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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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LE TRE SCHIARITE PER L'EUROPA

Il Corriere della Sera - 20 maggio 2013

di Franco Venturini

All’Europa i piccoli passi non bastano più, dice il ministro degli Esteri Emma Bonino. La nuova titolare della Farnesina resta fedele all’opzione federalista, ma la presenta, questa volta, come una urgenza pragmatica: senza un recupero del progetto complessivo che porta all’Unione politica, la Ue è condannata a morire di euro, e resta poco tempo per un rilancio capace di appassionare - o almeno di prendere a bordo - i popoli scossi dalla crisi. La via indicata da Bonino a Paolo Valentino nell’intervista pubblicata ieri dal Corriere («Europa federale ora o mai più») è oggetto da sempre di vivaci dibattiti. Chi la pensa diversamente ritiene che nella realtà l’Europa possa essere soltanto intergovernativa. Ma il punto sul quale il ministro ha di sicuro ragione è quello dell`immediato bisogno di pragmatismo se si vuole evitare il naufragio. Si può avere qualche nuova speranza, c’è forse qualche schiarita tra i cupi nuvoloni europei? Con la prudenza del caso crediamo di poterne individuare almeno tre, e l’Italia è tra queste. Prima, la Germania. Descritto dalla maggioranza degli osservatori come paralizzato dall’avvicinarsi delle elezioni di settembre, il governo di Angela Merkel ha in realtà lanciato qualche inedito segnale di adattamento alle circostanze. Francia e Spagna hanno ottenuto due anni in più per riportare il loro deficit sotto i13% del Pil. Berlino non può più fingere di non vedere che il «consolidamento» dei conti pubblici nei Paesi più esposti non ha portato alla ripresa della crescita e si è invece tradotto in problemi di governance aggravati dalla crescita di fenomeni di populismo talvolta dichiaratamente anti-europeisti. E non basta, perché anche nella Germania rimasta prospera si affacciano ormai segnali economici minacciosi. Non ultimo quello riguardante la necessità di sostenere le esportazioni tedesche su mercati dove i consumi cadono rovinosamente. Berlino si accinge a cambiare linea? Non è probabile, perché il rigore è nella sua cultura, l’opinione pubblica non vuole «finanziare» chi non ha fatto le riforme o non ne ha fatte abbastanza, e la competitività nasce appunto da quelle riforme che vengono reclamate a gran voce. Ma ci sono tanti modi di chiedere rigore: qualche novità c’è stata ed è lecito augurarsi che dopo le elezioni la tendenza alla flessibilità si rafforzi. Seconda, la Francia. Il compleanno di François Hollande all`Eliseo è stato tutto tranne che una festa. Ma il Presidente, sotto accusa in casa propria, ha reagito alla grande sul piano europeo. Con una dichiarazione di principio: l’Unione politica proposta dalla Merkel come obbiettivo lontano non solo è fattibile, ma va realizzata entro due anni. Troppo ottimismo perché le parole di Hollande risultino pienamente credibili, forse, ma resta che la Francia sovranista è ora pronta a partecipare al progetto che è anche quello di Emma Bonino e dell`Italia. E poi, Hollande ha fornito una assicurazione strategica: Parigi non intende allearsi con Italia e Spagna «contro» l’austerità alla tedesca, e ritiene che sarebbe un grave errore contrapporsi sistematicamente a Berlino come era in realtà accaduto nei tempi più recenti. Qui non si tratta di valutare l’eventuale uscita della Gran Bretagna dalla , Ue via referendum, circostanza che risulterebbe comunque gestibile nel reciproco interesse. Qui si deve piuttosto stabilire se l’asse franco-tedesco, per decenni motore dell’Europa, si stia trasformando in una contrapposizione tanto forte da distruggerla, l’Europa. E Hollande ha risposto che non sarà così. Si attendono verifiche. Ultima ma non meno importante, l’Italia. Anzi, il «caso Italia» che a fine mese spera di uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo. Nessuno in Europa sottovaluta quanto di necessario ha fatto il governo Monti. Ma la sua perdita di consensi, i due mesi di totale incertezza seguiti alle elezioni, il successo di un fenomeno arduo da decifrare come il Movimento 5 Stelle, il ritorno in forza di una personalità controversa come Silvio Berlusconi, hanno alimentato incertezze e timori sul nostro Paese. Oggi non poco è cambiato. Giorgio Napolitano è rimasto al suo posto, Enrico Letta, Fabrizio Saccomanni e Emma Bonino costituiscono insieme una garanzia per l`Europa, e non sono passate inosservate, a Bruxelles e nelle capitali della Ue, le assicurazioni fornite da Berlusconi sul sostegno al governo e sull`intenzione di non far pesare su di esso vicende personali di natura giudiziaria. L’Italia che è per l’Unione politica e che come la Francia non vuole uno schieramento anti-Germania comincia insomma ad avere la credibilità necessaria per reclamare nella Ue, sin dal prossimo vertice di giugno, misure collettive e più energiche per la crescita, piani contro la disoccupazione, intese di flessibilità nell’applicazione di un rigore necessario. Se poi Berlusconi completasse l’opera di sostegno a Letta dichiarando che anche le promesse elettorali (si legga abolizione dell’Imu) saranno mantenute nel limite delle possibilità nazionali ed europee, l’Europa, c’è da giurarci, non mancherebbe di prendere nota. Schiarite possibili, dicevamo. Non molto di più, perché l`Unione bancaria va a rilento frenata da Schäuble, la disoccupazione aumenta e si trasforma in rigetto dell’Europa, la ripresa resta al di là dell’orizzonte, la Bce fa il possibile e fa bene ma deve stare attenta alle alzate di scudi della Bundesbank, le distanze sociali tra l’Europa che se la cava e quella che soffre crescono anch’esse, la rotta di collisione tra risanamento d’urgenza e democrazia (elezioni) non è stata ancora corretta. La Bonino ha ragione, bisogna fare presto. Magari allargando quelle tre schiarite.





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