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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> Il Corriere della Sera


ONU, FINISCE LA CORSA DI EMMA BONINO

Abbandonata dal governo, sono arrabbiata. Mi dedicherò ai referendum». Non c’è il suo nome tra i 5 candidati per l’Agenzia per i rifugiati. Le rivelazioni di un giornale australiano di Cecilia Zecchinelli E così Emma Bonino non ce l’ha fatta: l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati non sarà donna e non avrà nazionalità italiana. Non sarà - come molti nel nostro Paese speravano - l’eurodeputata radicale ed ex commissaria europea per i diritti umani. La notizia, pubblicata ieri dal quotidiano The Australian che celebrava il passaggio tra i cinque finalisti del candidato di Canberra Gareth Evans, è stata confermata al Corriere dalla stessa Bonino. «Lo sapevo da giorni, e da giorni sono davvero arrabbiata», dice da Bruxelles. «Perché è finita così? Chiedetelo al nostro governo, che si è addormentato e poi ha continuato a dormire. Che mi ha mollato come una pera. Chiedetelo a Fini». Di più l’ex candidata a sostituire l’olandese Ruud Lubbers non vuole dire.«Sono impegnatissima nella campagna per il referendum sulla fecondazione assistita, ho moltissime cose da fare, poco tempo da perdere», taglia corto. E quando il referendum sarà cosa fatta, tornerà ad occuparsi di mondo arabo e democratizzazione, di mutilazione genitali femminili e diritti umani. Già in estate riaprirà la sua casa del Cairo, voltando pagina su questa delusione, come ha già fatto altre volte. Ma cos’è successo all’Onu? La corsa al vertice dell’Unchr (United Nations High Commissioner for Regugees) era iniziata il 20 febbraio, dopo le dimissioni di Lubbers per una vicenda di presunte molestie sessuali. E tra i 30 e passa pretendenti al posto che amministra 1,6 miliardi di dollari e 6 mila dipendenti in 116 Paesi, che assiste 17 milioni di profughi nel mondo, alla fine ne erano rimasti otto. La Bonino, appunto, con altri cinque europei: il segretario di Stato svedese Hans Dahlgren e il ministro belga Mark Verwilghen che sono stati esclusi con l’europarlamentare italiana, l’ex premier portoghese Antonio Guterres, il danese a capo della missione Onu in Kosovo Soren Jessen-Petersen e il francese fondatore di Medecins Sans Frontiers Bernard Kouchner, ancora in gioco. Come lo sono il tunisino Kamel Morjane, vice-Alto commissario, e l’australiano Evans, ex ministro degli Esteri e attuale presidente del think tank Crisis Group di Bruxelles. Un gruppo di candidati agguerriti, appoggiati dai rispettivi governi e impegnati ad ottenere i favori dei vertici Onu fino al segretario generale Kofi Annan, ma anche degli altri Paesi. Primi tra tutti gli Stati Uniti, che ufficialmente non stanno appoggiando nessun candidato fino a quando la loro rosa sarà ristretta a tre (una tappa attesa a breve), ma che in cambio dell’ok degli altri Paesi per Wolfowitz alla Banca Mondiale avrebbero - si dice - giocato dietro le quinte su più tavoli. Contattati dai singoli candidati - anche la Bonino è stata in America per una fitta due giorni di incontri alla Casa Bianca e al dipartimento di Stato, dove ha visto la Rice, e qualche meeting esterno come quello con George Soros - gli americani sono stati «corteggiati» parallelamente dai rispettivi governi. Ma quello italiano, a quanto dice la Bonino, l’avrebbe fatto troppo tardi e senza troppa convinzione. La questione Calipari era poi intervenuta a complicare le cose, anche se qualcuno aveva invece ipotizzato (o solo sperato) che la Casa Bianca avrebbe appoggiato l’italiana come una sorta di «risarcimento» per la vicenda di Bagdad. A sfavore della Bonino, sostengono fonti di Bruxelles, avrebbe giocato poi il fatto che la nostra europarlamentare non appartiene a nessuna «grande famiglia politica», com'è invece il caso del portoghese Guterres appoggiato da molti governi socialisti come la Spagna. E probabilmente ha pesato la scarsa simpatia che si dice abbia per lei Annan. Anche se il segretario dell’Onu non avrebbe ancora incontrato nessuno dei pretendenti («me non di certo», dice la Bonino), affidandone la «scrematura» ai suoi vice Mallock Brown e Louise Frechette.





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