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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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BONINO: SUI FONDI ALLO SRI LANKA CHIARIMENTO DOMANI CON LE ONG

di Mario Margiocco Attiva negli aiuti alle vittime dello tsunami del 26 dicembre Emma Bonino, europarlamentare europeo per i radicali, è con altre personalità italiane (Giulio Andreotti, Giuliano Amato, Giorgio Napolitano, Andrea Monorchio) nel Comitato di garanti che controlla tempi e metodi dell'impiego dei circa 50 milioni di euro raccolti in Italia (45 da donazioni private, 5 della protezione civile come spese di gestione) per il soccorso alle popolazioni e la ricostruzione. Emma Bonino, ex Commissario Ue per gli aiuti umanitari, è inoltre in pole position fra i candidati alla successione a Rudd Lubbers, l'ex premier olandese che dal gennaio 2001 alle dimissioni nel febbraio scorso ha gestito l'Hcr, l'Alto commissariato Onu per i rifugiati. Anche la Bonino, dal Cairo dove si trova, ha seguito con apprensione quello che per circa un'ora è sembrato ieri un altro terremoto in mare dalle potenziali terribili conseguenze. Un falso allarme, o comunque meno grave del previsto, che spinge a tenere alta la guardia? "Credo sia la conferma, se ce n'era biaogno, della necessità di mettere al più presto a punto nell'Oceano Indiano, come già esiste nel Pacifico, un sistema tecnologico di allarme. E' il progetto che le Nazioni Unite hanno affidato all'ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, e che oltre ai mezzi richiede anche tempo purtroppo perché vari Paesi della zona sono sprovvisti nelle loro acque anche dei più elementari sistemi di rilevamento. Si sta operando, ma è una rete tutta da costruire sia per la raccolta dei dati sia per la loro tempestiva trasmissione alle popolazioni che devono, nel caso di un nuovo grave tsunami, avere il tempo di mettersi in salvo. Una rete capillare e veloce quindi. La paura di ieri dice che questa rete è vitale". Sumatra sembrava nuovamente la più minacciata. A che punto sono gli aiuti in quelle aree? "A differenza dello Sri Lanka, dove noi italiani e altri stiamo attivamente operando, Indonesia, Thailandia e India discutono i programmi di ricostruzione, ma non sono disponibili a considerare gli aiuti d'emergenza, se non eccezionalmente. In Indonesia in particolare, e nell'Aceh (un'area di 57mila chilometri quadrati nel Nordovest di Sumatra, circa il 12% dell'intera isola, Ndr) esiste un movimento indipendentista e qui tutto risulta politicizzato. In breve, il 26 marzo il governo di Giakarta ha dichiarato che l'emergenza è finita, anche per le presenze militari con le navi americane e australiane che sono in quelle acque, e solo due giorni fa il ministro competente per i soccorsi ha detto che alcune Ong potranno restare per un massimo di 60 giorni, ma dovranno di nuovo registrarsi, procedimento abbastanza defatigante. Ad aprile però dovrebbe esserci a Helsinki un nuovo giro di incontri tra le autorità indonesiane e il Qam (Gerakan Aceh Merdeka), il Movimento per l'Aceh libero, e se ci saranno concessioni in termini di più autonomia e il clima politico diventerà meno teso vi saranno piu prospettive per la presenza umanitaria e di ricostruzione. Al momento anche al personale dell'Hcr è stato chiesto di panire. Per lo Sri Lanka e gli aiuti italiani, le Ong italiane sembrano insoddisfatte, e parlano di una "nazionalizzazione". Domani abbiamo come comitato di garanti un incontro a Roma con il presidente del coordinamento fra le Ong. Noi garanti abbiamo un compito non di gestione dei fondi e delle operazioni, ma di monitoraggio, lavoro che abbiamo preso molto sul serio, inutile dirlo. E sulla base dei dati che ho, posso dire che in Sn Lanka operavano da molto tempo Movimondo (una delle prime onlus italiane, Ndr), i gesuiti e i salesiani. Tutti gli altri si sono attivati dopo lo tsunami. Ora, la protezione civile ha vagliato i loro progetti seguiti da un tavolo congiunto presso l'ambasciata italiana a Colombo, il 17 febbraio ha firmato alcune convenzioni per un totale di 15 e per oltre 13 milioni di euro, e il 18 ha scritto a varie ong chiedendo una fideiussione com'è prassi in questi casi, e un numero di conto corrente. Venerdì Il marzo era arrivata una sola risposta. Poi c'è stata la richiesta dell'incontro di domani dove ben volentieri sarò presente.





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