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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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UNA FEDERAZIONE LEGGERA PER L'EUROPA

AgorĂ  (Yahoo) - 1 settembre 2011

di Emma Bonino e Marco De Andreis

Di fronte alla profondità di questa crisi dell’euro, molti cominciano a dire che bisognerebbe affiancare alla Banca Centrale Europea un ministero delle Finanze dell’Unione – recentemente lo hanno sostenuto Jean Claude Trichet e Jacques Attali, l’Economist e il Fondo Monetario Internazionale.

La traduzione di questo auspicio in un linguaggio piano è che l’unione monetaria va completata con un’unione politica. Perché un ministero delle Finanze presuppone tasse, che a loro volta servono a pagare funzioni di governo. Se gli Stati membri non trasferiscono all’Unione alcune funzioni di governo non si danno né Tesoro né Finanze europei.

A meno che non ci si voglia limitare a raccogliere soldi per re-distribuirli. Che è ciò che l’Unione fa già oggi col proprio bilancio: solo sussidi, trasferimenti. Ma, e giustamente crediamo, i tedeschi non vogliono una transfer union, un’unione la cui principale e quasi unica ragion d’essere siano i trasferimenti – né tantomeno se questi ultimi saranno su scala molto, molto maggiore di quel magro 1% del PIL dell’UE che è oggi il bilancio europeo.

Se non si comincia ad affrontare da subito quel nodo che l’Europa si rifiuta di sciogliere dai primi anni ’50 – l’unione politica – a furia di agire sempre e solo sotto la pressione degli eventi, si rischia di trasformare l’Europa in un mostro istituzionale. 

Con l’emissione di eurobond su larga scala, ad esempio, l’UE diventerebbe un’entità con nessuna funzione di governo importante al di fuori della sfera economica, senza un Tesoro, con un bilancio minuscolo speso tutto in sussidi di dubbia utilità, gravata da un enorme debito pubblico tra il 60 e l’85% del PIL dell’eurozona – ma con una moneta rivale del dollaro su scala globale, una Banca Centrale, una Corte di Giustizia, un Parlamento a elezione diretta. L’idea di Stati Uniti d’Europa si scontra regolarmente con il timore – particolarmente forte in Gran Bretagna e nei paesi nordici - di creare un cosiddetto superstato europeo che soffochi gli stati nazionali. 

Ma la Federazione europea che sarebbe realisticamente giusto fare oggi, lungi dall’essere un superstato sarebbe al contrario una “Federazione leggera” che assorbe e spende attorno al 5% del PIL europeo – la spesa pubblica degli stati nazionali europei maggiori si aggira attorno alla metà dei rispettivi PIL. Queste risorse sarebbero sostitutive e non aggiuntive rispetto alla spesa pubblica nazionale perché accompagnerebbero il trasferimento al centro federale di funzioni di governo oggi svolte dagli Stati membri. Quali? A nostro avviso dovrebbero essere la difesa, la diplomazia (compresi gli aiuti allo sviluppo e quelli umanitari), il controllo delle frontiere e dell’immigrazione, la creazione delle grandi reti infrastrutturali europee, alcuni programmi di ricerca scientifica di grande respiro e gli aiuti alle regioni più povere e in ritardo di sviluppo.

Con un bilancio di 600-700 miliardi di euro l’Unione potrebbe svolgere, quando ce n’è bisogno, funzioni di stabilizzazione macro-economica e redistribuzione via ordinaria manovra fiscale, tassando di più gli stati in espansione e meno quelli in recessione. Silenziosamente, senza creare la pubblicità e le enormi aspettative che circondano i vertici dell’eurozona sugli aiuti ai paesi in difficoltà. E abbiamo visto che la sproporzione tra aspettative e risultati regolarmente peggiora la situazione.

L’altro ostacolo all’unione politica dell’Europa è la riluttanza, che hanno tutti gli Stati membri, chi più chi meno, a perdere sovranità proprie a favore di un centro federale. Ma la perdita di sovranità c’è già ed è palese. Quando, il 5 agosto scorso, il governo italiano ha finalmente ceduto alle pressioni della BCE e del resto dell’eurozona annunciando l’anticipo del pareggio di bilancio, Mario Monti ha adombrato il concetto di commissariamento del nostro esecutivo da parte di “un governo tecnico sopranazionale … con sedi sparse tra Bruxelles, Francoforte, Berlino, Londra e New York”. Ma per lo stesso commissariamento sono già passati greci, portoghesi, irlandesi e spagnoli. E anche la sovranità tedesca è di fatto limitata dalle responsabilità che la Germania ha verso il resto dell’eurozona.

Se dobbiamo fare i conti con “un governo tecnico con sedi sparse”, non è meglio allora passare a un governo politico a livello federale, a Bruxelles, con un mandato e dei poteri definiti e circoscritti per legge? Un governo cui tutti hanno ceduto un pezzo della propria sovranità su un piede di parità, che può tassare e spendere cifre non enormi – una “Federazione leggera” – ma significative. Sono ormai sessant’anni che l’Europa elude la soluzione del suo problema politico. A noi sembra arrivato il momento di sciogliere questo nodo.

 

Emma Bonino è stata commissario europeo, è ora vice-presidente del Senato.
Marco De Andreis, già funzionario europeo, dirige l’ufficio studi economici dell’Agenzia delle Dogane.





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