e Diritti Umani. In questa sessione le delegazioni governative hanno presentato idee e proposte sullo sviluppo di principi democratici nei propri Paesi, anche alla luce dell'“Arab Human Development Report” promosso dall'UNDP. Sono intervenute le delegazioni governative di Paesi precedentemente in transizione e di quelli che sono attivi a livello internazionale nella Community of Democracies, come Cile e Romania, mentre delegazioni governative di Paesi non appartenenti alla Regione Araba, tra cui l'Unione Europea, hanno evidenziato la necessità di lavorare insieme con i Paesi Arabi per esplorare percorsi per l'aderenza nazionale e regionale ai principi democratici, nel contesto politico e culturale di ciascun Paese, e le modalità con cui si possa assistere al meglio i partner arabi e regionali nel conseguimento di tali obiettivi.
La terza sessione – “The Role of the Civil Society in the Promotion of Democracy and Human Rights” - è stata dedicata al ruolo della società civile nella promozione della democrazia, dei diritti umani e della Corte Penale Internazionale. Questa sessione, che ha di per sé rappresentato un fatto importante perché ha riunito ad uno stesso tavolo società civile e governi in uno scambio franco e paritario sui temi della democrazia e dei diritti umani, si è cocnlusa con delle raccomandazioni specifiche rivolte alle delegazioni governative presenti alla conferenza: i mezzi di informazione devono essere liberi ed indipendenti dal controllo dei governi per garantire la crescita dello sviluppo democratico interno; le regole restrittive imposte dai ministri dell’interno alle ONG, così come le leggi d’emergenza, devono essere revocate per fare posto ad un dialogo diretto tra governo e società civile, consentendo ai movimenti e alle organizzazioni la libertà di parola, di aggregazione e di manifestazione pacifica; ogni forma di discriminazione verso le donne deve essere combattuta ed eliminata, nel rispetto e nella garanzia dei diritti umani fondamentali.
La conferenza si è conclusa con l’adozione all’unanimità della “Dichiarazione di Sana’a”, con la quale le delegazioni regionali presenti si sono impegnate a: mettere in pratica i principi di democrazia e diritti umani; a rafforzare il ruolo delle donne, proteggendole da tutte le forme di sfruttamento e di riduzione dei loro diritti; all'istituzione di un sistema giudiziario e alla separazione dei poteri; ad assicurare l'uguaglianza di fronte alla legge e il diritto ad un giusto processo; a rafforzare il ruolo delle istituzioni giudiziarie internazionali, come elemento importante verso la promozione del rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, con particolare riferimento alla Corte Penale Internazionale; a rafforzare la democrazia, il pluralismo e l'istituzione di organismi legislativi eletti che rappresentino la volontà dei cittadini e assicurino la giusta rappresentazione di tutti i settori della società. I partecipanti si sono inoltre impegnati a lavorare verso modalità future di consultazione democratica e cooperazione interna, ovvero per l'istituzione di un Forum Arabo di Dialogo come strumento per la promozione del dialogo tra governi e società civile.
L’evento ha ottenuto una ampia copertura sui mezzi di informazione nazionali ed internazionali. La cerimonia di apertura è stata seguita in diretta da Al-Jazeera, Al-Arabya e la televisione di stato yemenita, mentre tutti i lavori sono stati trasmessi integralmente via internet dalla radio europea “Radio Radicale”. La conferenza è stata sguita da oltre 200 giornalisti accreditati.