LA CONDIZIONE FEMMINILE E GLI STEREOTIPI DEI MEDIA
L'Unità - 22 marzo 2008
di Sabina Ambrogi
Piazza San Giovanni di Dio, quartiere popolare della capitale. Un`enorme piazza con un grande mercato, attraversata da una linea ferrotranviaria che arriva fino al centro. Dietro la fermata, un manifesto gigante reclamizza una cucina: testimonial è una bambina con cappello da cuoca che brandisce un mestolo. E la guardiana della casa, la protettrice del focolare versione pop. Nell`immaginario collettivo di molti il mestolo potrebbe anche essere il mattarello di Petronilla. Un passaggio di testimone con il personaggio del Corriere dei Piccoli. Accanto al manifesto della bambina molte facce elettorali promettono che l`aiuteranno a stare lì ancora per molto tempo. Con la stessa grafica per giunta: i poster sono lo stesso discorso, e usano lo stesso linguaggio. Arriva il tram. Sulle pareti esterne del mezzo pubblico, versione super gigante, c`è un bambino travestito da intellettuale con occhialetti tondi. La scritta parla di un progetto chiaro: «da grande voglio fare l`avvocato». Il tram si ferma sotto il cartellone della bambina del mestolo. Il confronto diventa sinistro quando il mezzo riparte sferragliante, portando la gente al lavoro, a scuola, all`università , a casa. Scende giù il serpentone verde e scompare nella circonvallazione Gianicolense con il sogno di un piccolo uomo, lasciando la bambina del mestolo proprio davanti al mercato. In barba a ogni dato: le donne italiane sono più brave all`università , e come testimoniano recenti studi effettuati dalla McKinsey: le aziende con maggior numero di donne in carriera funzionano meglio.
Interno appartamento. La tv è accesa. Nel video alcune donne piangono disperate: sembra una tragedia, invece è una banalità . Subito dopo è una tragedia ma si piange come per la banalità . Non si capisce più. Il messaggio è che le donne piangono. Interrompe il programma una pubblicità di sottilette. Il filmato è girato ad arte: la tecnologia fa passi da gigante. Protagonista una bambina con idee chiare: «so come prendere per la gola mio marito». Gioca a quando sarà grande e cucina per il marito. Non dice "signora mia", però lo pensa. L`interruzione pubblicitaria successiva racconta di sua madre: suonano alla porta, un uomo ha per lei un detersivo (gli uomini aiutano spesso le donne a scegliere) e lei con quel detersivo potrà finalmente pulire il pavimento che pare uno specchio, e la figlia potrà mettere piedoni da adulta con calzini questa volta non più sudici, sul divano bianco. Business are business. La pubblicità si deve rifare al mondo del desiderio, e questo si rifà al sesso.
Ecco che un anticalcare viene associato a una donna vestita da sera che si dimena in un ballo sensuale perché ha appena pulito un lavandino. Lo aveva detto anche l`oroscopo: «venere positiva e marte avverso vi spingono a fare pulizia nella vostra vita». La donna mediterranea per tradizione viene identificata con la madre accudente: una gigantessa che ha fatto comodo alla politica, si occupa di figli, di genitori anziani, di cucina, e ha sostituito meravigliosamente ogni politica di welfare. Oppure è corpo spalmato su palazzi di cinque piani, molto spesso corpo del reato ("il liquido seminale sul corpo della ragazza" precisa inquietante Vespa), corpo che dà vita, oppure primissimo piano da inquadratura per esame ginecologico. Tra questi due poli, sintesi della mamma e della femmina da sedurre (che non somiglia mai alla mamma), e che deve sedurre (la bionda o la bruna? Il dilemma di Sanremo), oscilla l`italiana mediatica. Un po` comare, o super comare quando gestisce emozioni, affetti e pettegolezzi in programmi in cui viene affidata a un donna la conduzione, e un po` baldracca. Sempre emozionabile, fragile, in perenne dramma di scelta tra famiglia e carriera. Stereotipi tv, "tipi fissi", che si ritrovano nelle aziende e nella politica delle assunzioni, seguendo le stesse logiche sghembe di sintesi del reale tipiche della cultura di massa. La donna si emoziona: poco adatta a posti da leader. Donna con talento? Una rompiscatole. Donna in là con gli anni? Donna vecchia. Se nella finzione manca un mito di riferimento italiano come è l`homo economicus Robinson Crusoe, al femminile (nella finzione come nella realtà ) l`associazione donna-lavoro si complica ancora di più perché prima o poi prende l`abbrivio della scelta della maternità . E se non fa figli, l`equazione è sterilità quindi antipatia.
