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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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BONINO: “LE ARMI NON BASTANO TORNI IN PRIMA LINEA LA POLITICA. GLI APPELLI ALL’ONU? IPOCRITI”

di Adalberto Signore “No, nessun passo indietro”. La giornata è di quelle che non finiscono mai, con il partito Radicale riunito in seduta plenatia a via di Torre Argentina per discueter dell’appuntamento elettorale ormai alle porte. Sul piatto ci sono le questioni già affrontate alla Convenzione radicale di qualche settimana fa, compresa la delicata decisione sul simbolo da presentare alle Europee. Pensieri e parole di Emma Bonino – proprio ieri sera ha fatto le valige ed è partita per il Medio Oriente – sono però concentrati sulla crisi irachena che “nell’ultimo mese, con l’avvicinarsi della scadenza del 30 giugno, sembra aver subito un’accelerazione”. E che oggi – anche grazie a un uso estremamente attento dei canali di comunicazione – sta mettendo in difficoltà i Paesi della coalizione che ha voluto o comunque sostenuto l’intervento militare. Il sequestro dei quattro italiani, l’assassinio di Fabrizio Quattrocchi e le polemiche che ne sono seguite, però, non hanno affatto intaccato le convinzioni della Bonino: “No, pensare di ritirarsi ora sarebbe una follia”. Ma cosa sta succedendo oggi in Iraq? “La mia sensazione è che da una parte ci sia un forte scontro interno alla famiglia sciita tra chi insiste per un’ipotesi di dittatura teocratica, l’Islam politico per capirci, e chi è invece espressione di posizioni ben più moderate. A questo bisogna aggiungere un altro elemento, certamente più inquietante: una sorta di alleanza quasi contro natura tra gli sciiti più estremisti e una parte dei sunniti, un’intesa cementata proprio dall’avvicinarsi della scadenza del 30 giugno, quando il potere passerà nelle mani degli iracheni”. Qual è la ragione di questa alleanza? “Anche tra i sunniti c’è chi, nonostante la dittatura di Saddam, godeva e gode di privilegi. E ora teme di avere tutto da perdere nei negoziati che portano al 30 giugno, negoziati gestiti dalle Nazioni Unite che sono nei fatti già iniziati”. Soprattutto negli ultimi tempi, sembra che l’estremismo islamico abbia deciso di concentrare lo scontro sul piano della comunicazione. Oggi Al Jazeera ha un ruolo chiave... “Ha una sua agenda politica nettamente antiocciedntale e antiamericana e la veicola. Un elemento, questo, che è stato sempre sottovalutato. Più volte ho fatto presente quanto fosse importante avere una sorta di Cnn o Bbc gestita da arabi democratici non pregiudizialmente antioccidentali. Ho bussato a tante porte, americani compresi, ma è stato tutto inutile. E questa situazione ha un effetto devastante non solo in Iraq ma nella regione intera, dove i moderati non hanno possibilità di espressione e dove tutti sono martellati ventiquattr’ore al giorno dalla propaganda. Quando muore un kamikaze che si fa saltare in aria si parla di “martire” e di “martirio”, quando i morti sono quelli sbagliati, invece, le uniche parole usate dai media arabi sono “massacro”, “macello” e “macelleria””. Non è un caso che Al Jazeera non abbia mostrato le immagini dell’esecuzione di Quattrocchi... “Una scelta politica. Si mostrano solo i martiri che fanno comodo. A quanto mi risulta, nessun giornale arabo né tantomeno le televisioni hanno riportato la frase pronunciata da Quattrocchi in punto di morte (“Ora vi faccio vedere come muore un italiano”, ndr). Nessuno ne ha parlato. Vede, il paradossi è che oggi l’Occidente sta perdendo la guerra proprio sul piano della comunicazione. Gli Stati Uniti, che ben conoscono l’importanza dei media, hanno una sorta di ossessione militarista, mentre l’Europa è mancata politicamente”. Un’assenza che ha pesato... “Certo, ma – oggi come ieri – non per colpa della Commissione europea. Il problema è che la politica estera non è materia dell’Ue. Noi stiamo insieme per discutere sulle quote latte o sulla lunghezza dei pomodori, ma poi abbiamo quindici eserciti e quindici politiche estere diverse: la cacofonia è assicurata”. Un ruolo più impegnato dell’Onu cambierebbe qualcosa? “Se serve come collante, se è utile a ricompattare l’Occidente – spagnoli, francesi, tedeschi – ben venga. Ma non si pensi che l’utilizzo della sigla sia salvifico. Temo che appellarsi all’Onu per molti sia solo un modo, magari ipocrita, di fare lo scaricabarile, anche perché con la risoluzione 1511, paragrafi 13 e 14, l’avallo del Palazzo di vetro nei fatti c’è già da ottobre”. Ci sono ancora rte italiani in mano delle Brigate Verdi. E’ favorevole a una trattativa? “Comprendo il dolore delle famiglie e tutte le loro iniziative. Ma c’è un problema: con chi si tratta? Non voglio banalizzare la situazione dal punto di vista umano, ovviamente, è vero però che tutti e quattro i prigionieri italiani sono andati in Iraq di loro spontanea volontà”. Cosa si aspetta ora? “Che torni in prima linea la politica. Io non sono una che è sempre e comunque contro l’uso delle armi, ma credo che ci si sia concentrati troppo solo sul fronte militare. E’ stata questa la vera debolezza e le reti terroristiche non si sono sentite politicamente isolate. Ora l’Occidente deve ricompattarsi e riprendere con forza quell’unità che è mencata. Anche il governo italiano – per varie ragioni, dal Vaticano a un eccesso di pacifismo – è parso troppo tentennante. Ora deve assumersi le sue responsabilità e appoggiare politicamente le scelte fatte”.





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