|
STATI UNITI D'EUROPA SUBITO!
Intervista a Emma Bonino
SOMMARIO: Con il Manifesto di Ventotene, scritto nel
1941 da Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, al confino, dove erano stati
costretti dal regime fascista, il sogno dell'unità federale
dell'Europa diventa concreta lotta politica. Dopo cinquant'anni, la
Comunità Europea, unica istituzione esistente, è bloccata nel suo
sviluppo politico dall'assenza di veri organi sovranazionali. Dopo
anni di fallimenti delle iniziative governative o diplomatiche è
necessario affidare al Parlamento europeo, sostenuto dai Parlamenti
nazionali e da tutto il popolo europeo, il mandato di redigere la
carta costituzionale. L'evoluzione della Comunità in federazione, la
trasformazione delle federazioni di fatto in federazioni di diritto,
anche mutando la composizione geografica del loro attuale territorio,
la creazione di nuove federazioni, non solo in Europa, ma anche in
Asia, Africa, America Latina, è uno dei compiti prioritari del Partito
Radicale. (Il Partito Nuovo, n.3, Agosto 1991)
A
trentacinque anni dalla sua nascita, la Comunità europea diventa
sempre più incapace a realizzare gli obiettivi previsti e gli ideali
impliciti nei trattati costitutivi: il rafforzamento delle difese
della pace e della libertà, il miglioramento delle condizioni di vita
e di occupazione dei popoli, l'unità e lo sviluppo armonioso delle
loro economie. Infatti, sul piano politico, l'assenza di una voce
unica non permette alla Comunità europea di contribuire alla soluzione
delle crisi politiche e militari che avvengono persino ai suoi
confini. Sul piano economico, la mancata realizzazione di un mercato
interno e di politiche comuni, soprattutto nel campo della ricerca,
dell'industria, dell'energia, della tecnologia e dell'ambiente, da un
lato moltiplica i costi diretti e indiretti, causati dallo spreco di
risorse e dalle molte duplicazioni, dall'altro diminuisce i profitti,
non beneficiando dell'economia di scala, della distribuzione ottimale
dei fattori di produzione e del moltiplicatore di efficacia derivato
dal quadro comunitario. Sul piano sociale, la mancanza di una politica
comune del lavoro e dell'occupazione, non solo aumenta gli squilibri
territoriali, ma sta creando milioni di disoccupati e sottoccupati,
rendendo così ancora più difficile l'inserimento di centinaia di
migliaia di cittadini di paesi extracomunitari, spinti all'esodo dalla
fame e dal sottosviluppo. Più in generale, la rinazionalizzazione di
tutte le politiche impedisce la realizzazione di un grande programma
di collaborazione solidale nord-sud ed ovest-est, che potrebbe
eliminare alle origini i più gravi problemi con l'attuazione di un
nuovo «piano Marshall». Allo stato attuale dell'azione della Comunità,
non è da prevedere una soluzione democratica a questa situazione.
Fallito il tentativo di realizzare gli Stati Uniti d'Europa, partendo
dal progetto di trattato di Unione europea, elaborato da Altiero
Spinelli ed approvato dal Parlamento europeo nel febbraio 1984, il
Mercato unico europeo, principale obiettivo dell'Atto Unico, si avvia
al fallimento o a realizzazioni settoriali, tecnocratiche e
soprattutto non democratiche. Questo perchè, come testimoniano le
ripetute crisi, qualunque sia il grado di integrazione economica che
si raggiunge, essa non porta mai automaticamente all'integrazione
politica: un programma economico, specie se di dimensione
superstatuale, richiede necessariamente una gestione politica, cioè
istituzioni capaci a delinearlo e a garantirne l'attuazione
democratica, adeguate allo stesso livello sopranazionale: un
Parlamento europeo che disponga di poteri legislativi e di controllo e
una Commissione dotata di reali poteri esecutivi. Per realizzare
questo salto di qualità politica bisognava superare il trattato di
Roma e l'Atto Unico, affidando al Parlamento europeo, investito dal
mandato costituente, l'elaborazione di un nuovo trattato.
L'attribuzione del mandato avrebbe acquistato maggiore forza ideale e
democratica se ottenuto con referendum popolare, come realizzato in
Italia su iniziativa congiunta del Partito Radicale e del Movimento
Federalista Europeo, contestualmente alle elezioni europee del 1989.
E' necessario, perciò, che i federalisti democratici, in primo luogo i
membri del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali,
contribuiscano al rafforzamento del Partito nuovo, federalista,
transnazionale e transpartitico, impegnato prioritariamente nella
elaborazione e nella successiva ratifica della nuova carta
costituzionale degli Stati Uniti d'Europa. Il Partito nuovo è il
partito degli innovatori che deve battersi contro quello degli
immobilisti e la palude dei partiti tradizionali. Il compito è
difficile: però, più ampio sarà il consenso al Partito nuovo, più
rapidamente si potrà contribuire alla realizzazione degli Stati Uniti
d'Europa, aperti alla adesione e alla collaborazione di tutti quei
paesi che vogliano condividere questo grande progetto, fondamento
degli Stati Uniti del Mondo. |