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MUBARAK: "EGIZIANI, SCEGLIERETE IL PRESIDENTE"

Dopo oltre 20 anni al potere, il capo di Stato promette: elezioni aperte a più candidati. Dietro le quinte, lo scontro con la Rice di Magdi Allam Il capo dello Stato egiziano Hosni Mubarak ha scelto l'aula magna dell'università di Al Munifiya, la provincia dove nacque 76 anni fa, per annunciare ciò che lui stesso ha definito una «svolta storica»: le prime elezioni presidenziali dirette, il prossimo settembre, tra più candidati e a scrutinio segreto. Un'opinione condivisa dal portavoce del partito di opposizione liberale Al Wafd, Mohamed Ulwan: «È un passo storico. Per la prima volta dai tempi dei Faraoni, gli egiziani potranno scegliere i loro governanti». Ma che tuttavia ha suscitato anche tante reazioni perplesse e fondati interrogativi sulla credibilità dell'iniziativa. Il clima politico interno era avvelenato dall'arresto del deputato Ayman Nour, leader del giovane partito «El Ghad» (Domani), che da martedì scorso fa lo sciopero della fame nonostante le sue precarie condizioni di salute. Così come sul piano internazionale la tensione con gli Stati Uniti era alle stelle dopo la decisione di Mubarak di annullare una riunione dei ministri degli Esteri del G-8 e della Lega Araba sul tema della democrazia in programma il mese prossimo al Cairo. Si è trattato di una reazione estrema a un ultimatum di Condoleezza Rice proprio sul rilascio di Nour, cui ha fatto seguito la decisione del segretario di Stato americano di annullare il suo tour mediorientale ai primi di marzo. L'annuncio di Mubarak ha colto di sorpresa tutti perché di fatto è una vistosa retromarcia. Davanti a uno sfondo azzurro su cui campeggiava la scritta «Verso il consolidamento del processo della democrazia», Mubarak ha così esordito: «Sulla base del mio fermo convincimento della necessità di rafforzare gli sforzi per una maggiore libertà e democrazia, questa mattina ho avanzato la richiesta alla Camera dei deputati e al Consiglio consultivo per modificare l'articolo 76 della Costituzione, relativo alla modalità di designazione del capo dello Stato». Dalla platea dell'aula magna universitaria, con un pubblico straordinariamente composto e da cui a prima vista scarseggiavano gli studenti, si è levata la prima sonora invocazione «Allah Akbar!», Dio è grande! Mubarak si è spinto fino a specificare come i parlamentari dovranno modificare l'articolo 76: «In questa richiesta ho chiarito i principi fondamentali che assicurano il conseguimento del traguardo auspicato, ovvero che l'elezione del capo dello Stato debba avvenire tramite scrutinio segreto diretto, dando l'opportunità ai partiti politici di concorrere alle elezioni presidenziali». Altra interruzione: «Lunga vita a Mubarak, difensore della libertà e della democrazia». L'attuale Costituzione, promulgata nel 1971 e emendata nel 1980, stabilisce che è il Parlamento a scegliere il capo dello Stato con una maggioranza di due terzi dei suoi membri, mentre il popolo deve limitarsi a dare la sua approvazione tramite referendum. L'insidia, subito evidenziata dai partiti di opposizione, è riposta laddove Mubarak esige che la designazione del candidato presidenziale avvenga «nell'ambito del sostegno parlamentare e popolare». In altri termini il presidente dovrà essere comunque designato da un Parlamento che al 95% è composto da deputati del Partito nazional-democratico (Pnd) al potere, o da partiti politici legali che hanno un radicamento irrisorio tra la gente. Ciò significa ad esempio che personaggi quali Saad Eddin Ibrahim, militante per i diritti dell’uomo, la femminista Nawal al-Saadawi e l’ex deputato Farid Hassanein, che avevano espresso la volontà di contendere l'elezione a Mubarak, difficilmente lo potranno fare. Al riguardo Mohammad Abdellah, del Pnd, ha tagliato corto: «Non penserete mica che si possa affidare il potere di un Paese con 70 milioni di abitanti a qualcuno che non goda di un minimo di credibilità?». Ecco perché il direttore del quotidiano di opposizione Al Nasseri , Abdel Halim Qandil, si è detto scettico: «L'iniziativa di Mubarak ha un significato psicologico più che reale. Fino a tre settimane fa il presidente considerava illegale la richiesta di modifica della Costituzione. Comunque l'articolo di cui il presidente chiede la modifica secondo una modalità predefinita, è solo uno degli articoli che l'opposizione chiede di sopprimere. Tra questi c'è l'articolo 77 che attualmente consente il rinnovo a vita del mandato presidenziale. E in ogni caso non si può limitare la candidatura alle presidenziali ai partiti autorizzati, dal momento che l'autorizzazione viene concessa nel modo più strampalato della terra». Ossia essa è subordinata all'approvazione del Consiglio consultivo che è monopolizzato dal Pnd. Comunque sia l'Egitto ha voltato pagina. E' un primo passo nella giusta direzione, pur se compiuto malvolentieri dietro una irresistibile pressione americana.





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