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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> L'Unità


L'IRA DI BONINO ABBANDONATA DA BERLUSCONI

di Umberto De Giovannangeli Amarezza per la bocciatura della leader radicale all'Onu. La Farnesina tenta una difesa: noi abbiamo fatto tanto ROMA E’ l'ennesimo, bruciante schiaffo in faccia per la diplomazia italiana nell'«era (al tramonto) del Cavaliere» . Una storia emblematica di confusione, ritardi, incapacità a tessere alleanze vere; di furbizie da pessimi politicanti, di incapacità a gestire candidature pure autorevoli. Storia di impegni declamati ma mai portati avanti con serietà e determinazione. Storia di promesse mai mantenute, di salde amicizie personali buone per autoalimentare un ipertrofico «Io» ma che alla prova dei fatti hanno sempre lasciato il passo a pacche sulla spalla e niente di concreto in mano. C'è tutto questo, così come è raccontato a l'Unità da una autorevole fonte diplomatica al Palazzo di vetro, nell'esclusioni di Emma Bonino dalla selezione finale per il posto di Alto commissario per i profughi. Anticipata da un giornale australiano, la bocciatura è stata confermata da fonti vicine al segretario generale Kofi Annan. Non è bastato il ricco curriculum dell'europarlamentare radicale, il suo impegno sul campo in difesa dei diritti umani, civili, dei diritti delle donne. Non basta per cancellare il dilettantismo con cui il governo italiano ha accompagnato la candidatura Bonino. La megalomania al servizio del dilettantismo: potrebbe sintetizzarsi così la storia di un «siluro annunciato». il sottotitolo è pronto: l'uomo che (a suo dire) ha fatto da paciere tra George W.Bush e Viadimir Putin, non è stato in grado di convincere l'«amico George» e l'«amico Vladimir» a sostenere la candidatura di Emma Bonino all'Onu. Contattata telefonicamente dall'Unità, l'europarlamentare non nasconde la propria amarezza ma preferisce non esprimere, almeno per il momento, una sua valutazione compiuta sulla vicenda: «L' istruttoria in sede Onu non è ancora completata - rileva Emma Bonino - e mi riservo di parlare quando la pratica sarà chiusa e nel momento che giudicherò per me più opportuno» . Amarezza e rabbia: sono i sentimenti che ritroviamo tra militanti radicali nella sede del Partito a Roma e a Radio Radicale: «Berlusconi e Fini hanno preso in giro noi e l'Italia. .. Hanno dimostrato in un'occasione cos'i importante che contiamo meno della Tunisia, dell'Australia e della Danimarca (Paesi che restano nella cinquina ancora in lizza, ndr.)», si sfoga una militante radicale di lunga data. Lasciata sola al proprio destino (segnato). Abbandonata da un governo che «ha dormito e continuato a dormire», era stato il commento a caldo esternato dalla ex commissaria Ue al Corriere della Sera. Mollata senza un perché. Quel perché, taglia corto Emma Bonino, dovrebbe essere chiesto a Gianfranco Fini. La risposta della Farnesina è in un nervoso comunicato nel quale si manifesta «incredulità» per le affermazioni attribuite alla Bonino e si assicura: «Abbiamo messo in campo ogni possibile azione a livello politico e diplomatico per promuovere Emma Bonino all'Unhcr. mobilitando tutta la struttura della Farnesina e tutta la rete delle Ambasciate». Il risultato di questa asserita mobilitazione «senza precedenti», condotta «con convinzione e determinazione» , è desolante. E non poteva essere altrimenti. Perché, in questa come in altre analoghe vicende, l'Italia, rimarcano al Palazzo di Vetro, non ha saputo fare opera di lobbing; non ha costruito alleanze, soprattutto a livello europeo. Si era cercato, male e in ritardo, confida la fonte diplomatica, di stabilire un patto di «non aggressione» con Parigi. La risposta è stata la presentazione da parte francese della candidatura (ancora in gioco) dell'ex ministro della sanità e fondatore di Medicins Sans Frontiers Bernard Kouchner. Una candidatura, quest’ultima, giocata da Parigi in funzione anti-Italia, più che anti-Bonino. «Con la situazione di caos in cui versiamo, la sorpresa vera sarebbe stata quella di un successo della candidatura Bonino. Quella candidatura ha fatto la stessa fine di altre, meno appariscenti, presentate dall'Italia e puntualmente bocciate in vari organismi europei e internazionali. Diciamo che anche il nostro credito internazionale è in una fase di recessione» , rileva un alto diplomatico alla Farnesina. Ma il «capolavoro» in negativo del governo italiano si registra sul fronte che doveva risultare più rassicurante per l'ipertrofico «Io» del presidente del Consiglio: i rapporti con gli Usa. Il maldestro tentativo di mettere contro il Pentagono e il Dipartimento di Stato nella ricostruzione della vicenda Calipari, aveva già avuto un primo contraccolpo in sede Onu: il sostegno ufficiale di Washington alla candidatura del Giappone (alleato in questa battaglia con Germania, Brasile e India), per un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza riformato, con il corollario dell'astensione-bocciatura da parte del rappresentante americano della controproposta italiana. Ora, il secondo schiaffo in faccia. Mentre il Cavaliere si ritagliava il ruolo di (fantomatico) paciere tra Bush e Putin, nelle stanze che contano al Palazzo di Vetro, si concretizzava lo scambio di favori tra alcune cancellerie europee e gli Stati Uniti. Un «do ut des», dal quale l'Italia non solo è stata esclusa ma neanche informata: il via libera alla elezione dell' ideologo dei neocon americani Paul Wolfowitz alla Banca mondiale in cambio di un sostegno Usa ad alcune candidature eccellenti per il prestigioso incarico di responsabile dell'Unchr, organismo che, è bene ricordarlo, amministra 1,6 miliardi di dollari l'anno, annovera 6mila dipendenti in 116 Paesi e dà assistenza ad oltre 17 milioni di profughi al mondo. Quando i giochi erano ormai fatti, l'Italia ha fatto finta di svegliarsi. Ha bussato alla porta del Dipartimento di Stato, presentando un pacchetto di richieste tra le quali, ultima in ordine di importanza, il sostegno alla candidatura Bonino. Tardi e male. Come per il seggio al Consiglio di Sicurezza. Così è nel regno dell'improvvisazione del Cavaliere in bandana.





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