Il Mattino - 5 giugno 2010
di Teresa Bartoli
«È sempre sgradevole scoprire di aver fatto la Cassandra»: Emma Bonino si è battuta, da ministro e in Europa, per l`allungamento dell`età lavorativa delle donne. «La responsabilità  di non averlo fatto per tempo e bene - dice - non è solo del governo "cattivo" ma di molti». Ora «l`Italia non ha scelta» ed è solo un primo passo.
L`ultimatum Ue è un aiuto al governo che sarà  «costretto» all`intervento?Â
«Veramente, se ci fossimo messi in regola dal primo momento, all`infrazione, avremmo fatto un bene alle donne e probabilmente saremmo anche riusciti a vincolare gli eventuali risparmi al fondo per i servizi per le donne» .
Invece le donne guadagnano meno, non fanno carriera e lavorano anche in casa.Â
«È il vero problema. II welfare all`italiana fa sì che l`Italia è fatta in casa, sulla donna sulla quale ricadono bambini, anziani e malati».
Se la situazione è questa, perché «avremmo fatto un bene alle donne»?Â
«Perché se lo avessimo fatto per tempo, realizzando la rete di servizi e assistenza che mancano, avremmo svoltato rispetto alla situazione patetica delle donne italiane: l`unica carità pelosa loro riconosciuta è andare in pensione tre anni prima, così da esser ancora forti per fare le baby Bitter ai nipoti».
Invece, secondo il sindacato, oggi l`allungamento sarà deciso solo per far cassa. E addio servizi.Â
«Il rischio che finisca semplicemente a fare cassa obiettivamente c`è. Il mio rimpianto, a maggior ragione, è aver perso un`occasione e non esser riuscita, da ministro, a convincere i movimenti femminili e i miei colleghi di governo. Ora ci sarà come sempre chi dirà "ci vuole ben altro" e chi si opporrà . Mentre, immagino, non ci sarà forza sufficiente per lottare perché i risparmi dell`equiparazione dovuta vadano al mondo femminile. Ci proveremo in Senato».
Se il rischio è far cassa e il welfare non esiste, è giusto imporre questa parità  facendo finta di non vedere disparità ed ingiustizie?Â
«Il problema non è se è giusto o non è giusto. Purtroppo non abbiamo scelta. L`equiparazione va fatta. Anche perché, se andiamo in Corte, la perdiamo e così l`Italia dovrebbe anche pagare fior di multe al bilancio europeo».
Ora tocca al pubblico, sarà  necessario intervenire anche nel settore privato?Â
«Non solo. L`innalzamento dell`età pensionabile, con relativa equiparazione, è una necessità . Nessuno Stato sociale è più in grado di garantire pensioni ventennali o venticinquennali. L`aumento della speranza di vita ed il declino demografico ci fanno diventare sempre meno e sempre più vecchi. Nel 2050 ci troveremo, in tutta Europa, con quattro lavoratori a sostenere tre pensionati. Prima si affronterà il problema con realismo, spiegando ai cittadini come stanno le cose, meglio sarà ».
Quindi questo è solo un primo passo?Â
«Ovvio. E non perché lo chiede l`Europa. Prima ci si arrenderà all`evidenza di un welfare che spende pochissimo in ammortizzatori sociali e quasi tutto in pensioni, meglio sarà . Non è piùÂ
possibile sostenere gli anziani a scapito dei giovani».