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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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E LA BONINO: "VOGLIAMO LA MORATORIA ONU ENTRO IL 2003"

Una decisione «clamorosa», esulta Emma Bonino di fronte alla decisione del governatore dell'Illinois di commutare in ergastoli 156 condanne a morte. E rilancia: «Ora puntiamo a una moratoria, entro il 2003, da parte dell'Assemblea generale dell'Onu». E Amnesty International la definisce «uno dei gesti più importanti negli ultimi 25 anni degli Stati Uniti». Ma l'atlante dell'orrore resta punteggiato di croci. I governi di mezzo mondo, dagli 'evoluti' Stati Uniti alla più sperduta tribù africana, continuano a prevedere l'assassinio di Stato come deterrente alla criminalità. E se è vero che l'America frena — nel 2001 ci sono state «soo» 66 esecuzioni — dall'altro capo del mondo, in Cina, la media è di dieci uccisioni al giorno, e per eseguire tutte le condanne si ricorre alle fucilazioni di gruppo. Risultato: nel 2001 — denuncia «Nessuno tocchi Caino» — si sono contate almeno 4.693 esecuzioni in 34 Paesi. Ovvero il doppio rispetto al 2000. Il dato non è certo, perché i regimi totalitari, responsabili del 98% delle morti, condannano in silenzio, coprendo la strage col segreto di Stato. Il paradosso è che nel frattempo la lunga marcia verso l'abolizione della pena capitale continua: nel 2001 altri sei Paesi hanno messo in pensione il boia. Ne restano 69. Sessantotto se si tengono per buone le promesse della Turchia, che aspira ad entrare in Europa. L'opinione pubblica americana comincia a tentennare: se nel '94 l'80% era favorevole alla pena capitale, ora la percentuale è scesa al 65%. Forse, è il dubbio che circola, la forca non è degna di un Paese democratico. Ma dopo l'11 settembre lo Stato di New York ha approvato una legge antiterrorismo che prevede la pena di morte, e proposte simili sono state presentate in altri sei Stati. Ecco una breve classifica degli Stati-killer: dopo il mattatoio della Cina (3.500 vittime, molte delle quali 'colpevoli' di reati d'opinione), c'è l'Iran (198 esecuzioni), l'Irak (179 dichiarate), il Tagikistan (100), l'Arabia Saudita (82), lo Yemen (80), l'Afghanistan (almeno 68). Nei Paesi musulmani si contano 864 condanne, spesso ordinate da tribunali islamici in base alla sharia.Che spesso si abbatte sulle donne. Se nel caso della nigeriana Safija — lasciata dal marito, stuprata e condannata per adulterio — e di Amina la mobilitazione internazionale ha bloccato le esecuzioni, nessuno ha pututo salvare altre 31 donne dal patibolo.





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