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MARO', BAN SI CORREGGE: "A RISCHIO MISSIONI ANTI-PIRATI"

L'UnitĂ  - 14 febbraio 2014

di Umberto De Giovannangeli

Qualcosa si muove al Palazzo di Vetro. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon ha corretto il tiro sul caso marò e ha promesso al governo italiano un intervento presso le autorità indiane. Un cambiamento di rotta, frutto del pressing diplomatico italiano, di cui la ministra degli Esteri, Emma Bonino, ha riferito intervenendo in Parlamento, prima al Senato e poi alla Camera. Ban, ha spiegato la titolare della Farnesina, «mi ha assicurato comprensione e un intervento verso le autorità indiane». A quanto si è appreso in ambienti diplomatici, il segretario generale si è detto «sorpreso» per la decisione indiana di ricorrere all'applicazione del Sua Act, la legge anti-terrorismo e ha sottolineato la propria intenzione di approfondire la questione, anche dal punto di vista giuridico.

PRESSING DIPLOMATICO

La conferma di una correzione di rotta del numero uno del Palazzo di Vetro viene in serata: Ban Ki-moon, è preoccupato per una vicenda da tempo irrisolta che vede coinvolti due importanti Paesi, e teme che possa avere delle ripercussioni sulle operazioni di sicurezza antipirateria e sullo stato di diritto»: così il portavoce di Palazzo di Vetro Martin Nesirky sulla questione marò. Parlando a Palazzo Madama, presente in tribuna lo stesso inviato del governo, Staffan de Mistura, appena rientrato dall'India, Bonino non ha nascosto la delusione italiana per la reazione iniziale di Ban Ki-moon: «Mi sembra lasci a desiderare e ci ha sollevato grande rammarico e fortissima perplessità». Non è una questione bilaterale tra due Stati, è una questione di diritto, ha insistito la titolare della Farnesina, che coinvolge Ue e Nato; e Ue e Nato sono schierate con l'Italia, perché preoccupate dal'«uso abusivo di un quadro giuridico che mette a rischio l'intera azione internazionale contro la pirateria». La richiesta del procuratore generale indiano di applicare la legge anti-terrorismo (Sua Act) nel capo di imputazione ha «modificato sensibilmente i termini della questione». «Ci sono - ha ricordato Bonino - molteplici convenzioni sul terrorismo sottoscritte in seno Onu oltre a risoluzioni del Consiglio di Sicurezza alla base delle operazioni anti-pirateria a cui l'Italia partecipa e a cui partecipavano i marò: convenzioni che hanno alla base non solo l'esigenza di condurre la lotta alla pirateria e al terrorismo, ma anche quella, non meno importante, di prevenire abusi e interpretazioni divergenti del termine di terrorismo o terroristi». Spesso, ha detto, se ne fa «un uso generoso se non abusivo», ecco perché - ha sottolineato - è bene che «ci sia una sorveglianza multilaterale sul modo di applicare le legislazioni nazionali questa materia». «Non si tratta di una divergenza o di una disputa tra due membri delle Nazioni Unite, ma di una massa critica di Stati che solleva queste preoccupazioni». I fucilieri, insiste Bonino, «erano inquadrati in una operazione di pirateria conforme alle convenzioni - ha continuato - e a due decisioni dell'ONU. Abbiamo contestato la legittimità dei giudici indiani, la cui giurisdizione è stata applicata in violazione delle norme internazionali». «Naturalmente le nostre azioni future saranno valutate anche alla luce della decisione del 18 febbraio» della Corte Suprema indiana. La ministra degli Esteri ha precisato che nella serata dell'altro ieri c'è stato anche un incontro tra il rappresentante permanente italiano all'ONU, Sebastiano Cardi, e Ban Ki-moon; e nel colloquio Ban ha espresso la sua «preoccupazione per la possibile applicazione del Sua Act». il pressing diplomatico italiano non si ferma: nelle prossime ore ci sarà un nuovo intervento dell'Ue su Ban Ki-moon, e «Mrs Pesc», Catherine Ashton, ne parlerà direttamente con lui. Nei prossimi giorni, inoltre la Bonino incontrerà direttamente Navi Pillay, l'Alto Commissario per i Diritti Umani, a cui nelle scorse settimane aveva inviato una lettera per sollevare il problema della violazione dei diritti umani dei due fucilieri di Marina, per i quali - a due anni dall'inizio della vicenda - non è stato ancora ascritto formalmente un capo di imputazione. L'Italia punta all'internazionalizzazione della crisi, per questo si è mossa anche nei giorni scorsi per cercare di attirare il maggior consenso possibile intorno alla vicenda. L'obiettivo principale, ribadito anche ieri dalla titolare della Farnesina, è riportare a casa i due Fucilieri di Marina, almeno fino al processo di New Delhi.





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