sito in fase di manutenzione: alcuni contenuti potrebbero non essere aggiornati
 
 aprile 2019 
LunMarMerGioVenSabDom
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
2930 
CAMPAGNE
MISSIONI

CERCA:

Ministero degli Affari Esteri

Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

Cookie Policy

>> Il Corriere della Sera


BONINO: SVOLTA A BAGDAD, DOPO LE ARMI È L’ORA DELLA POLITICA

di Gian Guido Vecchi E così gli ostaggi sono tornati a casa, Berlusconi esulta e Fassino osserva che in tv gli mancava solo la mimetica. Lei che ne dice, onorevole Bonino?

«Guardi, sarò banale ma io dico solo che sono stata molto contenta. Però pregherei tutti di stare attenti, specie dopo la risoluzione dell’Onu possono succedere altre cose e la parte perdente, il fondamentalismo estremista, potrebbe non darsi per vinta. Sa com’è, questi signori hanno un’agenda politico-mediatica in testa e Al Qaeda significa "base": prima di trovare un altro Paese dove far base potrebbero rilanciare altri attacchi in Iraq, meglio non abbassare la guardia». Quanto a Emma Bonino non c’è pericolo, «non dia il suo voto all’ammasso!», scrive agli elettori con buona pace di Polo e Ulivo. La leader radicale, eurocandidata della lista omonima, va avanti per conto suo: «Il rischio-spot sugli ostaggi c’è ma d’altra parte, oggi, la novità decisiva è l’Onu, anche se comprendo gli imbarazzi...».

Dice il centrosinistra? La Lista Prodi sta cercando di distinguersi dalla sinistra radicale...

«Sì, ho capito, ma se uno vota il ritiro per il ritiro, il secondo perché restino gli altri e il terzo perché arrivi l’Onu, che senso ha? Hanno detto tutto e il contrario di tutto, una débâcle. Quando noi radicali dicemmo che bisognava fare l’opposto di Zapatero e andare tutti in Iraq avevamo visto giusto, Brahimi ha confermato le scadenze più di un mese fa: se Francia, Germania e pure i Paesi arabi si fossero mossi per tempo ci saremmo arrivati prima».

Voi radicali siete stati appena espulsi per aver fatto parlare il leader dei Montagnards, il popolo cristiano degli altopiani vietnamiti, e lei difende l’Onu?

«Già, su richiesta del Vietnam ci hanno cacciato con 9 voti contro 8, ora stiamo facendo ricorso. Ma la cosa curiosa è che il 17 Soros mi premierà a Budapest con l’Open Society Prize per gli stessi motivi che hanno portato all’espulsione. No, la riforma dell’Onu è indispensabile, dico, nella commissione diritti umani c’è il Sudan! E poi, il consiglio di sicurezza: si parla d’un ingresso della Germania, ma con tre Paesi europei rappresentati sarebbe la fine della politica estera comune. Occorre un seggio per l’Europa ».

In Iraq, intanto, si annuncia il ripristino della pena di morte. Cominciamo bene...

«Ecco, su questo dovremo fare una battaglia in vista dell’assemblea costituente e nel frattempo insistere perché prosegua la moratoria. Magari potremmo perfino farlo assieme ai pacifisti, con i quali sarebbe anche simpatico vedere se volessero dire qualcosa sulla pulizia etnica in corso a Darfur, in Sudan, o sulla Cecenia. Sa qual è il problema?»

No, qual è?

«Che "pace" è una parola ambigua. Pure quel campo di concentramento che è la Corea del Nord sta in "pace". Vorrei che l’Iraq insegnasse a tutti che senza democrazia e libertà la parola "pace" non ha alcun senso, sarebbe una grande acquisizione culturale e politica».

La democrazia si esporta con le armi?

«Le armi possono essere necessarie ma non sufficienti: ci vuole un progetto politico. È desolante che al G8 l’unico progetto di riforma democratica del mondo arabo lo abbiano presentato gli Usa: discutibilissimo, per carità, però non mi risulta che l’Europa abbia fatto nulla. Allo stesso modo sarebbe interessante che i partiti ci spiegassero cosa vogliono fare della Turchia».

Lei ne invoca da tempo l’ingresso nella Ue, ci sono resistenze?

«Altroché, dalle destre europee al programma di Amato che ancora parla ambiguamente di "avvicinamento" della Turchia, quasi si potesse cambiare la geografia. Sarà l’argomento più importante dei prossimi mesi: chiudere le porte in faccia a chi ha puntato sull’Europa e lo Stato secolare significa invitare 80 milioni di musulmani a rivolgere lo sguardo dall’altra parte. Peccato che nessuno parli di temi europei».

Ad esempio?

«Oltre alla Turchia, noi insistiamo per l’ingresso in Europa di Israele e in generale per un progetto politico rivolto al Sud Mediterraneo, prima o poi bisognerà imparare a convivere».

Anche in Italia: visto a Bologna?

«Sono cose preoccupanti ma non drammatizzerei. In generale è il clima italiano ad essere vagamente kafkiano, la lista Prodi con Prodi che non c’è, Berlusconi che si candida ovunque sapendo che non andrà a Strasburgo, le europee trattate come politiche... Noi radicali facciamo il nostro mestiere, se per una volta ognuno tornasse a fare il suo non sarebbe male, no?».





Altri articoli su:
[ Unione Europea ] [ Iraq ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]

Comunicati su:
[ Unione Europea ] [ Iraq ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]

Interventi su:
[ Unione Europea ] [ Iraq ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]


- WebSite Info