CAMPAGNE
MISSIONI

CERCA:

 CAIRO DECLARATION ON FGM + FIVE

Nonviolent Radical Party

La rassegna video delle presenze in TV di Emma Bonino

"INVISIBILI E SENZA DIRITTI COSI' LA CINA DISTRUGGE LA STORIA DEL POPOLO UIGURO"

L'Unità - 5 maggio 2009


Intervista a Rebiya Kadeer



di Elena Doni


Decisamente le favole non abitano più qui, nel nostro vecchio mondo. E neppure nel Nuovo Mondo, che pure qualche mese fa ci ha fatto vivere un`entusiasmante variazione sul tema di Cenerentola, con il Palazzo che spalanca le porte al figlio. dei reietti. Una favola nuova, inaudita, stravagante, travolgente ci viene da un mondo antico sì, ma così remoto da apparirci impensabile. La storia ha movenze da romanzo d`appendice e la protagonista subisce tremende angherie prima di potersi ricongiungersi al suo "sposo adorato". Ma non è ancora detto che diventi principessa. Per ora è solo candidata. Al Nobel: per la pace. Si chiama Rebiya Kadeer ed è uigura. Come? Sì, del Uiguristan. Mai sentito? Lei lo chiama spesso Turchestan Orientale. Non c`è su tutti gli atlanti, ma per orientarsi basta sapere che confina con la Regione autonoma del Tibet, la Mongolia, la Russia, il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan. l`Af2hanistan e il Pakistan. Il nome ufficiale imposto dalla Cina è Provincia Autonoma Uigura dello Xinjiang, ma per gli indipendentisti il nome è offensivo e Rebiya si rifiuta di parlare cinese, che pure conosce bene. Così per il suo viaggio a Roma è stata ingaggiata una traduttrice, unica italiana a conoscere 1`uiguro, che l'accompagnerà oggi alla Camera dei Deputati dove Rebiya terrà un`audizione riservata al Comitato diritti umani sulla violazione dei diritti umani perpetrata dalla Cina nei confronti del suo popolo. Nei prossimi giorni parlerà al Parlamento tedesco e a quello Europeo. A Roma l`abbiamo incontrata.

Quali sono le infrazioni più gravi commesse dai cinesi nei confronti dei popolo uiguro?
«La privazione della libertà, a cominciare da quella di usare la nostra lingua. che deriva dal turco ed è molto diversa dal cinese. È vietato insegnare l`uiguro nelle scuole, è vietato parlarlo negli uffici pubblici. A noi è vietato anche praticare la nostra religione, che è prevalentemente l`islam, ma anche il cristianesimo che ha avuto una notevole diffusione. Agli uiguri è stato ritirato il passaporto, per riaverlo bisogna pagare circa 3mila euro, una somma enorme. Se vengono messi in carcere gli uiguri non ricevono cure mediche. I cinesi vogliono farci fuggire per occupare totalmente il paese».

Nel suo libro lei racconta che nel territorio uiguro del Lap Nur sono stati effettuati test atomici di superficie e che di conseguenza sono nati molti bambini senza occhi né orecchie. Continuano queste prove?
«No, sono state sospese, ma le conseguenze sono ancora presenti. E la Cina non manda dottori per curare chi è affetto da mali terribili. Anzi, è proprio qui che vengono mandati molti malati cinesi di Aids, nella speranza di contagiare la popolazione locale».

In Cina esiste un rigoroso controllo delle nascite è permesso un figlio solo, due nelle campagne. Lei ne ha avuti 11. Come ha fatto? E si praticano ancora gli aborti forzati, al nono mese di gravidanza come stava per succedere a lei?
«La politica del figlio unico è stata imposta nel 1979 e il mio primo figlio è nato nel`63, quando io avevo 15 anni. Per l`ultimo ho dovuto ribellarmi in ospedale perché non facessero a me e ad altre donne l`iniezione che avrebbe ucciso la creatura quando già cominciavano i dolori del parto. Si, questa pratica orribile esiste ancora. L`American Uiguri Association ha stilato recentemente un elenco di donne costrette ad abortire al nono mese».

Lei è stata un`imprenditrice famosa, al 7° posto nella classifica dei più ricchi della Cina. Dopo la fuga dallo Uiguristan verso gli Stati Uniti è riuscita a conservare parte dei suoi averi?
«No, ho perso tutto. I figli che vivono con noi in Virginia lavorano, mio marito e io scriviamo. E siano aiutati dall`Associazione degli uiguri d`America».

Nella sua biografia ha scritto: "solo a pancia piena si pub riflettere sulla libertà". Cosa voleva dire esattamente?
«Proprio questo: senza soldi e senza cibo non si riesce a pensare. Tutte le energie sono concentrate sulla necessità di sopravvivere. La Cina non dà lavoro agli uiguri perché quando si è alla fame non si pensa alla libertà. La situazione del Turchestan Orientale è drammatica: esattamente come quella del Tibet».

Lei è stata intraprendente anche in amore. Fu lei a dichiararsi al suo secondo marito?
«Sì e fu un`iniziativa che non rientrava nelle tradizioni. Gli dissi che mi ero innamorata di lui dal primo momento che l`avevo visto, che avevo 29 anni e sei figli, ma che il mio amore era quello dì una vergine. "Sono intelligente, bella, sono una donna speciale", esclamai. E aggiunsi che dal suo sguardo avevo capito che gli piacevo. Lui sorrise imbarazzato, poi mi disse che non poteva sposarmi e che io gli sembravo pericolosa. Ci rimasi male ma continuai a pensare a lui. Passarono sei mesi e lui tornò portandomi un quaderno con 260 poesie d`amore».

Quindi vi sposaste subito?
«Al mio adorato aveva deciso, ma io dovevo prima metterlo al corrente delle mie esigenze. Gli dissi che dovevo ungere le sbarre che limitano la libertà del popolo uiguro. Il governo cinese non ci avrebbe mai concesso il potere spontaneamente, perciò era necessario che io mettessi insieme un patrimonio per poter avere influenza. E per questo volevo continuare i miei commerci. "Prima devo servire i miei compatrioti - gli dissi - e poi posso essere tua moglie". Ma aggiunsi che non doveva essere geloso né triste per causa mia e che avevo bisogno del suo sostegno. Non posso immaginare la mia vita senza di lui».





Comunicati su:
[ Asia ] [ Cina ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ] [ Estremo Oriente ]

Rassegna Stampa su:
[ Asia ] [ Cina ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ] [ Estremo Oriente ]

Interventi su:
[ Asia ] [ Cina ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ] [ Estremo Oriente ]


- WebSite Info