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TONINI (DS): "SPERO IN UNA SVOLTA DELLA SINISTRA SULL’IRAQ"

di Aldo Torchiaro In casa Ds la polveriera Iraq inizia a far riflettere un po’ più a fondo le diverse sensibilità. A Piero Fassino, che ha coraggiosamente annunciato che “in nessuna materia, come in politica estera, è normale cambiare posizione”, fa eco uno schieramento di deputati e senatori riformisti che ritengono non sia da mettere in discussione il ritiro dall’Iraq. Così accade che alcuni Ds si uniscono ad un gruppo di senatori di entrambi gli schieramenti, guidati da Luigi Compagna (Udc) e Giorgio Tonini (Ds), presentano in Senato una mozione che raccoglie l'appello lanciato dal Riformista affinché il terrorismo suicida sia dichiarato dall'Onu un crimine contro l'umanità. Tra i promotori ci sono anche il diessino Morando e i forzisti Guzzanti e Malan. Tutti molto ottimisti sulla possibilità che la mozione sia calendarizzata al più presto, in modo da essere discussa in aula già entro la fine di settembre, alla presenza del ministro degli Esteri Franco Frattini, che ieri era in missione in Medio Oriente per portare a casa notizie - possibilmente positive - sulla sorte delle due italiane sequestrate in Iraq. L’appello trasversale ad indire una grande manifestazione contro il terrorismo islamico è stata raccolta da personalità della cultura come il direttore del Corriere della sera Stefano Folli e dal presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche Amos Luzzatto. “So benissimo che questa azione non è sufficiente per sconfiggere il terrorismo - dice Luzzatto - ma so altrettanto bene che raccogliere firme attorno a una proposta di questo genere può allargare il fronte di coloro che si impegnano a difendere la civiltà e la convivenza democratica dal rischio dell'imbarbarimento in cui il terrorismo vuole precipitarci. Dunque un'occasione di questo tipo serve veramente a fare un censimento delle forze pronte a impegnarsi e a battersi per salvare la democrazia e lo stesso genere umano”. Luigi Compagna sottoscrive le preoccupazioni espresse da Emma Bonino, che aderendo all'appello segnalava il problema della mancata ratifica, da parte di molti paesi, del trattato che istituisce la corte penale internazionale. Ed è la corte penale internazionale ad avere giurisdizione sui crimini contro l'umanità. Tra i paesi che ancora non hanno ratificato, com'è noto, ci sono gli Stati Uniti e Compagna vede in questo anche una conseguenza della conferenza di Durban. “Quando a poche settimane dall'11 settembre, nell'assemblea delle Nazioni Unite si dovette assistere a episodi di autentico antisemitismo, quando tornarono a galla i protocolli dei savi di Sion e persino episodi di violenza contro la delegazione israeliana". Per questo, osserva Compagna, una dichiarazione dell'Onu può servire almeno in parte a rimarginare quella ferita, riavvicinando gli Stati Uniti anche nella speranza che questo possa rendere più facile una loro ratifica del trattato della Corte penale. Osserva in proposito Giorgio Rebuffa, anch’egli tra i promotori dell'appello, “a questo punto appare indispensabile ed urgente una messa al bando da parte della comunità internazionale, se essa vuole assumere un ruolo davvero influente, dell'arma piu distruttiva oggi in uso nei conflitti. Non è più sufficiente limitarsi alle deplorazioni caso per caso, ma è necessaria una classificazione che renda evidente che il terrorismo suicida è un crimine contro tutta la comunità internazionale e contro i fondamenti della convivenza umana. Esso è l'esatto contrario di un atto valoroso, quindi un crimine in senso giuridico, perchè è un atto condotto con mezzi e per fini contrari agli interessi dell'umanità”. Il senatore Giorgio Tonini, che di questa iniziativa è il promotore, dichiara a L’opinione tutto il suo imbarazzo per un tardivo risveglio in casa della Quercia. “L’imbarazzo per quella ridicola mozione di tre righe, votata da tutto il centrosinistra, che chiedeva senza se e senza ma il ritiro unilaterale di tutti gli occidentali dall’Iraq, rimane tutto”. Non si può parlare però di svolta, a suo dire. “Nel caso di Fassino non parlerei di una svolta ma di una precisazione molto chiara, c’è una maggior convinzione nel prendersi carico della complessità dei problemi che ci sono in Iraq. Purtroppo il risveglio non è così immediato”, ci dice.





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