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I CINQUE: NAPOLITANO, MONORCHIO, AMATO, ANDREOTTI, BONINO

di Alberto Gentili Ai Cinque Garanti non è stato dato ancora un appuntamento. Non sanno dove andranno a lavorare. E non è stato neppure detto esattamente cosa dovranno fare. Ma la scarsità di notizie, l’improvvisazione, non sembra turbare Giulio Andreotti, Andrea Monorchio, Emma Bonino, Giuliano Amato e Giorgio Napolitano. «Quando si cerca di essere utili, di contribuire alla gara di solidarietà, la prima cosa è l’entusiasmo. Il resto viene dopo», dice Monorchio, ex ragioniere generale dello Stato. I Cinque non si sono ancora sentiti. La maggior parte di loro era all’estero quando li ha ragiunti (mercoledì) la telefonata del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. E, ieri, la chiamata - condita di ringraziamenti - del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, l’uomo che ha ideato questa sorta di camera di compensazione. Obiettivo: evitare che si abbatta un’ondata di polemiche sulla gestione dei 30 milioni di aiuti privati (25 da sms) e di non si sa quanti fondi stanziati dal governo (per ora siamo a quota 4 milioni, ma Fini ha promesso «molto di più»), per la ricostruzione e l’assistenza nelle zone colpite dal maremoto in Asia. «Dunque», sostiene Andreotti, «la missione è chiara. Sono ricorsi a un reperto archeologico come me, per evitare querelle spiacevoli. E se riusciremo a impedirle, se daremo una mano, saremo in pace con la nostra coscienza». Andreotti è il primo a non essere sorpreso dalla scarsità di notizie. «Ci vedremo, ci coordineremo. Sarei rimasto meravigliato, invece, se ci avessero assegnato un ufficio e un posto di lavoro. Per carità, poi dovremmo aspettare un sisma per abbattere l’ufficio tirato su da noi. Se non ricordo male, fino a qualche tempo fa c’era ancora l’Ente per il terremoto di Avezzano...». Insomma, nessun ”ente inutile” all’orizzonte. E neppure una «gerarchizzazione» interna al Comitato. Su questo è chiarissimo Monorchio, indicato come il coordinatore dei Cinque Garanti: «Ma le pare che io possa coordinare personalità come Andreotti, Amato, Napolitano, Bonino? Sarò un garante esattamente come loro. Al massimo, poi, porterò i risultati al Comitato per gli aiuti. Ma è ancora tutto da vedere, tutto da decidere». In attesa del primo incontro che dovrebbe scattare la prossima settimana, Andreotti e Monorchio fanno anche professione di fede nell’«onestà» e nella «competenza» di Bertolaso. «La garanzia sulla trasparenza e correttezza nella gestione degli aiuti c’è già, è incarnata dal capo della Protezione civile e dal suo vice, Spaziani», sostiene l’ex ragioniere generale dello Stato. «Conoscendo Bertolaso», aggiunge il senatore a vita, «non ho dubbi sulla correttezza e sulla limpidità dell’intera operazione di soccorso». Monorchio non chiude la porta in faccia alle Ong, le organizzazioni non governative che vogliono contribuire al piano di aiuti in Asia: «La decisione spetterà al governo, ma credo che la Protezione civile potrà appoggiarsi anche alle Ong che, spesso, hanno ottimi canali di intervento all’interno dei Paesi colpiti». Emma Bonino, invece, punta sui militari: «Solo loro», spiega l’ex commissaria europea per gli aiuti umanitari, «hanno capacità logistiche e di trasporto che nessuna Ong potrà mai avere avere. L’entità del disastro è tale che occorre una capacità non comune nella distribuzione degli aiuti, nell’organizzazione e anche nella disponibilità di mezzi». La Bonino dà anche altre due indicazioni. La prima: «Vista l’entità della cifra di fondi raccolti, l’intervento dovrà essere localizzato in termini geografici e settoriali». La seconda: «La grande pagina della ricostruzione in Asia durerà anni. Il pericolo di dimenticare non va sottovalutato, è già accaduto in passato e allora divenne molto difficile sbloccare i fondi già stanziati...».





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