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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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BONINO: PAURE INFONDATE. E' UNA GRANDE OCCASIONE

di Antonella Rampino "E' tema impopolare per tutti gli schieramenti: un pezzo della Margherita a Bruxelles ha votato a favore di una partnership speciale con Ankara" Io dico che è interesse dell'Europa che la Turchia entri nell'Unione". Le notizie dell'ondata leghista, che al grido di "mamma li turchi" ha provato a coinvolgere Milano, raggiungono Emma Bonino al Cairo. E non la scuotono più di tanto. L'europarlamentare radicale, già commissaria europea, ed esponente della commissione indipendente di alte personale che, ben prima di quella di Bruxelles, perorò l'allargamento ad Ankara, dice che "magari si trattasse solo della Lega", che le resistenze sono tanto irragionevoli, quanto trasversali. "Così come non si sono volute dire parole chiare sull'immigrazione, nessun leader politico italiano spiega cos'è in ballo per l'Europa con l'allargamento alla Turchia. Perché si tratta di temi a rischio elettorale. Ma così, vince sempre chi fa leva sulla paura. Basti vedere come si è comportato a Bruxelles un pezzo della Margherita, votando gli emendamenti a favore di una partnership speciale con Ankara". La Lega chiede essenzialmente che sia possibile sottoporre al voto popolare questo allargamento, se sarà deciso di qui a dieci anni. Non sarà contraria a un referendum, proprio lei... "Per carità. Ma constato due cose. Nessuno ha chiesto un referendum per qualche altro Paese, e nell'Unione ne sono appena entrati dieci. E poi, i referendum come li prevedere la Costituzione non li vuole mai nessuno, e adesso improvvisamente dobbiamo fare una legge di portata costituzionale per consentire che se ne tenga uno sull'allargamento alla Turchia? Tra dieci anni?". Insomma, chi parla di referendum è semplicemente contrario all'adesione? "In Turchia gira una barzelletta. Per entrare in Europa, si deve superare un test: alla Romania chiedono qual è la capitale della Francia, all'Ungheria se la Gran Bretagna sia un'isola. Alla Turchia, di elencare tutti i morti di Hiroshima". Bossi ha fatto sapere che l'Europa non rinuncerà mai alla sua identità. E anche se sappiamo che la storia turca è connessa a quella del Vecchio Continente, come ricorda Barbara Spinelli, di certo l'argomento è a forte impatto sull'opinione pubblica. "Mi sono già trovata a dover rispondere a questo argomento. E mi pare che si tratti di una visione molto parziale della nostra storia. L'identità europea non sta nelle sue radici. E' piuttosto memoria di quello che siamo stati, e la nostra è una memoria di guerre terribili, di crociate e inquisizione, e assieme quello che siamo divenuti. L'identità europea, oggi, è nelle istituzioni, nello stato di diritto, nelle pre-condizioni dello sviluppo e del benessere. L'Europa oggi è soluzione dei conflitti, come per i padri fondatori è stata superamento dei nazionalismi. E' evidente che anche la Turchia dovrà fare i conti con la sua storia, col genocidio degli armeni: hanno già cominciato, aprendo i loro archivi storici. E gli armeni che vivono in Turchia, oltre quelli della diaspora, dicono che il loro futuro è in Europa". Un'obiezione, sollevata da Buttiglione, è se sia interesse dell'Europa spostare i propri confini sino alle soglie dei conflitti mediorientali... "Anzitutto vorrei dire a Buttiglione che con il progresso tecnologico più che di confini geografici si tratta di confini politici. Oggi viviamo in un mondo che non è più quello in cui l'Unione europea è nata. E mentre cerchiamo di governare le sfide attuali, è nel nostro interesse che la Turchia sia nel mondo occidentale. Perché oggi il grande scontro non è più fra democrazia e comunismo, ma tra democrazia e regimi oscurantisti, totalitari, fanatici. Molti sono proprio in Medio Oriente. Poi, abbiamo anche capito, oggi, che il terrorismo, il fondamentalismo, le dittature teocratiche non si sconfiggono solo con le armi, ma anche con l'isolamento politico. E dunque sostenendo la democrazia ovunque si manifesta. La Turchia è già parte della Nato, del Consiglio d'Europa, dell'Osce. Dobbiamo lavorare perché sia parte dell'Unione europea: è solo un Paese musulmano membro a pieno titolo che può aiutare l'Europa ad avere un dialogo più rigoroso, serio e fruttuoso". E la forza dei numeri? Tra dieci anni i turchi saranno ottanta milioni... "Sì. Bossi dice che ci saranno ottanta milioni di turchi che vorranno tutti venire in Italia. Beh, io credo che se l'economia turca continua a tirare come tira, sarà piuttosto vero l'opposto. Questo allargamento non sarà come gli altri, per dirla con le parole di Buttiglione sulla Stampa di ieri, ma gli argomenti sono proprio gli stessi che si usarono quando si trattò di aprire alla Spagna. Le risulta che siamo stati invasi dagli immigrati spagnoli?"





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