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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

Interventi audiovideo di Emma Bonino (da RadioRadicale.it) »

IL DIMENTICATO (DI UN CONTINENTE NON DIMENTICATO)

Riders - Giugno 2010

di Emma Bonino

Normalmente si parla dell'Africa come del "continente dimenticato", o peggio ancora "alla deriva". In realtà, dimenticato lo è solo sotto alcuni aspetti, quelli che riguardano più direttamente il progresso economico e sociale dei vari paesi e il nostro eventuale sostegno, ma non lo è affatto quando si tratta, per noi europei, di fare affari. Penso in particolare all'egoismo miope della cosiddetta Politica Agricola Comune, la PAC, che assorbe quasi la metà del bilancio comunitario per sovvenzionare un'agricoltura europea in netta perdita, impedendo così ai paesi in via di sviluppo, tra cui quelli africani, di migliorare questo settore, fondamentale per l'economia di molti di loro. Si fa un gran parlare del gran numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà, dei rapporti sempre più preoccupanti della FAO, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, ma alla resa dei conti, nessuno muove un dito, salvo concludere, come Unione Europea, accordi di associazione con molti Stati africani, ovviamente svincolati da qualsiasi clausola che riguardi il rispetto e la salvaguardia dei diritti umani. Gli analisti già da anni hanno lanciato l'allarme, pongono problemi di sostenibilità, anche delle scelte in materia di tutela ambientale, per non parlare della questione del le risorse idriche, che proprio in queste settimane sta rischiando di aprire una crisi diplomatica tra Egitto e Sudan da una parte e gli altri paesi che fanno parte dell'Iniziativa del Bacino del Nilo dall'altra. Le difficoltà che attanagliano la vita di questo continente continuano quindi ad essere diverse, tutte rilevanti, ma ci sono anche ambiti in cui i progressi, almeno negli ultimi anni, si sono susseguiti con una rapidità inaspettata, anche grazie all'impegno di numerosi governi. Come molti sanno, la metà dei paesi africani è interessata dalle mutilazioni genitali femminili (Mgf), un'antichissima pratica tradizionale che non ha alcuna attinenza con i precetti di nessuna religione, ma serve sopratutto a garantire che la donna arrivi vergine al matrimonio. Una vera e propria tortura finalizzata al controllo del piacere sessuale della donna, che presso molte comunità locali assume il significato di un rito che segna il passaggio dall'infanzia all'età adulta. Nel corso dell'ultimo decennio, grazie anche al lavoro di Non c'è Pace Senza Giustizia, diversi paesi africani hanno adottato leggi ad hoc di proibizione della pratica, sforzandosi anche di mettere in campo i necessari strumenti complementari, quelli cioè che servono a far conoscere la legge e a migliorarne l'efficacia. La strada del cambiamento in questo senso l'ha aperta l'Egitto nel 2003, quando è iniziato un impegno fortissimo della first lady Suzanne Mubarak. Da allora molte cose sono cambiate, i governi si sono dotati anche di strumenti di contrasto sovranazionali, come il Protocollo di Maputo sui Diritti delle Donne in Africa, che invita gli Stati ad adottare tutte le misure necessarie a sradicare le Mgf, considerate come una violazione dei diritti umani fondamentali. Ad oggi, nel 2010, possiamo dire che i tempi sono maturi per una svolta, e la conferma arriva dal Senegal, uno dei paesi più attivi in questa battaglia. Agli inizi di maggio si è tenuta a Dakar una conferenza che ha riunito i parlamentari di 20 paesi interessati dalla pratica e che ha approvato una dichiarazione finale il cui obiettivo è quello di fare pressioni sui governi affinché si facciano promotori di una proposta di risoluzione di messa al bando delle Mgf, da sottoporre all'Assemblea Generale dell'Onu il prossimo autunno. Se siamo arrivati a questo punto lo si deve anche al sostegno, finanziario e politico, che i vari governi italiani, e la Cooperazione in particolare, hanno sempre garantito a questa campagna. Il 1° giugno saremo in Uganda, altro Paese capofila della lotta alle mutilazioni, per un ulteriore appuntamento, che dovrebbe segnare un altro passo in avanti verso la risoluzione. Sarebbe una vittoria davvero straordinaria per tutte quelle attiviste africane che ormai da più di vent'anni hanno fatto di questa battaglia una ragione di vita, e per parte mia sarò onorata di avervi preso parte e aver dato una mano come meglio ho potuto.





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