Se fa carriera: una iena perché è come un uomo. Ma a chi parlano i media e a quali stereotipi si rifanno le aziende se inoltre le donne italiane non fanno più figli? L`universo femminile si dissolve per sempre a 45 anni. Per la fiction esce dalla sceneggiatura, se ha 60 anni balla il liscio. Ma le sessantenni di oggi, non erano le ragazze del `68... cresciute col rock e le rivoluzioni sessuali? E dove sono finite? Per la pubblicità ricompaiono felici (quasi quanto per il lavandino pulito), quando è tempo di colla per dentiera. La fotografia, impietosa, della questione femminile italiana e la mappa delle soluzioni possibili è stata tracciata dall`allegato alla strategia di Lisbona, la Nota Aggiuntiva firmata da Bonino, Damiano, Pollastrini e Bindi e che Emma Bonino (per la stampa internazionale Madame Lisbone) ha diffuso con due grandi convegni uno a Catania dedicato al welfare e all`occupazione (al sud, banalmente, il 70% delle donne non lavora) e un convegno del 3 marzo a Milano, alla Bocconi su stereotipi femminili nei media, e su quanto questi condizionino l`economia. Classico caso in cui il contesto fa il testo: nell`aula magna, della Bocconi, luogo predi letto per "discorsi della corona" di economisti di punta si sono scandagliate eguaglianze, mutamenti e possibili cambiamenti tra stereotipi nei media e nelle carriere chiamando a parlare professionisti di alcuni segmenti fondanti della comunicazione: pubblicità , spettacolo, e fiction. E stata presentata la ricerca della Rai 2007 sull`evoluzione del ruolo femminile nei palinsesti. Se mutamenti ce ne sono stati, resta fermo il fatto che la fiction parla di donne, ma sono sempre gli uomini che hanno le beau role nella storia, così come sempre di più sono donne a condurre notiziari ma direttori e vice direttori dei tg, cioè chi decide su quali notizie soffermare l`attenzione dell`opinione pubblica, sono ancora uomini. Esattamente come accade nelle aziende. Ci si appiglia a quanto pare, nella finzione mediatica come nella realtà la fusione delle due ha prodotto una terza realtà che sembra essere quella di riferimento) a stereotipi superati da ogni evidenza: un po` per pigrizia, un po` per fretta, un po` per convenienza.
Viene in mente l`irritazione di Pupella Maggio in "Natale in casa Cupiello" che se la prende con un meticoloso e preciso De Filippo ossessionato dal presepe: "e miette quattro pastori comme vanno vanno!".
Ma business are still business? Si direbbe di no. La tv generalista perde pubblico, e la pubblicità i consumatori, meglio ancora, le consumatrici. 6 milioni di disoccupate e un tasso di natalità ridotto ai minimi storici. Che fanno di preciso le donne italiane allora? Le hanno perse di vista tutti: politica e media. E anche l`economia. Benché ossessivamente presenti sono sempre "fuori fuoco", fuori dall`inquadratura, fuori dagli obiettivi. Quelli europei ancora di più: dieci punti in meno da recuperare in due anni per essere al passo con l`Europa a 27 che prevede un`occupazione femminile al 60%. Sempre collocate fuori tema, tanto da ispirare l`ironia di Paola Cortellesi per un nuovo personaggio (già cult) di "Parla con me": l`attrice entra e esce dall`inquadratura di una telecamera fissa, su di un carrello - come fosse la statua di una Madonna trasportata - lanciando argomenti revisionisti: "il divorzio? Riparliamone! Meglio portarsi avanti col lavoro... "Siamo alla solita domanda cambiare la realtà o lucidare lo specchio? "Tutt`e due"afferma Emma Bonino "cambiare l`esistente si deve. Equesta lotta ci sia sempre viatica e compagna. Non si deve invece implorare rispetto, ma prendere in mano la nostra vita, anche perché l`unico santo a cui votarci siamo noi stesse".
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