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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> Il Corriere della Sera


DIVISO IL POPOLO FILO USA. SELVA: DOBBIAMO RESTARE. BONINO: SI ALL'EXIT STRATEGY

di Roberto Zuccolini Ritiro delle truppe italiane dall'Iraq a partire da settembre. E' vero che ieri Silvio Berlusconi ha precisato e corretto l'annuncio della sera prima a Porta a Porta, ma la questione fa discutere a destra. Suscitando critiche. Ma anche consensi, a sorpresa persino nel fronte considerato più filoamericano. Giorgio La Malfa usa termini aspri e aggiunge una sfida al Presidente del Consiglio: "Si è trattato di un'uscita dominata dalla leggerezza e dall'improvvisazione. Sono assolutamente sconcertato. Una decisione così importante si medita e, prima di tutto, si discute con i propri alleati. E poi, come fa Berlusconi a dire che fra quattro o cinque mesi saremo fuori dall'Iraq? D'ora in poi tutti i giorni controlleremo con severità ogni intervento del premier in politica estera". L'americanista Massimo Teodori porta aventi due osservazioni. La prima riguarda il fatto che "ormai da oltre un anno, con sfumature diverse, anche gli americani esprimono l'avviso che prima o poi dall'Iraq bisognerà andare via". E quindi "non è scandaloso" che Berlusconi ne parli. Ma è sul termine fissato, quello di settembre, che si sviluppa la seconda osservazione, più critica nei confronti del presidente del Consiglio: "Dietro a quell'affermazione c'è senza dubbio un calcolo d'impatto nell'opinione pubblica e, molto probabilmente, l'influenza dei sondaggi che danno la maggioranza degli italiani favorevoli al ritiro delle truppe". Commenta, sulla stessa lunghezza d'onda, Gustavo Selva di An: "E' stata una mossa mediatica: resteremo in Iraq finché lo chiederanno gli iracheni". Ma c'è anche chi non vedrebbe affatto male un disimpegno seppure graduato e ragionato dall'Iraq. E rivendica il diritto che il premier esprima una linea autonoma: "Per quanto mi riguarda - afferma il consigliere del cda Rai Marcello Veneziani - sono rimasto colpito positivamente dall'annuncio di Berlusconi perché serve a chiarire la posizione dell'Italia. Non dobbiamo certamente restare in Iraq in eterno. Inoltre, pur evitando strappi, non è detto che la nostra linea debba coincidere con quella di Usa e Gran Bretagna". E Clarissa Burt, testimonial dell'Usa Day, subito dopo l'attentato alle torri gemelle? "Gli italiani hanno già dato tanto in termini di impegno militare e di vite umane. E' giusto che non restino a vita in Iraq. Ora che abbiamo liberato il Paese da Saddam, occorre iniziare un ritiro graduale per permettere al popolo iracheno di fare il suo lavoro". Ed Emma Bonino, dal Cairo, commenta: "Non siamo in Iraq per restarci. L'exit strategy tutti l'hanno in mente, anche se è difficile fare previsioni sui tempi. Insisto però su due fatti. Da una parte molto dipenderà da quanto gli europei vorranno investire sulla ricostruzione del Paese, dall'altra dovremo prestare grande attenzione a ciò che sta accadendo in Medio Oriente: non è indifferente, anche all'Iraq, che in Libano vi sono state due manifestazioni con un milione di persone in piazza".





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