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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> Il Corriere dell'Umbria


“NON SI PUO’ USCIRE ORA DALL’IRAQ”

Emma Bonino: l’Europa deve avere una sola voce” di Angelo Preziotti ROMA - Cinque anni fa costituì il fatto politico più rilevante del voto europeo: quell¹8,5 per cento fece di Emma Bonino e dei Radicali i veri vincitori della consultazione e sembrò preludere ad un loro ruolo decisivo nel panorama politico italiano. Non è andata così ed oggi Emma Bonino Vive tra Il Cairo e Damasco, dedicandosi alla causa femminista nel mondo islamico. La sua ispirazione transnazionale non è tuttavia venuta meno ed eccola quindi ora ripresentarsi nell¹agone europeo. Quali sono i temi principali della sua campagna? A me sembra che il dibattito generale sia stato interamente dirottato sull¹Iraq, oscurando qualsiasi tentativo di parlare di altro. Esistono temi almeno altrettanto importanti: ad esempio le tematiche relative alla giustizia, come il mandato di cattura europeo o il superprocuratore antiterrorismo; quelle delle libertà civili vecchie e nuove; la proposta di referendum per l¹abrogazione della legge sulla fecondazione assistita, per i quali stiamo raccogliendo le firme. Insomma, questi sono i temi principali che avrei voluto trattare durante la campagna. Che cosa intende proporre, dopo l’elezione, per il territorio per il quale si presenta? Chi vota radicale vota per delle idee, dei valori o spesso anche per le campagne a favore di singoli temi come il divorzio, l¹aborto, la fame nel mondo, la giustizia giusta, l¹abolizione della pena di morte nel mondo...L¹elettore non si aspetta dagli eletti radicali proposte che riguardano il territorio o, per essere più espliciti, il collegio elettorale. L’Europa non ha ancora reale peso politico. Come costruirlo? Finché permane il voto all¹unanimità in settori fondamentali come la politica estera e di difesa comune continueremo ad avere 25 posizioni e 25 eserciti, dove la cacofonia è matematica e l¹inefficienza pure. Poi c’è l’annosa questione dell¹aumento del budget comunitario che francamente non mi appassiona e non mi appassionerà fintanto che la metà di questi soldi 50 miliardi di euro! - sarà utilizzato per finanziare la politica agricolacomune, cioè un sistema di sussidi e di rotezionismi agricoli costosissimo per i cittadini europei, che mortifica le speranze di affrancamento per milioni di poveri. Come giudica l¹operato del governo Berlusconi in Europa? La grande occasione era il semestre di presidenza per il ruolo istituzionale dell¹Italia ma anche per i dossiers che andavano maturando proprio in quel periodo, di cui due sicuramente cruciali per l¹Europa: il rapporto UE-USA ed il nuovo Trattato. Sul primo punto i rapporti transatlantici in quel periodo non si sono distesi, Berlusconi ha in sostanza mantenuto posizioni mirate unicamente a compiacere Bush, il cui interesse di tutta evidenza era di mantenere un¹Europa debole e divisa. Sul secondo punto la presidenza italiana ha denotato una mancanza di cultura comunitaria, improvvisando quasi su tutto. Il risultato è stato peggiore della più fosca attesa perché ha lasciato tutto aperto, senza prospettive immediate, né di sostanza né di calendario. Aggiungo che sul fronte del personalismo certamente Berlusconi non si è tirato indietro, come nel caso della Cecenia dove si auto-proclamò l’avvocato di Putin: pur di andare in soccorso all’uomo forte di turno, ha ignorato, oltre alla sostanza cioè al genocidio in corso, anche la forma perché su questo tema c’era da difendere una posizione comune dell¹Europa, faticosamente raggiunta peraltro. E in Italia? Da radicale liberale guardo soprattutto alle riforme promesse e non mantenute da Berlusconi. Se non ricordo male e garantisco che non ricordo male non è stato Berlusconi ad invitare gli italiani ad andare al mare invece di votare i nostri referendum liberali e liberisti in particolare nei settori dell’economia e della giustizia nel 2000? Lo dico perché in quell’occasione promise che ci avrebbe pensato lui, “ghe pensì mi” disse, prefigurando la sua vittoria alle politiche del 2001: separazione delle carriere, riforma delle pensioni e articolo 18, riforma del mercato del lavoro, ecc. Mi sono mancata qualcosa o queste riforme sono rimaste nel cassetto? Per non parlare del “contratto con gli italiani” in gran parte disatteso, e forse è meglio così. Invece vedo che sono passati molti provvedimenti illiberali, da quelli sulle droghe e sull¹immigrazione alla legge sulla fecondazione medicalmente assistita. Crisi irachena: per quale soluzione ritiene l¹Italia dovrebbe battersi? Nonostante lo sconcerto per le torture rispetto alle quali ho subito dichiarato di ritenere opportune le dimissioni di Donald Rumsfeld – oggi sarebbe irresponsabile ogni ipotesi di ritiro. Questo non è il momento del “via dall’Iraq”, ma del “tutti in Iraq”, a cominciare da quanti Francia, Germania e Russia in testa non hanno finora messo in campo un uomo e un soldo per aiutare la transizione alla democrazia. In caso di grave sconfitta alle Europee ritiene che il premier dovrebbe dimettersi? Francamente è tutto l¹impianto ad essere kafkiano. Se la candidatura di Berlusconi è impropria perché ineleggibile, altrettanto impropria è ladpermanenza di Prodi alla testa della Commissione Europea per incompatibilità manifesta con la sua leadership attiva della Lista unitaria. Questo stato di cose è frutto di un irrefrenabile provincialismo italiano, quasi una patologia. In caso di sconfitta non penso che Berlusconi debba dimettersi: è stato eletto per un mandato quinquennale che scade nel 2006. In quel momento gli elettori potranno legittimamente mandarlo a casa.





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