PICCOLA POSTA
Il Foglio - 2 marzo 2010
di Adriano Sofri
Chi, come me, si augura di cuore la vittoria di Emma Bonino in Lazio, non si rallegra certo dell'assenza della principale lista opposta. Ma Renata Polverini sbaglia del tutto, mi pare, quando si dice delusa dai radicali. I quali hanno appena ridato prova una prova che ad alcuni di noi è parsa eccessiva, quanto allo sciopero della sete di Emma - di un attaccamento strenuo alla legalità, alla forma della legalità, e al rispetto delle regole. Lo stesso rispetto con cui Marco Pannella, Rita Bernardini e altri esponenti radicali (fra loro Sergio Stanzani, che ha compiuto ieri i suoi gloriosi 87 anni) sopportano l'assurda e scandalosa esclusione dalla candidabilità "amministrativa", regionali comprese che del resto sono elezioni politicissime. Lo svarione dei presentatori della lista del Pdl è così madornale da rendere vergognosamente ridicola l'accusa di violenza privata mossa contro persone nonviolente e fuori orario. Riammettere una lista mai presentata, dunque mai ammessa, equivarrebbe a trasformare le elezioni in una farsa. Il doppio sbaglio dei centrodestra vale a sottolineare un'ispirazione fondamentale della campagna di Emma Bonino, esaltato dalla cronaca giudiziaria e ordinaria recente, che riguarda corruzione dei comportamenti e degli animi, legalità e trasparenza. E che mette alla prova anche chi propugna moralità e fede, e si compiace di chiamare lei "abortista" - anzi iper e arciabortista - come se fosse un'innamorata dell`aborto, e non una nemica dell'aborto clandestino e dell`aborto forzato da condizioni materiali e da violenze maschili e famigliari e da legislazioni statali. E`troppo comodo, e non nobilissimo, avocare a sé la qualifica di difensori e amanti della vita e assegnare il prossimo all'abortismo e al cinismo mortuario. Anche fra depenalizzazione dell'aborto, e trasparenza c'è un nesso profondo, e, nonostante timori e anatemi, Emma Bonino presidente di regione e responsabile della sanità si adopererebbe - lo penso io, ci scommetto - a ridurre ancora di più, con le circostanze che li provocano, i ricorsi all'aborto.
“ONORE AI ‘PARTIGIANI’ RADICALI”
Il Clandestino - 2 marzo 2010
di Ambrogio Crespi
Sarà un'inconsueta forma di allergia di fine stagione? «Sembra proprio che il problema della legalità crei un po` di mal di pancia a coloro che dovrebbero difenderla e affermarla», taglia corto Marco Pannella. La bomba delle liste, esplosa in mano al Pdl romano, s`è fatta sentire pure dalle parti di Milano, dove pure la lista Formigoni, esclusa dalla Corte d`Appello, è stata rispedita al mittente. Terremoto pre-elettorale, insomma, su scala nazionale. E per i Radicali la dimostrazione matematica del teorema da tempo sostenuto: «Abbiamo documentato che, in quasi tutte le passate elezioni, i partiti presentavano liste sottoscritte illegalmente».
Il tutto mentre, sul tema della legalità, i Radicali stavano portando avanti la battaglia «perla legalità», con il ricorso allo sciopero della fame e della sete da parte di Emma Bonino. Verrebbe quasi da dire, chi di firma ferisce...
«Sul piano della violazione sistematica delle regole e dell'impunità, destra e sinistra di regime sono assolutamente identiche. Ma questa volta, rispetto al passato, si è verificato un fatto molto più grave. E cioè il concorso generale di una serie di reati omissivi da parte delle pubbliche autorità preposte alla fase preelettorale governo, ministeri, regioni e comuni che non hanno fatto quanto avrebbero dovuto per garantire il diritto dei cittadini ad essere informati sulla possibilità di poter depositare le firme e per consentire loro di esercitare questo diritto. Se aggiungiamo il fatto che alcune regioni hanno cambiato legge elettorale sette o otto giorni prima della scadenza del 28 febbraio, in alcuni comuni non c'è stata neppure la possibilità di distribuire i moduli per raccogliere le sottoscrizioni. Una serie di comportamenti omissivi, quindi, che insieme hanno dato vita ad un unico comportamento commissivo che ha prodotto, come detto, l'effetto di non consentire di informare i cittadini sui loro diritti-doveri. Poi c`è un secondo aspetto».
E quale sarebbe?
«La partitocrazia non si è neppure preoccupata che i loro esponenti, preposti a violare la legge, fossero adeguatamente formati. Mentre l`esercito dei "partigiani" radicali, si è dimostrato in grado di fare il lavoro che avrebbero dovuto fare le istituzioni. A Milano, ad esempio, abbiamo analizzato le firme della lista Formigoni. E ci siamo accorti che, quelle valide, non erano sufficienti. Il ricorso e il successivo esito hanno dimostrato che avevamo ragione».
Da Milano a Roma, però, nel Lazio è saltata la lista di tutto il Pdl...
«Per quanto riguarda il Pdl e Renata Polverini, c'è da chiedersi come sia nata la sua candidatura. Precisamente quando Ballarò sostituisce la presenza di Cgil e Uil con quella dell'attuale candidata governatore dei Lazio. Ma una cosa è certa, il più anonimo dei nostri tavolinari, sono molto più competenti di quanti, all'interno dei Popolo delle libertà, hanno una predisposizione a svolgere - e bene - questo lavoro».
Però, intanto, a quanto pare il Pdl ha denunciato i Radicali per violenza privata. Che idea si è fatto?
