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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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EMMA BONINO: “IL MONDO NON VOLGA LE SPALLE AI PROFUGHI DEL SUDAN”

Per l’Onu il banco di prova sarà Darfour, per la Casa laica il referendum sulla fecondazione assistita di Dimitri Buffa “Non fiori ma opere di bene”. O se preferite non formule ma contenuti. L’Emma Bonino pensiero sia in politica estera (Sudan, mondo arabo, annosa vicenda del Partito radicale transnazionale che le dittature vorrebbero cacciare dall’Onu) sia in politica interna, casa laica e dintorni, si può riassumere così. E in questa intervista Emma spiega esattamente cosa intende per opere di bene estere: “per il Sudan l’Onu non dovrebbe perdere l’ultima occasione di dimostrare un proprio ruolo, evitando di ripetere gli errori che portarono al genocidio del Rwanda”. Ma anche interne: “la nobilitade di un’eventuale casa laica si parrà a settembre quando si tireranno le somme delle firme di questo benedetto referendum per abrogare la legge sulla fecondazione medicalmente assistita, da lì il progetto potrà ricevere o meno un impulso decisivo”. Per i radicali il non essere profeti in patria si sta allargando all’intero globo terracqueo? Indubbiamente nel caso del Sudan stiamo lavorando anche per chi vorrebbe cacciarci via da ong con potere consultivo alle Nazioni Unite. Proprio il Sudan è uno degli sponsor della nostra ciacciata visto che siamo stati i primi in questo ultimo anno a denunciare il genocidio in atto, tutto interno alla comunità musulmana, con un tentativo chiaro da parte del governo di Khartoum e dei Janjaweed di fare terra bruciata in territori i cui pozzi d’acqua vengono avvelenati, le donne stuprate, i villaggi bombardati e bruciati, rendendo improbabile il ritorno di quasi un milione di profughi che si stanno ammassando in Ciad, con ciò rendendo anche assai precario quell’accordo di pace a stento raggiunto negli scorsi mesi tra due paesi in guerra da oltre 20 anni, e che adesso per piantarla dovrebbero ricevere ingenti aiuti economici della comunità internazionale. E nel caso dell’Italia? Lì, il discorso è diverso. Do atto ad esempio a Margherita Boniver di essere stata il primo sottosegretario insieme a quello inglese ad aver detto parole chiare e forti su questa pulizia etnica e adesso si colgono i frutti di questi atti di coraggio politico, visto che si sono smossi anche Colin Powell e Kofi Annan. Se invece vuoi sapere che cosa ne penso del rassemblement laico lanciato come al solito generosamente da “L’Opinione”, la casa laica di cui tanto si dibatte, quello che io mi apsetto è un segnale preciso da questo banco di prova che è diventato il referendum per abolire la legge che impedisce gli esperimenti sulle cellule staminali oltre alla fecondazione assistita. Che segnale? Se arriveranno le firme dei militanti laici, se i consiglieri comunali si attiveranno per autenticare le firme, se non ci sarà il solito “armiamoci e partite” che in queste settimane ha invece contraddistinto l’operare di tanti, e penso in particolare modo ai Ds e alla sinistra, per i quali la legge fa schifo ma occorre “ben altro” che un referendum per toglierla di mezzo, insomma i famosi “benaltristi”, allora questo progetto di “casa laica” potrà anche avere un futuro, altrimenti rimarrà una formula molto accattivante e persino una tensione necessaria. Ma, come dire? I fatti potrebbero affossarla... Che stanno facendo i radicali a livello internazionale per sensibilizzare il terzo mondo alla democrazia? A parte gli incontri diplomatici per salvare la regione del Darfour da catastrofi bibliche, a parte combattere una battaglia disperata per poter continuare a denunciare il comportamento di stati come il Vietnam con i Montagnards senza venire espulsi dall’Onu, a parte promuovere una conferenza dopo l’altra nel mondo arabo per tradurre in realtà la parola riforme, stiamo portando il progetto dell’organizzazione mondiale delle democrazie e cercando di fare qualcosa di europeo. Tentare di dare una politica estera a un continente che crede di potere esportare il proprio malessere partitocratico e le proprie burocrazie in tutto il mondo con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Adesso ho sentito che anche la Gruber si è svegliata e ha detto a “Ballarò” che le forze occidentali devono restare tutte in Iraq per qiutare gli iracheni nella lotta al terrorismo, peccato che abbia fatto campagna elettorale sostenendo che eravamo invasori e dovevamo andarcene. Ceh, se questa è la politica dell’Europa io ho una notizia per i politicanti del vecchio continente. Quale? Di là dal Mediterraneo non incantano più nessuno. Altro che guerra di civiltà o solidarietà alla resistenza irachena, qui la gente ha capito che noi stiamo esportando, al contrario dell’America, non democrazia ma la nostra lottizzazione per correnti partitocratiche giocando sulla loro pelle questioni tutte interne, da conventicola. E sanno benissimo che di loro non frega niente a nessuno in Europa. Per questo preferiscono tutto sommato gli Stati Uniti e dicono che “se per cambiare aria bisognava rompere una finestra”, ceh, allora meglio questo che niente. Insomma i veri antiamericani stanno qui, non tra gli arabi? Certo, basta vedere le file che fanno nei consolati per ottenere i permessi per emigrare in America o anche solo per motivi di viaggio, in Europa ci vanno solo se non riescono ad ottenere di potere recarsi negli Stati Uniti, mai prima.





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