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IL DIBATTITO SULLA DROGA FATTO TRA SORDI

di Sebastiano Messina La verità l'ha detta subito don Pierino Gelmini, forse illuminato dalla saggezza degli ottant'anni che compiva giusto quel giorno: «Un divieto non può essere il principio di un'educazione». Con poche parole, il fondatore della Comunità Incontro ha toccato il punto nevralgico della legge sulla tossicodipendenza che il governo Berlusconi vorrebbe far approvare al Parlamento, un tema delicatissimo al quale - finalmente - Bruno Vespa ha dedicato un Porta a Porta (RaiUno, giovedì alle 23.30). C'erano tutti (o quasi) i protagonisti del dibattito: due rappresentanti del governo (Gasparri e Giovanardi), l'ex ministra diessina Livia Turco, l'ex commissario europeo Emma Bonino, e poi don Gelminie Massimo Barra, il direttore di Villa Maraini che è il più importante centro romano (laico) per il recupero dei tossicodipendenti. Ha fatto bene la Turco a sgombrare subito il campo da un pericoloso equivoco, avvertendo che nessuno è favorevole alla droga, e che le divisioni riguardano solo il modo migliore per arginarne i danni, e ha fatto benissimo la Bonino a mantenere fino alla fine un atteggiamento pacato, ma si è capito subito che si sarebbe trattato di un dialogo impossibile. Nel senso che i due ministri non avevano nessuna intenzione di mettere in discussione li principio fondante della nuova legge - chi si droga va punito - e dunque ignoravano ostentatamente le obiezioni degli altri, difendendo con orgogliosa sicurezza un punto indifendibile, ovvero la tabella che fisserà con nettezza il confine tra dose per uso personale e provvista dello spacciarore. Massimo Barra, per esempio, ha fatto un 'obiezione che smontava lafamigerata tabella «Conosco uno che raccontava di aver portato con sé un pacco di cocaina dalla Colombia, e si vantava di essersela fatta tutta lui. Uno così se avessero preso a Fiumicino, sarebbe stato considerato uno spacciatore». Ma Gasparri, con la solita foga, anziché fermarsi un momento a riflettere, continuava a ripetere che la Cassazione ha appena stabilito che diecimila dosi di cocaina non possono essere considerate «ingente quantità», e dunque reclamava il diritto di stabilire una buona volta con la bilancia della legge i confini tra consumatore, spacclatore e trafficante. Un dialogo tra sordi, appunto. Eppure - anche per merito di Vespa, che giovedì ha interpretato nel modo migliore il delicatissimo ruolo del moderatore - il dibattito di Porta a Porta ha finalmente portato alla luce delsole un tema che finora è servito solo per fare un po' di propaganda governativa, senza che Berlusconi spingesse troppo perché il Parlamento la approvasse e la tv ne parlasse. Visto come sono andate le cose da Vespa, si capisce anche perché.





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