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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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AN ALL'ATTACCO DELLA CANNABIS TERAPEUTICA

di Susanna Ripamonti MILANO Cura l’asma, la nausea e le convulsioni. Può funzionare come analgesico ed è indicata per combattere gli effetti collaterali della chemioterapia. Stimola l’appetito nei malati di Aids, riduce la pressione endoculare e quindi è consigliata per chi soffre di glaucoma. Insomma, la canapa indiana, ovvero la pianticella da cui derivano marijuana e hascisc, fa bene alla salute e dato che nel nostro ordinamento è già previsto l’uso medico di droghe come la morfina, non si vede perchè nei prontuari farmaceutici non debba rientrare anche il classico spinello. Qualche giorno fa il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato una mozione presentata dai radicali, con la quale si sollecita il governo a legalizzare un uso terapeutico di questa sostanza, come hanno fatto paesi rigidamente proibizionisti: ad esempio il Canada, la Gran Bretagna, la Germania, Israele, gli Stati Uniti e l’Australia. Tutto era partito nel febbraio scorso quando il gruppo di Emma Bonino promosse una raccolta di firme. Passo successivo, la presentazione di una mozione, che per mesi è rimasta in lista di attesa per l’opposizione di An e Lega. Alla fine è passata a larga maggioranza, sottoscritta da un arco di forze che va da Rifondazione a Forza Italia, comprendendo anche il partito dei pensionati. Contrari solo il Carroccio e l’estrema destra. Yasha Reibman, giovane medico neolaureato, è l’estensore e il primo firmatario del documento. Spiega: «Abbiamo cercato di chiarire che l’uso terapeutico della Cannabis non ha niente a che vedere con la liberalizzazione delle droghe leggere, ma An e Lega si sono arroccate dietro a questi timori». E ancora ieri infatti la vicepresidente regionale Viviana Beccalossi (An), ha dato l’impressione di un dialogo tra sordi. Per lei lo «spinello terapeutico» è il cavallo di Troia per arrivare in tempi rapidi alla liberalizzazione di hascisc e marijuana, da qui la ferma opposizione del suo partito. Replica di Reibman: «Proibire l’uso terapeutico della cannabis equivale ad una esasperazione del proibizionismo. Si confondono liberalizzazione e uso medico di questa sostanza, creando un clima da caccia alle streghe». In effetti i rischi paventati da An sembrano del tutto infondati: il documento approvato a Milano si limita a fornire una serie di dati scientifici, lasciando al governo la definizione delle regole. Non dice dunque se dovrà esserci una rigida casistica oppure se la prescrizione della cannabis verrà lasciata alla discrezione del medico. Reibman fa solo una considerazione di fatto: «Il medico deve stabilire in scienza e coscienza quali terapie prescrivere e la scelta deve essere sua, non della politica». Il documento milanese non dice neppure dove verrà prodotta e come le industrie farmaceutiche si approvvigioneranno di cannabis. Ma ricorda che in Canada, nel 1999, il governo ha adottato un piano quinquennale per la produzione di canapa indiana per uso medico. I radicali milanesi sembrano decisi a portare avanti fino in fondo questa battaglia e Reibman non esclude che si possa arrivare anche alla promozione di un referendum, come si fece in alcuni stati degli Usa (Alaska, Arizona, Colorado, Nevada, Oregon e Washington). E veniamo alla casistica. E sempre Reibman che facendo riferimento alla letteratura medica, cita i casi in cui è accertato l’effetto terapeutico della cannabis. «Contrasta nausea e vomito che sono gli effetti collaterali più comuni e fastidiosi dei chemioterapici. Stimola l’appetito e dunque è indicata per i malati di Aids, che assumono farmaci che spesso danno nausea e inedia». Riviste scientifiche internazionali riferiscono casi clinici di epilessia ed emicrania che hanno beneficiato dell’utilizzo dei derivati della canapa indiana. E sempre osannando le capacità taumaturgiche dell’erba proibita citano i suoi prodigiosi effetti nella terapia del glaucoma e addirittura della sclerosi multipla. Ma stando ai risultati emersi durante il XIII Congresso della Societa Italiana per lo Studio dell' Arteriosclerosi, farsi una canna fa bene anche ai vecchietti per prevenire l’aterosclerosi. «Se la marijuana diventasse un farmaco — spiega ancora Reibman - i pazienti potrebbero assumerla sotto forma di spinello, oppure come aerosol, ma l'American Cancer Society ha finanziato negli ultimi mesi ricerche per determinare se un cerotto al THC (il principio attivo dei cannabinoidi, ndr) possa essere usato come metodo alternativo e piu' efficace, per l’assunzione di questa sostanza». E gli effetti collaterali della canapa indiana? «Risultano essere poco rilevanti nel periodo immediatamente successivo all’assunzione e scarsamente dimostrati nel lungo periodo, nonostante siano stati cercati da numerosi studi condotti dalle autorità federali statunitensi»





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