Il Corriere della Sera (Ed. Roma) - 7 febbraio 2010
di Emma Bonino
Le risposte da parte dei «nuclearisti» continuano a non convincermi. In modo acritico ci ripropongono l'esempio del reattore francese EPR, nonostante le notizie d'oltralpe lo definiscano un fiasco industriale. A parte il rinvio almeno di un anno della messa in servizio dell'EPR di Flamanville e le perdite destinate a crescere sul cantiere finlandese, che vede la partecipazione del produttore francese Areva, la Francia non pare aver risolto con il nucleare la dipendenza da fonti fossili visto che consuma pro-capite più petrolio ad esempio della Germania. E se è vero che nelle ore morte, quando è in sovraccapacità , ci vende energia elettrica, è altrettanto vero che nelle ore di punta la compra dalla stessa Germania.
Una recente valutazione dell'ENEA evidenzia, invece, che le uniche opzioni tecnologiche con benefici sociali netti o con costi minimi sono quelle riconducibili al miglioramento dell'efficienza energetica nell'industria, nel terziario, nel trasporto, nell'edilizia residenziale, nella produzione e trasmissione di elettricità . Secondo questo studio si potrebbe risparmiare oltre il 20 dei consumi finali lordi l'anno. Questo enorme potenziale di risparmio energetico al 2020 corrisponde alla produzione elettrica di circa 8 grandi centrali nucleari. In più, le misure di efficienza energetica sono immediatamente praticabili, consentono di guadagnare tempo laddove le innovazioni non sono ancora mature in termini di prestazioni e di costi, permettono di operare scelte strategiche in modo più consapevole e calibrato alle nostre effettive esigenze. E certamente non hanno bisogno di 25/30 miliardi d'investimento privato che, tra l'altro, prosciugherebbe i finanziamenti a scelte energetiche alternative, per esempio le rinnovabili, già intraprese in molte regioni.
Il «treno nucleare», per quanto mi riguarda, è passato più di vent'anni fa, quali che fossero le ragioni. Cercare di riagganciarlo ora rischia di essere, oltre che velleitario, antieconomico e sostanzialmente inutile per risolvere i nostri problemi di indipendenza energetica. Le alternative esistono: efficienza energetica, energia rinnovabile, ricerca. Per il Lazio, come per il resto d'Italia.