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EGITTO, SCARCERATO L'AVVERSARIO DI MUBARAK

Era in prigione da 42 giorni. Le pressioni e le proteste interne hanno costretto le autorità a questo passo. Ayman Nour simbolo del dissenso, si candiderà alle presidenziali di settembre contro il raìs. di Cecilia Zecchinelli «Chi ha paura dello stormire delle foglie non entri nella foresta», scriveva qualche giorno fa in prima pagina la nuova rivista del partito egizianoAl Ghad (Domani). Mala vicenda del suo fondatore-presidente Ayman Nour, liberato ieri al Cairo dopo 42 giorni di carcere politico, sta suscitando lungo il Nilo ben più di uno stormire di foglie. Che Nour certo non teme, al contrario. Ma che sta creando non pochi problemi al monolitico raìs d'Egitto, Hosni Mubarak, ormai costretto ad affrontare sotto i riflettori internazionali un'opposizione che per decenni veniva invece tranquillamente repressa. Lo si è visto ieri pomeriggio all'uscita del commissariato centrale della megalopoli egiziana: vestito con la tuta bianca della prigione di Torah, al collo un gran foulard arancione, colore-simbolo del suo partito, questo avvocato 40enne e già da un decennio deputato al Parlamento nazionale è stato accolto dai media internazionali e da almeno 2 mila egiziani esultanti. «Con Nour torna la luce», hanno gridato felici nel vederlo, giocando sul suo nome che in arabo significa appunto luce, «Noi ti amiamo, presidente», hanno scandito in coro, sventolando bandiere arancioni. Presidente del partito liberal-democratico Domani, nato lo scorso ottobre per lottare contro la corruzione e per la democrazia, ma anche presidente in pectore dell'intero Egitto, una carica che Nour ha ripetuto ieri di voler conquistare, sfidando per la prima volta dal 1952 il sistema di potere inaugurato da Nasser e poi consolidato da Sadat e quindi da Mubarak. «Annuncio di volermi candidare alle elezioni presidenziali dl settembre», ha gridato ieri Ayman Nour nel quartiere popolare di Bab Al Shariya, sua circoscrizione e terreno di attività da tempo dell'associazione umanitaria che ha fondato e a cui ha dato il suo nome. «Stiamo pagando il prezzo della nostra ricerca della libertà, hanno cercato di distruggere un progetto nazionale, il partito del Domani, ma hanno fallito». Ayman è uscito dal carcere molto più forte di quando ci e entrato: più forte lui, più forti il nostro partito e lo spirito di libertà dell'Egitto, ha dichiarato Mazen Mostafa, membro di Domani, che per ora conta in Parlamento solo 7 deputati su un totale di 454 ma che ogni giorno, indiscutibilmente, guadagna spazi impensabili fino a qualche mese fa in Egitto. Come impensabile («un vero elettrochoc« aveva scritto la stampa locale) era stata la decisione di Mubarak, lo scorso 26 febbraio, di indire per la prima volta elezioni presidenziali dirette e aperte a più candidati, in programma per settembre e attualmente allo studio del Parlamento che dovrà modificare la Costituzione. A Nour, che si candiderà con altre tre personalità democratiche egiziane ma con seguito minore del suo, la liberazione è costata ieri una cauzione di 10 mila ghinee di cauzione, equivalenti a 1.724 euro. E anche un po' d'orgoglio per aver dovuto rinunciare all'iniziale rifiuto di «pagare anche solo una piastra» pur di uscire dal carcere dove era stato rinchiuso per «motivi solo politici». L'improbabile accusa, contro di lui e altri membri del partito Domani liberati ieri, era stata di aver falsificato le firme necessarie ad ottenere l'approvazione legale del partito, il terzo nella storia dell'Egitto post-rivoluzione ad averla comunque ottenuta. Ma non era sfuggito a nessuno che l'arresto era arrivato pochi giorni dopo l'incontro tra Nour e l'ex segretario di Stato Madeleine Albright, mentre all'estero si stava ormai diffondendo la sua fama di dissidente-simbolo, esponente del nuovo Egitto democratico, difensore di cause come l'Intifada palestinese e contrario a interferenze straniere ma allo stesso tempo pronto a dialogare e a confrontarsi con chiunque, anche a Washington. Il nuovo segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, aveva dimostrato quanto ciò fosse vero ponendo la liberazione di Nour come condizione per la propria partecipazione a una riunione internazionale ad alto livello in Egitto, poi cancellata da Mubarak con il rifiuto di «ogni ingerenza estera nell'autonomia della giustizia nazionale». Ma anche l'Europa si era mossa per Nour: "L'intero parlamento europeo si era mosso per lui, io ho seguito da vicino l'intera vicenda ma anche  altri eurodeputati come Pasqualina Napoletano ed Edward McMillan Scott si sono mobilitati», ha ricordato ieri Emma Bonino al Cairo, dove ha casa da tre anni e dove ha seguito fin dall'inizio la nascita del partito Domani. «Adesso, siamo tutti molto contenti».





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