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AMATO, ANDREOTTI, BONINO, MONORCHIO E NAPOLITANO: GARANTI PER I FONDI

di Maurizio Caprara Roma. I risultati delle collette per le vittime del terremoto in Asia stanno trascinando lo Stato. Anche se non è ancora chiaro da dove verrà buona parte dei fondi pubblici, l’andamento delle raccolte di danaro privato attraverso i messaggi dei cellulari e altre sottoscrizioni sta inducendo il governo a fissarsi l’obiettivo di superare i 70 milioni di euro in aiuti previsti nei giorni scorsi. Convinto che i soldi regalati dagli italiani per le zone colpite dalle scosse e dalle onde di mare stiano arrivando a 40 milioni, Gianfranco Fini ritiene che le casse pubbliche dovrebbero destinare ai soccorsi e alla ricostruzione altri 70 milioni di euro. Quasi 38 milioni di debiti dei Paesi danneggiati da «riconvertire» sono già stati individuati: 31 con l’Indonesia, 7,2 con lo Sri Lanka. Soltanto nei prossimi giorni sarà inequivoco quanti di questi ultimi rientreranno nei 70 da stanziare. «A fronte della generosità degli italiani, dobbiamo stanziare qualcosa di più», ha dichiarato ieri il ministro degli Esteri. Al suo fianco Giuseppe Pisanu, titolare degli Interni, lo ha invitato a rafforzare la promessa. Fini: «Non qualcosa di più. Molto di più». Emergenza, ragione politica, ragione di Stato sono molto promiscue in situazioni del genere. La perquisizione delle pieghe dei conti pubblici che è in corso da ieri in vari uffici del governo per recuperare danaro nasce dalla necessità di non sfigurare di fronte alla quantità di donazioni della gente, dalle promesse di partner come la Germania. E le novità si ripercuotono su partite italiane ed europee aperte da tempo. Fini si è già rivolto a Silvio Berlusconi e al ministro dell’Economia Domenico Siniscalco. Proprio ieri il presidente delle organizzazioni non governative italiane, Sergio Marelli, cattolico, ha definito «incomprensibile che, a dieci giorni dalla catastrofe, il nostro governo non abbia ancora stanziato cifre adeguate». La riunione sugli aiuti convocata a Palazzo Chigi ha inserito anche il nome di Giorgio Napolitano, ds, tra i garanti da nominare sull’uso dei fondi dei quali si vociferava l’altro ieri: Andrea Monorchio, ex ragioniere generale dello Stato con ruolo di coordinatore, Giulio Andreotti, Giuliano Amato, Emma Bonino. La scelta di chiamare persone esterne alla maggioranza ricorda l’unità nazionale invocata durante il sequestro delle due Simone. Di fronte a una crisi e alle difficoltà di farvi fronte, meglio prevenire scontri interni. Le antenne di Palazzo Chigi poi sono rizzate verso Bruxelles: gli aiuti potrebbero infrangere (legalmente) il tabù dell’intoccabilità del Patto di stabilità che Berlusconi vorrebbe più flessibile. La portavoce del commissario per gli affari economici Almunia ha ricordato che quando si calcola se ci sono stati sforamenti nel rapporto del 3% tra deficit e Prodotto interno lordo (Pil) «uno Stato può chiedere che alcune spese vengano considerate dettate da circostanze eccezionali». Un perdono per sforamenti motivati da un terremoto fuori dall’Europa. Per aggiustare i conti pubblici, nel 2004 i fondi italiani per la Cooperazione allo sviluppo sono stati tagliati, dai 616 milioni di euro stanziati, a 516 milioni.





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