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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> Il Corriere della Sera


"MA LA SOCIETA' STA CAMBIANDO"

L'europarlamentare: «Resto ottimista, ogni giorno novità impensabili» di Paolo Conti ROMA - "Un mio amico, qui al Cairo, ha definito gli arresti dei Fratelli Musulmani un modo di tastare reciprocamente, tra opposizione e reglme, il nuovo terreno sociale egiziano. Magari a suon di ceffoni, ma è un modo". Emma Bonino, europarlamentare radicale, dal giugno 2001 frequenta con assiduità la capitale egiziana e segue nel dettaglio anche le minime novità. Interessi culturali personali (incluso lo studio dell'arabo) si sommano a una scommessa politica: la possibile evoluzione democratica dell'intera area araba. "Fino alle elezioni presidenziali di settembre continuerà ad andare e venire. Con altri radicali seguiamo tante capitali, dall'ex Est a qui. E' un lavoro di gruppo, nulla di solitario". Domanda secca: se la sentirebbe, ora come ora, di definire "democratiche" le imminenti elezioni presidenziali egiziane? "Evidentemente no. Ci sono, lo vediamo, gli arresti dei Fratelli Musulmani. C'è stato il 29 gennaio l'arresto di Ayman Nour, leader dell' Al Ghad, "Il domani', nuovo partito filo-liberale, privato in mezz'ora dell'immunità parlamentare, finito in carcere con l'accusa di aver falsificato cinquanta firme di sostenitori... mi risparmio ironie sull'Italia.., e rilasciato giorni fa dopo forti campagne interne, del parlamento europeo, degli Usa. Il regime mantiene pieno controllo sull'economia, sui servizi segreti, sulla tv. Però resto ottimista su ciò che sta accadendo nella società. La democrazia non è un concetto ma un processo: e ogni giorno si registrano novità impensabili fino a pochi mesi fa". Però non c'è certezza sul sistema elettorale presidenziale. "Ecco un'altra ambiguità. Ma ricordo che poco più d'un mese fa Mubarak aveva definito 'futile' ogni ipotesi di modifica dell'articolo 76 della Costituzione, quindi dell'elezione presidenziale in due fasi: prima la nomina del candidato a maggioranza assoluta da parte del Parlamento poi la sua ratifica con un referendum. Ora Mubarak ha accettato il principio dell'emendamento e ora ogni seduta del Parlamento è materia di ampio dibattito sui giornali e nella società: potrà presentarsi agli elettori chi è sostenuto da almeno il 10% dei parlamentari, chi potrà raccogliere una quota di firme? Non si sa ancora. Ma tutto questo ha prodotto brecce nel sistema". Intanto Mubarak insiste: non occorre ritirare le leggi di emergenza che per lui servono a evitare il caos. Ma come si coniuga una legislazione emergenziale con una vera democrazia? "Ecco le brecce: persino il segretario del partito di maggioranza Ndp, il National Democratic Party, ha detto che elezioni con leggi di emergenza non sono elezioni. Come si vede le contraddizioni sono tante. Per esempio si tollerano le manifestazioni, con tanto di cartelli di fronte al Parlamento, del nuovo movimento 'Kifaya', ovvero "Basta!'. Rappresentano una novità: fino a oggi si andava in piazza contro Israele, la guerra In Iraq, gli Stati Uniti. Oggi si manifesta per le riforme". Lei pensa che i modelli occidentali stiano vincendo? "Dico esattamente l'opposto. Io stessa mi ero sbagliata su questo aspetto. Certo, la pressione americana ed europea ha avuto il suo peso positivo. Ma sono state soprattutto le novità dell'intera area araba a spingere al cambiamento. In tv si sono viste le elezioni in Afghanistan, in Iraq. Poi in Palestina. Tutte le donne arabe hanno saputo che in Marocco e in Giordania si applicano le quote dl presenze femminili nella società: io non condivido l'entusiasmo, ma conta poco. Quindi sono arrivate le notizie delle proteste delle donne del Kuwait per il diritto al voto che reclamavano parità con le turche e le yemenite. Infine è arrivato il caso del Libano". Teme anche in Egitto rigurgiti integralisti? "Anche qui andrei controcorrente. Il regime si è impensierito soprattutto per il successo del nuovo partito di Ayrnan Nour, borghese, liberale, non confessionale e laico. Il ricatto di alcuni regimi (o noi o gli integralisti Islamici) non funziona più. Soprattutto i giovani hanno capito che il fondamentalismo modello Iran, Sudan o talebano non porta da nessuna parte. Sono tanti i sintomi del cambiamento. La moglie di un famoso attore, in una causa di divorzio, ha chiesto e ottenuto per la prima volta la prova del Dna per dimostrare come la paternità di suo figlio dovesse essere attribuita all'ex marito. Un precedente straordinariamente importante per l'Egitto, dove i diritti delle donne sono ancora troppo deboli". Come definirebbe, in questo momento, il caso egiziano? "Non direi che siamo alla caduta del Muro di Berlino. Ma alla fine di una lunga stagione di silenzio e di paura. E' una situazione febbricitante dagli sviluppi ancora imprevedibili". Cosa può fare l'Europa, secondo lei? "Moltissimo. Vedo che la stabilità e il commercio ancora prevalgono come priorità assolute da parte dell'Unione. Se parlassimo più di libertà e meno di stabilità si potrebbe accompagnare il processo di democratizzazione, anche affrontando la possibile irritazione degli attuali regimi. Ma la libertà, almeno io credo, è la scommessa più importante".





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