«Aspettiamo di ricevere il testo, quindi li controdenunceremo per calunnia e diffamazione. Del resto non c'è più alcun dubbio sul tentativo di compiere gli atti omissivi che hanno negato ai cittadini la possibilità di conoscere i propri diriti-doveri . E stiamo parlandodi 47 milioni di elettori tenuti all`oscuro e di oltre zoomila autenticatori che non hanno avuto la possibilità di assolvere alle proprie funzioni».
“MAI SFIORATI, NEANCHE CON UN DITO”
Il rappresentante denunciato per violenza da Milioni: “Mi sono solo sdraiato a terra”
Un non violento denunciato per violenza, come si sente?
Diego Sabatinelli, 40 anni, da 15 militante radicale, dipendente comunale, l'uomo che avrebbe sbarrato l'accesso ai rappresentanti del Pdl impendendo di fatta la presentazione della loro lista si inette sulla difensiva. «Mai sfiorati, neanche con un dito. Non sono un palestrato e neanche un colosso. Per la verità sono piuttosto esilino».
Sta di fatto che il partito più votato nel Lazio non è riuscito a presentare la lista.
«Problema loro. Chi doveva presentarla s'è allontanato con un faldone sotto il braccio fuori dall'ufficio elettorale. Quando sono ritornati erano le 12.45, ben 45 minuti dopo la chiusure».
Lei si è sdraiato a terra.
«E questa lei la chiama violenza? II magistrato era già presente e aveva ordinato ai carabinieri e alla polizia di schierarsi per non far entrare più nessuno. Nel frattempo gli impiegati continuavano a entrare e uscire. non volevamo che ci fosse un passaggio di carte. E noi da terra riuscivamo a vedere quello che succedeva».
Si è sdraiato a terra per controllare. E un pò bizzarro, non trova?
«Forse. E’ stato anche un gesto simbolico, è durato qualche minuto. Ma un gesto di non violenza, non abbiamo aggredito nessuno. Noi per settimane abbiamo denunciato l'impossibilità materiale di presentare le liste. La Bonino che ha fatto lo sciopero della fame e della sete è stata anche sbeffeggiata per questo. Adesso capita a loro e si accorgono sulla loro pelle cosa vuol dire».
Li ha visti cancellare i nomi dalle liste o adoperare il bianchetto?
«No. Io no. Ma ho sentito i socialisti che dicevano di averli visti. È un'operazione per sviare l'attenzione dei loro elettori su qualcosa che è successo al loro interno. La verità deve venire da loro, dai dirigenti del Pdl, un segno di rispetto nei confronti dei loro elettori».
Sono volati calci e pugni?
«Macchè! C'è un filmato, guardetelo. Hanno cambiato una giustificazione dietro l'altra. Il panino. l'aggressione. la figlia con la febbre. Ci manca solo che dicano che sono arrivati gli extraterrestri radicali a portarseli via».
“RADICALI VIOLENTI? NO, ABBIAMO LE PROVE”
La Repubblica - 2 marzo 2010
La Bonino presenta il suo listino e risponde alle accuse del Pdl
di Chiara Righetti
“Mi pare che i dirigenti del Pdl del Lazio abbiano fatto un gran pasticcio. Ora chi deve decidere decida. Ma nel rispetto della legge». Alla Casina Valadier per presentare la "lista del presidente", Emma Bonino torna quasi a malincuore sul tema caldo delle ultime ore, l`esclusione della lista Pdl. E prima di uscire in terrazza perla foto di gruppo sotto la pioggia aggiunge «solo una frase, sull`accusa di violenza addebitata ai radicali: la respingo con forza, non è vero. Ci sono prove foto- grafiche, testimonianze. Ma la nostra scelta di nonviolenza non voglio vederla sporcata o messa in dubbio: da qui la decisione della denuncia per calunnia». «Qui c`è una parte della storia e del futuro dell`Italia», aggiunge parlando del suo listino. Un elenco di 14 nomi per cui la legge «impone la parità fra sessi e la presenza delle province, ma entro questi paletti sono possibili molte opzioni. Noi abbiamo voluto aprire ad altri settori e professionalità, a persone che possano favorire la relazione fra società e istituzioni. Più facile a dirsi che a farsi, ma credo sia una bella squadra, con un progetto, non un duplicato dei partiti». Una squadra che va «dai 27 anni di Vincenzo lacovissi ai 68 del neuropsichiatra Pier Luigi Scapicchio. Da Latina, col presidente Acli Enzo De Amicis, a Viterbo con lo storico medievista Alfio Cortonesi. Dal giornalismo all`ambientalismo vissuto». E «la cui parte femminile mi soddisfa particolarmente: con Bia (Sarasini) siamo passate insieme lungo trent`anni di storia italiana; poi Marinella (D`Innocenzo), Luigina (Di Liegro). Nessun cambiamento avviene con facilità, ma da loro mi sento ulteriormente rafforzata». Il clima è di festa malgrado i mal di pancia che ancora agitano il Pd. «Non c` è stata volontà di escludere qualcuno a priori; mi auguro che la scelta della mozione Marino di uscire dagli organi del partito rientri, c`è bisogno di organizzare il lavoro» , prova a mediare il segretario Mazzoli. E nel ribadire la scelta di aprire alla società civile, sottolinea che «il vero titolare dell'operazione è stata Emma Bonino». Ma l'amarezza trapela forte nella lettera di Luisa Laurelli ai suoi elettori: «Il mio partitomi ha messo fuori della porta!». L'esclusa mariniana aggiunge: «In questi anni, alla scatola vuota che è il Pd e alla miseria cui è ridottala politica, ho cercato di contrapporre etica, coraggio, spirito di servizio» ma «non è stato sufficiente: sono l'unico consigliere uscente non ricandidato».