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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

Interventi audiovideo di Emma Bonino (da RadioRadicale.it) »

UNA POLTRONA PER DUE

Pocket Parioli - febbraio 2010 di Germano Morosillo Quando e perché ha deciso di candidarsi? Sono passati sette mesi dall'assemblea di Chianciano dove, dopo aver denunciato con la "Peste Italiana" l'estremo deterioramento dello stato della nostra democrazia, abbiamo annunciato che la Lista Bonino-Pannella sarebbe scesa in pista in tutte le Regioni. Evidentemente nell'indifferenza generale perché in caso diverso la mia decisione di presentarmi candidata a governatore del Lazio non sarebbe stata accolta con sorpresa ma come fisiologica conseguenza dell'annuncio di giugno. Ricordo che noi radicali, diversamente da altri, raccogliamo firme legalmente, vale a dire sulle liste effettive e non raccogliendo firme in bianco. Quindi decidere d'impegnarmi in prima persona per il Lazio doveva avvenire entro tempi stabiliti". Quali sono le tre maggiori emergenze che dovrà affrontare da Presidente della Regione, se eletta? "Sanità, infrastrutture, lavoro. Oltre all'opacità nelle procedure, a cominciare da quelle delle nomine negli enti pubblici e nelle gare di appalto: un'emergenza anche questa". La sua candidatura potrà essere sostenuta da partiti che, a livello nazionale, risultano distanti tra loro. L'alleanza nel Lazio può rappresentare un primo passo verso un ricompattamento di queste forze? "Non mi sono presentata per fare da cavia a laboratori, nazionali o meno. Mi sono presentata con l'idea di proporre un programma e delle idee per il Lazio. Sono su questi che spero convergerà il sostegno di molti cittadini, oltre che delle forze politiche del centrosinistra a cominciare dal Pd, partito con cui c'è un forte impegno comune e un grande entusiasmo di lavorare insieme". Dopo il caso Marrazzo la Regione è alle prese con un problema di credibilita? Se sì, come superarlo? "In Italia si parla molto di privacy e di trasparenza. Sono in molti ad invocare la privacy sui loro redditi e si offendono alla sola idea di renderne conto e pagare le tasse: in cambio, fanno un'esibizione compiaciuta di quello che combinano a letto, loro e di preferenze gli altri. Io sono per la trasparenza su quanto e come si guadagna, specialmente per chi vuole rappresentare il popolo (noi radicali abbiamo da tempo proposto "l'anagrafe degli eletti e dei nominati") e sono invece senz'altro per la privacy su quando, se, con chi e come andare a letto. Con una riserva: che se il modo di vivere personale espone una persona pubblica a minacce o ricatti, non c'è privacy che tenga. Marrazzo si è esposto a questo rischio, ha esposto a rischi gravissimi le persone che ha frequentato, e ha compromesso le aspettative dei cittadini per i quali doveva governare. Su tutta questa vicenda c'è una respomsabilità giudiziaria, che riguarda la magistratura; una compassione umana, che riguarda tutti; e un netto ripudio politico, che riguarda specialmente la nostra parte. Credo che la mia candidatura sia anche un modo per superare tutto questo". Il voto cattolico è spesso determinante per l'esito di un'elezione: pensa di essere una candidata in grado di rappresentare le loro istanze, i loro valori? "Roma è la città dei credenti e anch'io sono credente, dipende in che cosa. Io credo con forza in alcuni valori di fondo. Certo, è probabile che parte delle gerarchie ecclesiastiche non sia entusiasta, per questo bisognerebbe parlare forse di "questione clericale" più che di "questione cattolica". Ma se parliamo dei credenti vi dico che non ho mai avuto problemi con loro. Le grandi battaglie civili sono state vinte non solo con l'impegno del mondo laico, ma anche col sostegno del mondo cattolico. Basti pensare alle vittorie degli anni Settanta, al ruolo enorme che ha avuto il voto cattolico in quei referendum. Io vado molto d'accordo coi credenti, forse perché vengo da una famiglia di cattolici praticanti, forse perché mia madre mi ha insegnato che nella sua religione un punto nodale è il libero arbitrio. Trovo però, se posso aggiungere, che puntualmente in ogni campagna elettorale la "questione cattolica" viene strumentalizzata, come se i cattolici fossero un blocco unico da usare come votificio, e ciò francamente mi sembra poco rispettoso per i cattolici stessi". Il presidente della Provincia è un esponente del centrosinistra, il Sindaco di Roma e del Pdl: questa mancanza di "uniformità" potrà rappresentare un problema, come talvolta accaduto in passatom, per il presidente della Regione Lazio? "Non sono sicura che "uniformità" sia un valore, neppure in politica...Comunque, non credo che ci saranno problemi visto che ognuno ha il proprio ambito di competenza". Molti identificano il Lazio con Roma, trascurando il fatto che ci sono altre quattro province e quasi quattrocento comuni. A che livello è la sua conoscenza del territorio? E come eviterà il rischio che Roma vampirizzi attenzioni e risorse, lasciando sullo sfondo problemi delle realtà più piccole? "Guardi che nonostante Roma abbia quasi metà degli abitanti, a me è molto chiaro l'ambito territoriale del Lazio... e io concorro al posto di Governatore della Regione e non di Sindaco del capoluogo". In che modo la sua esperienza all'estero e la lunga militanza nella politica nazionale potranno aiutarla ad essere un buon presidente di Regione? "Beh, aver fatto il Commissario europeo con tre direzioni generali alle proprie dipendenze e con bilanci non indifferenti e aver diretto due dicasteri come ministro, senz'altro aiuta. Come pure aver militato per decenni in un partito che non è stato mai sfiorato da alcuno scandalo e di cui nessuno può negare il contributo alla modernizzazione del nostro Paese e della sua società". Cosa la differenzia maggiormente dalla sua principale rivale nella corsa alla Pisana, Renata Polverini? "Renata mi ha definito "una politica di lungo corso". Ecco, forse quello che più mi differenzia da lei è una certa esperienza in politica e nelle istituzioni italiane, europee ed internazionali". In caso di sconfitta, resterà comunque in Regione come consigliere, o tornerà ad occuparsi di politica nazionale? "Credo che sia chiaro a tutti che io sono candidata alla presidenza della Regione e non a consigliere regionale".




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