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TSUNAMI, 6 MESI DOPO COM'E' DIFFICILE VIVERE

di Paola Vuolo Paiyagala (Sri Lanka) - Nella chiesa cattolica di Paiyagala, ad un'ora di macchina da Colombo, l'altare e ricoperto da un paramento rosso: accanto, appoggiate su una pietra di marmo, ci sono le statue di Sant'Antonio, della Madonna e di Gesù Bambino. "Ho visto il mare che stava per travolgerci, mi sono attaccato alla campana della chiesa, ancora la notte sogno quei momenti". Merret è il campanaro della chiesa francescana che la mattina del 26 dicembre salvò quasi tutto il villaggio dalla furia dello tsunamì con i suoi rintocchi che annunciavano la morte. E' un uomo fiero, Merrett, sta seduto davanti alla porta della sua casa di legno e parla da saggio, a nome delle diciotto famiglie che vivono a ridosso della giungla. "Abbiamo avuto un morto — dice ma potevano essere di più, certo che restiamo a vivere qui, e dove potremmo andare? Aspettiamo i soldi dal governo per costruirci case in mattoni, dovremmo avere novanta euro per sei mesi, e per chi non aveva una casa propria sono state promesse 250.000 rupie, circa diecimila euro. Stiamo qui e aspettiamo. Abbiamo intanto costruito le case in legno a trecento metri da dove inizia la vegetazione, così come prevede la legge, ma la paura che possa di nuovo tornare lo tsunamì non ci lascia mai". Paiyagala è tagliata a metà dalla ferrovia, dall'altra parte, verso il mare, ci sono le prime case in mattoni. Qui sono aiutati dalla Caritas. Questa gente che vive di pesca aspetta di riavere le barche. Lo tsunami ne ha distrutte 24.300. "Non possiamo andare via - dice Agnus - che lavoro potremmo fare altrove?". Agnus è come una matriarca, siede su una seggiola di plastica viola con un elefante stampato sullo schienale. Parla e sorride con gli occhi, come fa la gente di qui. Si aggiusta i capelli con una forcina e fa segno ai bambini di non fare chiasso. "La mia casa e tutte le altre non esistevano più. Era tutto distrutto, ho visto morire decine di persone, ma è passato, abbiamo bisogno di tornare a vivere; don Peter, il prete, ci sta aiutando. Tramite lui abbiamo avuto 15.000 rupie ma non bastano. Aspettiamo i soldi dal governo". Il vento caldo smuove le foglie dei banani, alcune ragazze trattengono i vestiti leggeri e salutano Agnus con deferenza. Li accanto degli uomini stanno riparando una delle tre barche rimaste. "Ci sono state promesse 5.000 rupie e la scheda per comprare il necessario. Quando ce le daranno?". Il governo cingalese attraversa un momento di grande incertezza, l'accordo con i Tamil ha provocato l'uscita del partito comunista dalla maggioranza e si parla di elezioni presidenziali anticipate a novembre. Ma la macchina degli aiuti internazionali va avanti. Il dipartimento della Protezione civile e le organizzazioni internazionali hanno presentato ieri a Colombo i progetti per la ricostruzione e lo sviluppo. In tutto sono oltre 52 milioni di euro, la Protezione civile gestisce 27 milioni per gli interventi nello Sri Lanka. assegna le opere di ricostruzione alle imprese che assicurano la migliore realizzazione in meno tempo possibile, nel giro di 18 mesi al massimo. E una nota polemica la inserisce Salvatore Zotta, ambasciatore italiano a Colombo (Zotta da lunedì prossimo non ricoprirà più il suo ruolo). Secondo l'ambasciatore, di ricostruzione e sviluppo dovrebbe occuparsi "chi di politica internazionale si è sempre occupato e non dei tecnici". "Lavoriamo in perfetta intesa con il ministro degli Esteri e con la Farnesina": è la replica di Vincenzo Spaziante, il vice di Guido Bertolaso. Claudio Pacifico, capo della sezione Asia della Farnesina, aggiunge: «Siamo in perfetta sinergia e aspettiamo quello che fa la Protezione civile in questa missione, l'ambasciatore Zotta ha parlato a titolo personale". "Dichiarazioni stupefacenti", il commento di Emma Bonino, rappresentante del Comitato dei garanti, che è a Colombo in delegazione insieme ad Andrea Monorchio. "Penso che il ministro degli Esteri Gianfranco Fini abbia tutti gli struinentì per reagire".





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