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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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"PIAZZE DI LIBERTA'. NESSUNO BRUCIA BANDIERE AMERICANE"

L'Unità - 6 febbraio 2011

L'ex Commissaria Ue: l'Europa ponga fine al sostegno di dittatori sanguinari e si schieri con le forze del cambiamentoin Medio Oriente

di Umberto De Giovannangeli

Le proteste in Tunisia, in Egitto, come quelle che stanno segnando l'intera regione, ci stanno dicendo che il colore del cambiamento non è necessariamente islamista, come invece molti dei leader arabi avevano ripetuto all'Occidente, che ci aveva anche creduto: "O io o le moschee..". Invece queste manifestazioni ci dicono che i diritti civili e politici e l'aspirazione alla libertà sono valori universali». A sostenerlo è Emma Bonino, vice presidente del Senato e profonda conoscitrice della realtà egiziana. In questa intervista a l'Unità, la leader radicale rilancia l'appello all'Europa affinché sostenga le forze che oggi chiedono un cambiamento democratico in Egitto e in tutto il Medio Oriente. Le ragioni di questo appello, Emma Bonino le ha indicate in un articolo pubblicato l'altro ieri dal Financial Times, scritto assieme a Anthony Dworkin, esperto di diritto internazionale al Consiglio europeo per gli Affari esteri. «E con il coraggio e non con la prudenza che in questo delicato momento possiamo contribuire a determinare gli sviluppi in Egitto, in Tunisia e in tutto il Medio Oriente scrivono - possiamo forse fare poco nell`immediato per influire a breve termine su quanto sta accadendo in Egitto, ma dovremmo chiarire che i rapporti futuri con il Paese dipenderanno da come le autorità si comporteranno in questi giorni. Dovremmo dire che siamo pronti a sostenere la transizione verso la democrazia e che la violenza e la repressione porteranno l'Ue a rivedere i suoi rapporti commerciali e i suoi aiuti e i suoi legami con le classi dirigenti. Ma ancora più importante, dovremmo agire con fermezza per dare prova di aver rotto con il nostro approccio del passato, che temeva un cambiamento nel mondo arabo». «Quello che mi ha emozianato di più - rimarca Emma Bonino - è aver visto milioni di egiziani che non bruciano bandiere americane o israeliane, ma che sono scesi in piazza per sé, per i propri diritti».

Come leggere politicamente gli eventi che stanno ridisegnando il volto dell'Egitto?

«Questa situazione non è priva di rischi. La stessa transizione democratica non è ad oggi garantita. Immagino che siano in corso colloqui, contatti sia pure ancora informali, per delineare una soluzione di transizione. D'altro canto, il passato c`insegna che elezioni rapide non sono necessariamente elezioni democratiche. E questo non vale solo per l'Egitto. Sarà necessaria, ad esempio, una nuova legge sui partiti politici così come un censimento più affidabile della popolazione. Più in generale, va rilevato che senza istituzioni forti e democratiche è difficile immaginare elezioni realmente democratiche. Mi rendo conto che quello della "transizione", che richiede pazienza e accortezza, non è un discorso facilmente accettabile per quanti sono da giorni in piazza dopo tanti anni di chiusura; anni in cui si scendeva nelle strade solo quando il regime voleva e gli slogan che venivano imposti erano anti-imperialisti o anti-israeliani. Ora si vuole riguadagnare il tempo perduto. E` comprensibile, è naturale ma è bene non scordare le lezioni del passato: elezioni rapide non sono necessariamente elezioni democratiche. Un discorso che va rivolto anche all`Occidente chiamato a fare i conti con suoi errori, con una visione miope...».

Quali errori?

«Il fascino dell'uomo forte, invece che delle istituzioni forti e democratiche, è una costante dei rapporti internazionali da tempo immemorabile; una dottrina secondo la quale nelle relazioni internazionali si considerano solo due aspetti: i rapporti economici e/o gli interessi geostrategici, sacrificando completamente la questione - caldeggiata da sempre da noi radicali transnazionali - della promozione e del sostegno dei diritti civili e politici. Le democrazie occidentali hanno la pesantissima responsabilità di aver sempre sostenuto dittatori corrotti e sanguinari».

E l'Italia in tutto questo?

«L'Italia è perfettamente inserita in questa visione miope e riduttiva delle relazioni internazionali; una visione portata avanti, purtroppo, con il sostegno dell`intero panorama politico con le solite eccezioni...».

Lei conosce e ama l'Egitto. Cosa l'ha emozianata di più degli eventi che stanno segnando il Paese?

«Quello che mi ha emozionato di più è aver visto milioni di persone, e tra di loro tante donne e ragazze, che non bruciano bandiere americane o israeliane ma che sono in piazza per sé, per i propri diritti».





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