sito in fase di manutenzione: alcuni contenuti potrebbero non essere aggiornati
 
 aprile 2019 
LunMarMerGioVenSabDom
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
2930 
CAMPAGNE
MISSIONI

CERCA:

Ministero degli Affari Esteri

Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

Cookie Policy

>> Il Gazzettino


IL BOIA PARLA SEMPRE PIU' CINESE

Benedetta de Vito "Nessuno tocchi Caino" conta di presentare a settembre la risoluzione sulla moratoria all’Onu. L’anno scorso a Pechino 3138 detenuti uccisi (il 77\% del totale) ma il numero complessivo è in calo Fa davvero impressione tutto quel rosso (indica i Paesi che praticano la pena di morte) dove l'uomo uccide un altro uomo con il timbro statale. Da anni, «Nessuno tocchi Caino» si batte perché l'Onu approvi la moratoria mondiale sulla pena di morte. Fermare i cappi dell'impiccagione, i sassi della lapidazione, le iniezioni letali. Qualcosa si muove, ma molto c'è da fare se è vero che nel 2002 sono stati giustiziate 4.078 persone (furono 4.700 nel 2001), quasi tutte in Cina, in Iraq, in Iran. Muoiono - impiccati, decapitati, lapidati - per blasfemia, perché non professano la religione giusta, perché stanno all'opposizione, per reati sessuali. Ieri, Sergio D'Elia ha presentato i dati dell'ultimo rapporto sulla pena capitale: più di cinquecento pagine, un librone rosso alto così, per non dimenticare. In copertina due uomini, iraniani accusati di stupro, penzolano impiccati, attaccati a una gru. Si fa quel che si può, senza tante storie. D'Elia è ottimista e fa i suoi rapidi calcoli: «Pensiamo di farcela a presentare la risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni capitali all'assemblea generale dell'Onu. Su 191 Stati membri, i voti favorevoli sarebbero un centinaio, le astensioni una ventina, i voti contrari una sessantina». Insomma ogni occasione è buona, ottima, per ribadire che la pena di morte va abolita, che ci vuole una moratoria mondiale, che forse tra qualche anno l'obiettivo sarà raggiunto. Un mesetto fa, a Roma, l'ex governatore dell'Illinois, George H. Ryan è stato testimonial della campagna di D'Elia. Accanto a lui Emma Bonino. Per Ryan si è illuminato il Colosseo, simbolo di tante violenze inutili. Ryan firma la prefazione del libro e spiega come e perché ha scelto di proclamare una moratoria in Illinois: non perché contrario filosoficamente alla pena capitale, ma perché la giustizia funziona male e molti innocenti vengono stritolati e uccisi dalla macchina giudiziaria. Ieri, alla presentazione del volume, c'erano altri testimoni di orrori. C'era la figlia di Fidel Castro, Alina Fernandez. A sentir lei è proprio vero che a Cuba non c'è il paradiso, come cantava Eugenio Finardi: a Cuba si muore dal 1959, da quando Fidel salì al potere. In molti altri Paesi lo Stato uccide. Di questi, ben 13 sono democrazie. Negli Usa, quest'anno, sono state giustiziate 71 persone. In Giappone due. D'Elia ha criticato i cosidetti «integralisti dell'abolizione». Secondo lui, ci vuole pazienza e tempo: « Noi siamo per la moratoria per poi giungere all'abolizione, la moratoria può essere considerata una forma di dialogo, una strategia per evitare scontri tra civiltà, popoli e Stati diversi: l'abolizione non può essere imposta». A D'Elia ha fatto eco Marco Pannella, il quale ha detto che quella di settembre prossimo sarà la «rivincita della sconfitta del 1994». Benedetta de Vito





Altri articoli su:
[ Pena di morte ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]

Comunicati su:
[ Pena di morte ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]

Interventi su:
[ Pena di morte ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]


- WebSite Info