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INDIA, ENNESIMO RINVIO SUI MARO' E L'ITALIA RICHIAMA L'AMBASCIATORE

Il Corriere della Sera - 19 febbraio 2014

Bonino: giustizia indiana incapace di gestire la vicenda


di Danilo Taino

«Non possiamo prenderli manu militari», ha detto ieri il ministro degli Esteri Emma Bonino parlando dei due marò trattenuti in India. Ma l'Italia può alzare la pressione diplomatica, e l'ha fatto. Subito dopo che la Corte suprema di New Delhi aveva deciso un nuovo rinvio del caso, Bonino ha annunciato il richiamo dell'ambasciatore italiano in India, Daniele Mancini, per consultazioni. Lo ha fatto con parole dure. Ha parlato di «manifesta incapacità delle autorità giudiziarie indiane di gestire la vicenda». Ha ribadito l'impegno dell'Italia affinché «vengano riconosciuti i propri diritti di Stato sovrano in conformità con il diritto internazionale» e ha assicurato che l'obiettivo primo è il rientro di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Delhi non ha voluto commentare. Il passo è di rilievo: l'ultima volta che un ambasciatore era stato richiamato in Italia - guerra in Siria a parte - era il giugno 2011, in occasione della mancata espulsione del condannato Cesare Battisti dal Brasile. Poco dopo l'annuncio di Bonino, la Farnesina convocava anche il rappresentante indiano a Roma, l'ambasciatore Basant Kuma Gupta, per dirgli, nelle parole del segretario generale del ministero, Michele Valensise, che «il comportamento dilatorio delle autorità giudiziarie indiane a distanza di due anni dall'incidente è inaccettabile e denota una volontà indiana di procrastinare la vicenda oltre ogni limite». Il nuovo rinvio, al 24 febbraio, deciso a Delhi ha insomma provocato una reazione forte, probabilmente decisa in precedenza dal «gruppo marò» operante presso la presidenza del Consiglio. Ciò, nonostante che si sia nel pieno di un cambio di governo. Da notare, cosa interessante, che sia Bonino sia Valensise accusano le «autorità giudiziarie indiane»: si astengono dal chiamare in causa direttamente il governo di Delhi. Le ragioni sono più d'una ma quella rilevante è che l'azione decisa ieri ufficializza l'esistenza di una controversia giudiziaria sui tempi lunghissimi che sta prendendo l'istruzione del processo ai fucilieri di Marina: due anni dopo i fatti di cui sono accusati, avvenuti il 15 febbraio 2012, non si conoscono ancora i capi d'imputazione. A questo punto, la controversia è doppia: oltre a quella sui tempi, infatti, 12 giorni fa l'Italia aveva mandato all'India una nota a verbale (una lettera ufficiale) nella quale rivendicava la giurisdizione sul caso, in quanto i fatti sono avvenuti in acque internazionali e quindi andrebbero giudicati da un tribunale italiano. Si tratta di passi finalizzati, se non ci sarà un accordo, ad arrivare con buone carte a un arbitrato internazionale.
Ora, la questione marò sarà, tra quelle rilevanti, sul tavolo di Matteo Renzi e del nuovo governo. Vista la pressione trasversale che nelle settimane scorse quasi tutti i partiti hanno effettuato - pur con differenze di toni - si suppone che l'approccio non sia destinato a cambiare. Il lavoro sul piano giudiziario e quello sul piano diplomatico dovranno anzi intensificarsi, dopo che è stata alzata l'asticella. A proposito di diplomazia, Gran Bretagna, Cipro e Malta hanno inviato una lettera alla segreteria del Commonwealth, del quale l'India fa parte, a sostegno della posizione italiana. In India, infine, le reazioni alla mossa italiana sono state miste: critiche, in molti casi virulente, ma anche comprensione per la posizione di Roma.





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