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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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PENA DI MORTE: L'AFRICA DECIDE DI VOLTARE PAGINA

di Luca Liverani La buona notizia è che anche nel 2004 s'è confermata la tendenza all'abbandono della pena di morte: 58 i Paesi che la mantengono contro i 61 dell'anno prima. La cattiva è che anche nel 2004 ci sono state 5.476 persone assassinate a freddo e in maniera premeditata in forza di una legge. Non da criminali o terroristi, ma dai rispettivi governi, spesso illiberali, ma anche democratici. Comunque lo si guardi, resta un panorama tetro quello che emerge dalle 398 pagine del Rapporto 2005 sulla pena di morte nel mondo di Nessuno tocchi Caino. Pieno di ombre e illuminato da qualche luce. Come quella che arriva dal Senegal, che ha abolito a dicembre la pena di morte su proposta del presidente Abdoulaye Wade. A lui, che ne scrive la prefazione, è dedicato il volume curato da Elisabetta Zamparutti. A Wade, invitato alla presentazione a Roma del Rapporto, Pier Ferdinando Casini ha consegnato un premio. «Mi auguro che dalle scelte abolizioniste di molti Paesi africani - ha detto il presidente della Camera - venga un richiamo ai Paesi più avanzati perché riflettano sul fatto che la sacralità della vita e della persona umana non sono compatibili con la pena di morte: abolire la pena capitale non è infatti un atto di debolezza, ma una dimostrazione di forza degli Stati liberi e democratici». Per il presidente della Camera «anche i Paesi più avanzati devono riflettere sul fatto che la sacralità della vita e della persona umana non sono compatibili con la pena di morte». Che l'esempio venga da un Paese di cultura islamica «infonde fiducia sulla possibilità che tradizioni religiose diverse trovino valori fondamentali comuni». Per l'europarlamentare radicale Emma Bonino «l'abolizione o la moratoria Onu delle esecuzioni capitali non deve essere solo un elemento europeo. E' questa la forza che dobbiamo riprendere per andare avanti, che diventi una campagna dei Paesi di tutti i continenti». Bonino è ottimista: «Possiamo sperare di farcela l'anno prossimo all'assemblea generale delle Nazioni Unite». Il segretario di Nessuno tocchi Caino Sergio D'Elia ribadisce che la moratoria internazionale delle esecuzioni, in vista dell'abolizione, «resta il principale obiettivo». Potrebbe salvare migliaia di condannati, anche quelli «innominati e dimenticati dei primi Paesi boia (ossia Cina, Iran e Vietnam, ndr) e non solo quelli di cui tutti sanno e si preoccupano, cioè i detenuti nei bracci americani, ma anche quelli dimenticati nei bracci della morte di tutti i regimi autoritari, ammazzati nell'indifferenza generali». Il 98,8% del totale delle esecuzioni avviene infatti in Paesi totalitari. A fronte dei 58 Paesi che danno ancora lavoro al boia, 138 sono abolizionisti. Nel 2004, solo 25 Paesi hanno però effettuato esecuzioni, a fronte dei 30 del 2003 e dei 34 nel 2002: 5.476 dunque le esecuzioni, a fronte delle almeno 5.607 del 2003. In cima alla classifica dei Paesi in cui vige la legge del taglione ci sono appunto Cina, Iran e Vietnam in cui sono state eseguite, rispettivamente, circa 5.000 (i dati sulle esecuzioni sono segreto di stato, un deputato cinese ha parlato di 10 mila l'armo), 197 e 115 esecuzioni. I dati confermano che dove c'è la pena di morte è assente la democrazia: tra i 58 Paesi che mantengono la pena di morte, sono 14 quelli a democrazia liberale. Di questi, sono 4 quelli che nel 2004 hanno praticato la pena di morte 65 volte, pari all'1,2%. Sono le 59 esecuzioni negli Usa, 3 a Taiwan, 2 in Giappone e una India. Negli Stati Uniti si conferma la flessione in corso da alcuni anni. In due Paesi, in cui l'Occidente ha dispiegato le proprie truppe, le esecuzioni sono riprese: Afghanistan e Iraq. Nel mondo musulmano 315 esecuzioni sono state effettuate in 15 Paesi in base a una stretta applicazione della sharia. La moratoria delle esecuzioni è stata interrotta di recente dall'Autorità Palestinese, con 4 esecuzioni. In Europa l'unica pecora nera è la Bielorussia che ha giustiziato 5 detenuti.





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