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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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IRAQ/ BONINO: PIU' IMPEGNO SUL CAMPO PER CONSENTIRE RITORNO ONU

Al Qaida risponde con la violenza a sviluppi politici positivi Roma, 19 giu. (Apcom) - "La situazione critica in Iraq impone di non abbassare la guardia, di non lasciarsi andare alla strategia dell'abbandono e del 'tutti via da Baghdad'". Lo sostiene Emma Bonino, in relazione alle recenti dichiarazioni di Kofi Annan, secondo cui le circostanze attuali "non consentono il ritorno dell'Onu in Iraq". Secondo l'europarlamentare radicale, il Segretario Generale delle Nazioni Unite "non chiede più ritiri ma, al contrario, più impegno sul campo per evitare altre Sebrenica, ossia quelle situazioni in cui il personale Onu è stato semplicemente 'costretto' a essere testimone impotente di massacri, oltre che spesso vittima sacrificale degli attentati". "Siamo tutti d'accordo - aggiunge Bonino - che, dopo le armi, debba giungere al più presto l'ora della politica". "La decapitazione di un altro cittadino americano in Arabia Saudita e l'aumento di attentati in questi giorni in Iraq confermano che più avanza il processo di transizione dei poteri a Baghdad e più la comunità internazionale si unisce sui tempi e sui modi per uscire dalla crisi, più c'è e ci sarà un crescendo di violenza da parte di chi si oppone al ritorno pacifico della sovranità agli iracheni e all'idea di un Iraq democratico" osserva l'ex Commissario europeo per gli aiuti umanitari. E' del resto "innegabile", a detta di Bonino, che "dopo un mese di aprile veramente nero da tutti i punti di vista, ci siano stati finalmente degli sviluppi positivi (formazione del nuovo governo, liberazione di ostaggi, risoluzione Onu, arresti importanti in Europa)". Tali sviluppi, fa notare, "non piacciono ad al Qaida e soci di vario tipo, che hanno invece l'interesse di spezzare questa spirale virtuosa, in particolare gli effetti della risoluzione 1546 che hanno fornito un segnale positivo per la riconciliazione internazionale sul conflitto in Iraq e hanno ridato centralità all'Onu". E in questi giorni, Kofi Annan si starebbe giocando proprio questa centralità, "allo scopo soprattutto di ottenere quei 4mila soldati destinati alla sicurezza del personale Onu che nessun membro del Consiglio di Sicurezza - neppure quelli, per intenderci, che non hanno finora messo né un soldo né un uomo, o che si sono ritirati proprio perché non c'era l'Onu - hanno ancora dichiarato di voler mobilitare" dichiara Bonino. In quest'ottica, l'eurodeputata ritiene che valga la pena che "il governo italiano cerchi di articolare qualche concetto costruttivo rispetto alle prossime scadenze nell'agenda internazionale, cominciando da quel 'Dialogo sulla democrazia' proposto dagli Usa e approvato dal G8, passando per gli orientamenti che auspicabilmente scaturiranno dal vertice Ue-Usa (26 giugno) e da quello della Nato (28 e 29 giugno), e non dimenticando la questione cruciale dell'adesione della Turchia (60 milioni di musulmani e una classe dirigente che ha scommesso tutto sull'adesione all'Europa e sulla natura secolare dello Stato) per la quale una decisione meditata e non superficiale dovrà essere presa in autunno". Altra questione presentata da Bonino come prioritaria è quella del "Sudan, dove centinaia di migliaia di persone moriranno nei prossimi mesi, e con esse moriranno le istituzioni europee e la loro credibilità fintanto che l'Europa si ostina a ignorare il problema". Da qui l'appello: "I Paesi comunitari membri del Consiglio di Sicurezza, permanenti e non (Francia, Regno Unito, Germania e Spagna) devono promuovere con urgenza una risoluzione sulla crisi in Darfur che dia una chiara leadership alle Nazioni Unite nella conduzione dei negoziati con il regime di Khartum".





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