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FINI: "RIFORMARE L'ONU NELL'UNITA'"

di Mario Platero WASHINGTON. Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha preso atto ieri della fortissima adesione al gruppo che rigetta l'ipotesi di una spaccatura dell'assemblea delle Nazioni Unite attorno al voto per la riforma, ma ha ribadito al ministro degli Esteri Gianfranco Fini di puntare a una formalizzazione dei cambiamenti per l'Onu già per l'Assemblea di settembre: «Tanto più — ha detto che vi sono altre necessità di riforma, non solo quella del Consiglio di Sicurezza». E nel progetto di riforma complessiva delle Nazioni Unite il capitolo Consiglio di Sicurezza occupa una parte minima, appena un paio di pagine su un documento di circa 30 pagine. E' anche vero che se gli aspetti che vanno dalla sicurezza alla guerra preventiva sono importanti per il futuro dell'organizzazione, nulla è più importante degli assetti di potere all'interno del massimo organo deliberativo del Palazzo di Vetro. E a meno di un colpo di mano, di un voltafaccia di Cina e Stati Uniti, che martedì si sono dichiarati favorevoli alla ricerca di un ampio consenso per la riforma a prescindere dalle due proposte avanzate dal comitato degli esperti, a meno di un cambiamento di umori di una buona parte dei 120 Paesi che hanno aderito all'iniziativa italiana di lunedì a New York, la riforma del Consiglio di Sicurezza finirà quasi certamente per slittare, non foss'altro per la complessità di un nuovo programma di lavoro. Fini ha detto di essere pronto a rinunciare alla proposta B, preferita dall'Italia, per rispondere a questo urgente appello per l'unità: l'alternativa essenziale, ha detto Fini, «è se vogliamo una riforma del Consiglio di Sicurezza con vinti e vincitori o se al contrario vogliamo una riforma con il più ampio consenso possibile». Ma attorno a cosa si potrà creare questo consenso? Non vi sono per ora alternative concrete alte due proposte sul tappeto, ma è chiaro che gli esperti sono al lavoro per cominciare a formulare qualcosa di nuovo. E per farlo ci si ispira a principi fortemente innovativi. Il primo è dare peso al contesto regionale, in un'ottica, come spiega il rappresentante permanente alle Nazioni Unite, di abbandono del concetto di difesa degli interessi nazionali. La condizione per poter fare questo passaggio qualitativo nel contesto dell'impostazione delle politiche dell'Onu è quella di apportare una modifica allo statuto. Se dunque il consenso si muove verso un'evoluzione regionale della rappresentatività, se questo potrà essere formalizzato con un meccanismo tecnico di rotazione, se l'obiettivo sarà condiviso da un'ampia maggioranza, si dovrà anzitutto procedere con una modifica dello statuto della Carta dell'Onu. Questo significherebbe la prima vera rifondazione dai tempi del lancio a San Francisco di una istituzione che era nata per gestire la Guerra Fredda e che oggi si trova a gestire le sfide della globalizzazione, della guerra al terrorismo, della democratizzazione di regimi totalitari in un contesto di economia di mercato. È difficile immaginare che in appena un paio di mesi prima dell'estate questo intero processo possa essere portato a compimento. E se non si dovessero fare passi in avanti concreti la possibilità di un "insabbiamento" del processo di riforma potrebbe diventare molto concreta. «La sensazione — ha precisato Fini — che qualcuno ha di accelerare e quindi di far trovare la comunità internazionale di fronte a una sorta di fatto compiuto e la tentazione, che certamente noi non abbiamo, di insabbiare o di accantonare». ll tempo è convinto Fini — gioca a favore dell'intervento per il consenso. Con Annan Fini ha anche parlato della candidatura di Emma Bonino alla guida dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur), sostenendola come «una candidatura non come tante, ma che il Governo italiano sostiene convintamente». A nome non soltanto della maggioranza, ma probabilmente di una fetta più larga delle forze parlamentari e anche della pubblica opinione, perché si tratta di una personalità che ha dimostrato di — avere competenza e grande passione. Nel pomeriggio di ieri un incontro nella capitale con il vicepresidente Dick Cheney, la visita a una mostra su Modigliani alla Phillips Collection, una conversazione al Council on Foreign Relations e una cena in residenza dell'Ambasciatore Sergio Vento in compagnia di alcuni parlamentari amencani. Oggi Fini avrà un incontro con Condoleezza Rice al dipartimento di Stato.





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