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UN EFFETTO DOMINO SUGLI EQUILIBRI DELLA REGIONE

Il Sole 24 Ore - 26 novembre 2013

di Alberto Negri

Cosa cambia in Medio Oriente dopo l'accordo con l'Iran? La risposta √® davanti a noi: molto √® gi√† cambiato, anche in Iran. Quando andai per la prima volta a Teheran nell'80, un anno dopo la rivoluzione, gli iraniani erano 42 milioni, ora sono 75, di questi oggi oltre 50 milioni hanno meno di 34 anni, un'intera generazione che non ha coltivato l'utopia khomeinista e neppure partecipato alla guerra contro l'Iraq di Saddam Hussein. Un altro mondo. Cosa significhi questo lo abbiamo visto nel 2009 con le proteste oceaniche dell'Onda Verde, che anticiparono il risveglio arabo contro i rals, e sono stati proprio i giovani nel giugno scorso a decretare la travolgente vittoria del presidente Hassan Rohani, attirati dal suo programma per far uscire il Paese dall'isolamento. Ma proprio quanto avvenne con il Movimento Verde deve far riflettere con realismo sull'Iran. La repubblica islamica √® ancora in grado di esercitare un controllo e una repressione assai efficaci; √® capace di fare la guerra fuori dai suoi confini, come ha dimostrato il sostegno alla Siria di Assad e agli Hezbollah libanesi: insomma si √® seduta al tavolo di Ginevra sotto la forte pressione delle sanzioni ma non si sente uno Stato sconfitto o semi-fallito come altri della regione. Ci sono sei mesi davanti per capire se Teheran rispetter√† i patti sul nucleare, un semestre cruciale per costruire quella fiducia con la comunit√† internazionale che finora non c'√® mai stata. Ma anche per superare le resistenze a questa intesa. E qui dobbiamo cercare soprattutto nel fronte interno ai due schieramenti: in Iran l'ala dura delle Guardie rivoluzionarie che si oppone a Rohani, con la Guida Suprema Ali Khamenei a fare da arbitro, ambiguo, della situazione; in America gli avversari sono una parte consistente del Congresso e la lobby filo-israeliana. I nemici esterni all'accordo, come Israele e Arabia Saudita, si erano gi√† resi conto prima degli altri che il Medio Oriente stava cambiando quando Obama ha afferrato al volo la ciambella di salvataggio lanciata da Vladimir Putin sulla Siria per evitare di essere trascinato in un altro Iraq o in un nuovo Afghanistan. Due i dati fondamentali. Per la prima volta nella storia della regione, nel giro di poco pi√Ļ di due mesi, sono stati firmati degli accordi di disarmo con la diplomazia multilaterale, quello per la neutralizzazione dell'arsenale chimico in Siria e il nucleare iraniano. Il secondo aspetto √® stato il ritorno da protagonista della Russia di Putin che ha fermato l'intervento americano e ottenuto una risoluzione all'ONU sulla Siria. Una diplomazia pugnace e astuta quella di Mosca, come dimostra quanto ha detto a Roma il ministro degli Esteri Serghei Lavrov confermando la data del 22 gennaio per la conferenza sulla Siria, antico protetto di Mosca: ¬ęVogliamo allargare la partecipazione all'Arabia Saudita e all'Iran¬Ľ, coinvolgendo in questo modo Teheran ma anche il suo avversario, la monarchia saudita. E i russi hanno anche qualche leva per attenuare l'ostilit√† israeliana all'intesa con gli iraniani: con Israele sono in affari strategici per il gas nel Mediterraneo e nello Stato ebraico vivono quasi un milione di cittadini di origine russa. Mosca porta gi√† a casa dei dividendi - l'accordo per la vendita di armi all'Egitto - e si gioca ogni carta, anche quella di Stato protettore dei cristiani: 50mila siriani hanno chiesto la cittadinanza russa, ecco perch√© l'incontro di Putin con il Papa √® importante. L'intesa di Ginevra pu√≤ rappresentare l'inizio della fine di una sorta di status quo che ha paralizzato per anni gli equilibri del Medio Oriente. L'Iran √® una potenza regionale di primo piano e l'influenza della repubblica islamica sciita si esercita su un vasto quadrante che va dal Libano alla Siria, dalla Palestina all'Iraq, dal Golfo all'Afghanistan, dove nel 2014 comincia il ritiro, parziale, della Nato. Anche l'Italia √® direttamente interessata: abbiamo soldati in Libano e Afghanistan mentre la Sponda Sud √® per noi un fianco strategico, sotto il profilo della sicurezza ed economico. ¬ęL'Iran √® parte del problema ma anche parte della soluzione¬Ľ, sottolinea il ministro degli Esteri Emma Bonino che esplora con Mosca le possibilit√† di collaborazione politica, a partire dalla partecipazione alla conferenza sulla Siria. Gli effetti dell'apertura all'Iran potrebbero per√≤ avere risvolti negativi. Una delle prime vittime candidate √® il negoziato tra palestinesi e israeliani: il premier Benjamin Netanyahu, irritato per l'accordo di Ginevra, ha dato il via libera a nuovi insediamenti. Senza contare le reazioni del mondo sunnita diviso al suo interno oltre che schierato contro gli sciiti capace di influenzare la destabilizzazione di Stati in via di sgretolamento come Libia, Siria, Libano. Gli accordi, come dimostra il passato, qui hanno una doppia lama, perch√© come scrive il poeta arabo Adonis ¬ęin Medio Oriente anche la pace √® assetata di sangue¬Ľ.





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