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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> Il Corriere della Sera


"SEQUESTRANO DONNE CHE SONO CONTRO LA GUERRA"

di Daria Gorodisky ROMA - Emma Bonino ha conosciuto Giuliana Sgrena a Kabul, tre anni fa, durante la prima riunione delle donne afgane subito dopo l’abbattimento del regime talebano, ancora prima della Loya Jirga: «Mi ricordo quell’atmosfera particolare, bellissima: le donne arrivavano, mettevano il burqa nella borsetta, si accendevano le sigarette e cominciavano a parlare di libertà. Giuliana era lì con tanta passione e serietà a lavorare, a seguire questi momenti così speciali». Poi la leader radicale l’ha incontrata di nuovo: era l’inizio del 2004, alla Conferenza di Sanaa; in una prima assoluta per lo Yemen delegazioni internazionali si trovavano a parlare di democrazia, diritti umani e centralità delle donne. «Giuliana era ancora lì con noi, giornalista attenta. E’ una donna schiva, ma il terzo giorno si è aperta e abbiamo cominciato a parlare. Certo, abbiamo sempre avuto posizioni politiche diverse, però è una bella persona. Leggo sempre i suoi articoli. E ora sono umanamente molto coinvolta...». Adesso quel video, con Giuliana Sgrena che piange e invoca aiuto per la propria vita... «Nel vederlo, sono passata attraverso tre stati d’animo. Il primo impatto - sarà banale - ma è stato di sollievo, perché è viva; con quella cassetta, qualcuno ha cercato un contatto, non è successa la stessa cosa per la giornalista francese di Libération , Florence Aubenas, di cui non si sa più nulla. Poi ho provato un’emozione fortissima di fronte a quella tortura psicologica. Immediatamente dopo, le immagini mi hanno fatto venire in mente quelle di Margaret Hassan, la donna anglo-irachena rapita lo scorso ottobre: anche lei, come Giuliana, sicuramente "antipatizzante" rispetto all’azione militare in Iraq». La sua esperienza da commissario europeo agli Aiuti umanitari e il suo impegno internazionale che cosa la portano a pensare di queste differenze e somiglianze? «Sono sconcertata. Hassan, Aubenas, Sgrena: sequestrano donne che certamente non erano in Iraq a sostenere l’azione militare... E poi, oltre al grande dolore personale, ci sono troppe cose che non capisco: perché a un certo punto Giuliana viene fatta parlare in francese? Perché non si legge bene la sigla dei rapitori, quando normalmente ci tengono molto a far sapere chi sono? C’è una scenografia insolita. Mi sfuggono le logiche di questi gruppi assassini». Quello che però sembra capirsi è che chiedono, attraverso Giuliana Sgrena, il ritiro dei soldati italiani. «Giuliana difende la sua posizione di sempre; senza contare che in quella situazione... Io la penso diversamente: vogliamo lasciare l’Iraq in mano a dei tagliatori di teste che si spacciano per resistenti? Per me sono i resistenti veri che vanno sostenuti, quegli 8 milioni di iracheni che hanno votato nonostante le minacce subite». Sostenerli restando in Iraq? «Ovviamente: restare finché gli iracheni ce lo chiedono, fino a quando non potranno garantire da soli la loro sicurezza. Da qualunque posizione si sia partiti rispetto alla questione Iraq, oggi il più grande aiuto che possiamo dare è non lasciare il Paese. E’ questa la nostra responsabilità». Il centrosinistra dunque sbaglia a non votare il rifinanziamento della missione? «Ma se persino nel mondo arabo ormai si dice che bisogna smetterla di chiamare "resistenti" questi terroristi... Il centrosinistra ha sempre invocato l’Onu eppure, ora che le Nazioni unite chiedono di impegnarsi tutti insieme per la ricostruzione, dice "no"». Nella sinistra che si autodefinisce antagonista c’è chi appoggia la «resistenza irachena contro l’invasore». «Poi però viene sequestrato anche chi la pensa come loro. E’ una contraddizione interna che sta esplodendo. Non si può continuare a essere sempre e soltanto antiamericani senza vedere obiettivamente che cosa succede nella realtà. E la realtà è che gli iracheni ci chiedono "non andate via perché c’è un elevato rischio di guerra civile". Del resto, tutta la situazione mediorientale è esplosiva: c’è, sì, il dato positivo della strada di pace tra Israele e Palestina; però l’assassinio di Hariri a Beirut fa capire che i fanatici violenti sono ancora all’opera». Con tutte queste differenze e in un momento così drammatico, come fate, voi Radicali, a ipotizzare un’alleanza elettorale con il centrosinistra? «Non mescoliamo le cose. Noi abbiamo pensato a una pura ospitalità, non ad accordi programmatici che non ci possono essere. Solo Prodi è venuto fuori a dire "accettate il nostro programma": ma quale programma, poi? Neppure esiste...».





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